Giorgjo di Giorgjo
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1915

All’inizio dell’anno viene affondata la Lusitania, transatlantico inglese che si dirige in America. L’Italia, che fino ad allora era rimasta neutrale, venne richiesta sia dall’alleanza che dall’intesa. L’Austria e la Germania, che erano alleate nella triplice alleanza con l’Italia, non avvertirono questa dalle decisioni prese in guerra; l’Italia ricevette quindi uno “schiaffo”. Siccome la triplice alleanza sussisteva solo a scopo difensivo ed era stata l’Austria ad attaccare la Serbia, l’Italia decise di rimanere neutrale. L’opinione pubblica si divise in neutralisti, che non volevano la guerra, ed interventisti, che volevano intervenire in guerra. I neutralisti, appoggiati da Papa Benedetto XV (non per questioni religiose ma politiche in quanto avrebbe dovuto combattere contro Austria o Francia, entrambe cattoliche), erano costituiti da: in maggioranza socialisti, con a capo Benito Mussolini, che ritenevano la guerra una questione borghese; Giolitti, che riteneva l’Italia non in grado di competere con le grandi potenze ed inoltre pensava che la pace era la migliore opzione in quanto si sarebbero potute ottenere comunque le terre irridenti (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Ampezzo e Conca di Tarvisio) facendo da creditori alle altre nazioni impegnate in guerra fornendo i materiali che gli occorrevano; e la maggioranza del parlamento. Gli interventisti erano costituiti da: nazionalisti, con a capo D’Annunzio, che ritenevano che l’Italia doveva essere come le altre grandi potenze; i futuristi, rappresentati dal manifesto di Marinetti; alcune frange del partito socialista; social-democratici (che reputavano la guerra una possibile IV guerra di indipendenza con la quale ottenere le terre irridenti); radicali; e infine irredentisti. Il re Vittorio Emanuele III, Sonnino, presidente del consiglio, e Salandra, ministro dell’interno, cominciano ad intrattenere trattative con intesa ed alleanza per la “migliore offerta”. L’intesa corteggia l’Italia per l’apertura di un nuovo fronte: l’Italia richiede dei territori come il Friuli, che era in possesso dell’Austria, e che l’Intesa avrebbe potuto dare solo in caso di vittoria. Guglielmo II, una volta giunta la notizia, propone all’Austria di donare i suddetti territori all’Italia in modo da convincerla ad entrare in guerra a fianco dell’alleanza ma Cecco (Francesco Giuseppe) rifiuta. Mussolini, inizialmente neutralista, dopo un viaggio a Londra, viene finanziato da questa per favorire l’Italia ad entrare in guerra: da socialista diviene radicalista e viene quindi cacciato dal partito socialista e dal giornale del partito, l’Avanti. A questo punto viene firmato in gran segreto, col solo avallo del re, il patto di Londra. Non venne neanche avvertito il parlamento. Il patto viene firmato nella capitale inglese il 26 aprile del 1915 da Salandra e Sonnino, e sarebbe stato pubblicato solo nel 1917: prevedeva l’apertura, entro un mese, del terzo fronte a favore dell’Intesa. Viene pubblicato poi alla fine del 1917 dai bolscevichi dopo la rivoluzione russa, insieme ad altri patti diplomatici segreti. Subito dopo il patto il re presenta alle camere la possibilità di entrare in guerra, ma queste votano no. Salandra si dimette pur di salvare la faccia all’istituzione monarchica, mentre il re scioglie le camere (era autorizzato a farlo in “caso di pericolo”). Le camere sono quindi obbligate ad acconsentire l’entrata in guerra. L’esercito viene guidato da Luigi Cadorna, tutt’altro che un tattico brillante: le quattro battaglie dell’Isonzo sono un disastro. L’Austria, nel frattempo, organizza una spedizione punitiva nei confronti dell’Italia.

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