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Prima guerra mondiale
Le origini del conflitto

Nel 1875 i contadini cristiani delle due province ottomane della Bosnia e della Erzegovina si ribellarono contro i turchi, spalleggiati da Serbia e Montenegro (stati autonomi costituitisi nel 1856 dopo la guerra di Crimea) che vennero però sconfitte. Intervenne così la Russia, in modo da allargare la propria influenza sui Balcani: l’esercito dello zar sconfisse i turchi e fu siglata la pace di S. Stefano con la quale si creava uno stato di Bulgaria, comprendente molti territori turchi, sottoposto politicamente alla Russia. Austria – Ungheria e Inghilterra, dopo il cambiamento dello status quo, minacciarono guerra alla Russia ma si trovò una via pacifica: nel 1878 tramite il Congresso di Berlino fu negata alla Russia la Bulgaria, mentre Austria e Inghilterra, grazie anche all’impero ottomano, ricevettero rispettivamente la Bosnia – Erzegovina e Cipro. Per paura del eventuale rafforzamento russo, anche la Germania si unì all’Austria stipulando un patto difensivo nel 1879. La Francia nel 1881, per pareggiare le conquiste degli stati europei, conquistò la Tunisia nonostante l’Italia, che anch’essa aveva mire espansionistiche in Africa, cercò di ostacolarne la riuscita. Per interrompere la posizione di isolamento italiana, Depretis nell’1882, si legò al principale avversario della Francia, l’impero Tedesco (tensioni per la conquista dell’Alsazia Lorena nel 1871): nacque così la Triplice Alleanza, formata da Italia, Germania e Austria – Ungheria, patto difensivo. La Francia si tutelò firmando un patto difensivo con la Russia nel 1892, del tutto anomalo dato che univa una repubblica parlamentare a un assolutismo dispotico. La Germania si trovò così di fronte all’ipotesi della guerra da due fronti: Francia e Russia. La soluzione a questo problema fu trovata dal generale Alfred von Schlieffen: egli ipotizzò che prima che l’impero russo schierasse le sue truppe al fronte ci sarebbe stato un intervallo di tempo, causato dall’inefficienza delle ferrovie, che la Germania avrebbe dovuto sfruttare per conquistare la Francia, tramite una mossa inattesa; i francesi, secondo il generale, avrebbero cercato di conquistare l’Alsazia Lorena, la quale sarebbe stata difesa, al pari del fronte russo, da contingenti piccoli con funzione difensiva: il grosso dell’esercito, avrebbe dovuto puntare Parigi dopo aver attraversato il Belgio, neutrale. Dopo la sconfitta dei francesi grazie all’efficiente sistema ferroviario l’esercito sarebbe stato concentrato sul fronte russo. Il previsto attraversamento del Belgio avrebbe portato la sicura reazione della Gran Bretagna: era perciò necessario mantenere buoni rapporti con essa, proseguendo la linea adottata da Bismarck a Berlino nel 1878. Viceversa l’imperatore Guglielmo II adottò una politica ostile nei confronti inglesi, aumentando la flotta di navi da guerra velocemente dal 1898: gli inglesi risposero nel 1906 con le corrazzate Dreadnoughts. L’Inghilterra, che ormai considerava i tedeschi i nemici più pericolosi, strinse un patto, appianando i problemi delle zone di influenza africane, con la Francia nel 1904, l’Entente cordiale, l’intesa cordiale; allo stesso modo si raggiunse un accordo con la Russa per chiudere i contrasti per la Persia, l’Afghanistan e altri territori contesi dai due imperi. L’aumento della flotta tedesca, che sembrò una decisione suicida, non trovò d’accordo la grande borghesia tedesca e non si può quindi spiegare in questo modo: grandi industriali come Rathenau, capo del AEG, si dichiararono contrari; alla base di questa scelta ci furono più motivi di potenza e prestigio, alla pari dell’imperialismo che, come sostenne il Ministro per la Marina Alfred von Tirpitz grazie anche all’appoggio dell’opinione pubblica dovuto a una massiccia e martellante propaganda, dovevano dissuadere la Gran Bretagna dalla tentazione di intervenire contro i tedeschi. Ad aumentare le tensioni europee vi era la cosiddetta “polveriera balcanica”: la Serbia, indipendente dal congresso di Berlino, desiderava unificare tutti i popoli jugoslavi che si trovavano sotto la dominazione Austriaca. Nel 1902 inoltre Francia e Italia trovarono un accordo per spartirsi le colonie Africane: dopo la conquista nel 1911 del Marocco da parte francese, gli italiani furono autorizzati a annettere la Libia ottomana; ne segui un conflitto italo turco tra il 1911-12: l’impero turco fu anche attaccato da Serbia, Grecia, Montenegro e Bulgaria e fu costretto a cedere parte della Macedonia: Austria e Italia negarono l’accesso al mare alla Serbia e istituirono il regno di Albania che si frappose tra Adriatico e Serbia. Così nel 1913 i rapporti tra Serbia e Austria divennero ancora più tesi.

La dinamica del conflitto.

Il 28 Giugno 1914 a Sarejevo, capoluogo della Bosnia – Erzegovina, un terrorista nazionalista serbo diciannovenne appartenente alla “Giovane Bosnia”, Gavrilo Princip, uccise l’arciduca erede al trono austro-ungarico, Francesco Ferdinando d’Asburgo. Quella data rievocava la sconfitta subita in Kosovo nel 1389 da cui ebbe inizio la dominazione ottomana: d’ora in avanti sarebbe stata ricordata come la prima data del risorgimento serbo. È possibile, in quanto l’organizzazione di Princip aveva legami ampi, che molti componenti dell’apparato militare e amministrativo serbo fossero a conoscenza dell’attentato. Comunque il governo austriaco attribuì la responsabilità allo stato serbo a causa del suo atteggiamento anti austriaco e nazionalista. Dopo aver avuto la conferma il 5 luglio 1914 della collaborazione tedesca, credendo un eventuale guerra terminabile vittoriosamente in poche settimane, il governo austriaco impose un pesante ultimatum in 23 luglio con il quale imponeva il licenziamento di ufficiali e funzionari anti austriaci e l’istituzione di una commissione d’indagine sull’omicidio composta anche da austriaci. Quest’ultimo punto non fu accettato e si arrivò alla dichiarazione di guerra il 28 luglio. Dopo che le truppe russe furono schierate al confine, l’Austria inviò un ultimatum anche allo zar il 31 luglio che, rifiutato, portò all’entrata in guerra con la Russia il 1 Agosto e con la Francia. Il 4 Agosto anche la Gran Bretagna dichiarò guerra all’Austria dopo che questa intimò al Belgio (il 2 Agosto) di far passare le proprie truppe. Poco dopo (23 Agosto) anche il Giappone entrò in conflitto con la Germina e solo il 1 novembre la Turchia attaccò l’intesa. L’invasione del Belgio si dimostrò cruenta e dura: l’intera città di Lovanio fu devastata e saccheggiata a fine agosto. Dopo un mese di scontri le truppe tedesche, nonostante la vittoria a Tannenberg contro i Russi, erano stremati, sia sul fronte francese, soprattutto in Alsazia, che su quello Russo. L’attacco a Parigi sfumò, sebbene fossero arrivati a 40 km dalla capitale, dopo che francesi e inglesi contrattaccarono sul fiume Marna. Fallita anche la conquista dei porti sulla Manica, la guerra divenne di posizione, e stazionò sul fronte occidentale (765 km). Per 4 anni la linea del fronte in Francia non subì cambiamenti: ciò era causato dalle armi moderne a disposizione dei due schieramenti. Cannoni di grosso calibro, nuovi fucili, mitragliatrici (inventate dall’americano Maxims nel 1889), filo spinato (anch’esso americano) e il gas, sperimentato dai tedeschi il 22 aprile 1915 nei pressi della città belga di Ypres (da cui il nome): ben presto si capì che esso era poco affidabile. Le due battaglie più lunghe e sanguinose furono quella nei pressi delle fortificazioni della città di Verdun dove i tedeschi furono respinti dai Francesi con enormi perdite e quella di Somme dove gli inglesi, con i nuovi tanks e lanciafiamme, attaccarono i tedeschi venendo però respinti e decimati. Poiché la capacità difensiva di ogni esercito era di molto superiore a quella offensiva ci si rese conto che avrebbe vinto chi sarebbe stato capace di reggere a tempo indeterminato i costi materiali del conflitto: era una guerra di logoramento. Anche l’Inghilterra dovette far ricorso alla leva obbligatoria. Dall’estate del 1914 la marina britannica operò un rigido blocco navale per paralizzare il commercio tedesco: l’economia tedesca fu così riorganizzata su spinta di Rathenau; il modello liberista terminò e lo stato, pur non mettendo in discussione la proprietà privata, si pose ad arbitro della dinamica economica. I tedeschi cercarono invano di forzare il blocco navale tramite l’utilizzo di sottomarini che si rivelarono però inefficaci. Sul fronte russo la situazione era critica: Varsavia fu conquistata nel 1915 e all’inizio del 1917 l’esercito russo si era sgretolato; crollò la zar e la rivoluzione comunista, guidata da Lenin, portò alla pace di Brest Litovsk il 3 marzo 1918 che avrebbe comportato pesanti amputazioni del territorio russo. Questo successo fu vanificato dall’ingresso degli Stati Uniti il 6 aprile 1917: si instaurò una corsa contro il tempo che avrebbe portato alla vittoria tedesca nel caso in cui Francia e Inghilterra fossero state sconfitte prima dell’arrivo delle truppe alleate. L’isolazionismo americano fu rotto dal presidente Woodrow Wilson quando enunciò in 14 punti gli obbiettivi politici che l’America si proponeva di ottenere dalla vittoria. Wilson presentava gli USA come garanti della libertà di navigazione sui mari (dopo l’affondamento di un transatlantico il Lusitana il 7 maggio del 1915 dove morirono 1198 persone di cui 128 americane). Inoltre ribadì il principio di nazionalità come soluzione dei problemi europei: ciò avrebbe portato alla restituzione dell’Alsazia alla Francia, alla creazione di uno stato polacco indipendente e alla dissoluzione dell’impero Asburgico. Lasciando alla Russa l’opportunità per determinarsi politicamente, propose anche una Società Generale delle Nazioni che avrebbe garantito l’indipendenza di ogni Stato (a cui peraltro l’America non partecipò). Il 21 marzo 1918 l’esercito tedesco iniziò la grande offensiva sul fronte occidentale: i tedeschi travolsero le forze nemiche e si portarono a pochi km da Parigi ma, grazie anche all’uso di aeroplani e tank, inglesi francesi e americani respinsero i tedeschi. In seguito a numerosi ammutinamenti e rivolte fu firmato l’11 novembre l’armistizio. 10 milioni furono i morti seguiti da altri 20 milioni per una micidiale epidemia d’influenza chiamata spagnola.

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