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-La Grande Guerra-

Il 1914 è l’anno di inizio della Prima Guerra Mondiale, alla quale parteciperanno tutti i più potenti stati al mondo.
Dal 1914 al 1918 sono in 70 milioni a partecipare alla guerra; all’incirca sono 10 i milioni di persone a morire in battaglia o per le ferite riportate, mentre sono 30 milioni circa i feriti.
L’Occidente ha una cultura bellica, dalla Bibbia ad Omero vi sono letture che parlano con ammirazione di battaglie e massacri.
Esistono poi imperativi nazional-patriottici, come la difesa della patria, l’onore della nazione, l’obbligo di sacrificarsi per la nazione, muovo l’uomo in guerra.

-Le Prime Fasi della Guerra (1914-15)-

La Guerra che scoppia nell’agosto 1914 pone le potenze dell’Intesa (Francia, Regno Unito e Russia, alleate della Serbia) contro gli Imperi Centrali (Germania, Austria-Ungheria ed Impero Ottomano).

Ad ovest l’esercito tedesco occupa il Belgio, paese neutrale, per attaccare la Francia; l’offensiva sembra promettente tant’è che le truppe giungono fino a Parigi, ma poi la controffensiva francese blocca i tedeschi e li costringe ad una parziale ritirata.

Sul fronte orientale, i Russi tentano di sfondare le linee tedesche, ma i tedeschi bloccano l’offensiva russa.

Nell’autunno del 1914 l’ipotesi di una guerra rapida viene sostituita da una guerra di trincea, con i fronti stabilizzati per lunghissimi periodi di tempo.

-L’Italia dalla Neutralità all’Intervento (1914-15)-

Il Governo Italiano, presieduto da Salandra, opta inizialmente per la neutralità.
La ragione ufficiale è che la Triplice Alleanza ha un carattere difensivo e non offensivo.
Inoltre, il governo italiano non era stato preventivamente informato dall’Impero Austro-Ungarico in merito all’ultimatum alla Serbia e quindi non si sente obbligato ad intervenire.
I motivi reali, però, sono altri: il governo non è sicuro di poter ottenere le ‘terre irredente’ (Treno e Trieste, per completare l’unificazione) dall’Austria-Ungheria come compenso per l’ingresso in guerra.
Inoltre il governo ritiene che l’esercito non sia pronto.
In terzo luogo, la conformazione particolare dell’Italia la esporrebbe immediatamente agli attacchi della Marina Britannica, poiché le difese marittime e costiere erano considerate insufficienti a fronteggiare attacchi dagli inglesi.

Per questi motivi il governo Salandra decide per la neutralità e gli alleati tedeschi e austro-ungarici si sentono traditi da questa decisione.
Tra i favorevoli ad una posizione di neutralità vi sono molti liberali, come Giolitti, o i Socialisti, tra i quali vi era Benito Mussolini, che però si mostrò interventista e venne cacciato.

Fra i neutralisti troviamo anche il mondo cattolico.

Tra gli interventisti troviamo i Democratici, che volevano difendere i valori della democrazia contro le politiche autoritarie degli Imperi Centrali e anche per riscattare le terre irredente.
Vi sono anche degli interventisti rivoluzionari, ex sindacalisti o socialisti od anarchici.
Vi sono anche dei Liberali, ostili nei confronti di Giolitti.
Vi sono anche i Nazionalisti.

L’orientamento del governo e la propaganda interventista fanno intendere che, nonostante tutto, l’intervento in guerra dell’Italia è ormai prossimo.
Salandra e il Ministro degli Esteri avviano trattative segrete con i diplomatici di entrambi gli schieramenti, in modo da vedere da chi si può ricavare di più in caso di un ingresso in guerra.
La Triplice Intesa offre di più dell’Alleanza, allora l’Italia sigla un accordo segreto a Londra nella primavera del 1915, il Patto di Londra.

L’Italia, dunque, dovrebbe entrare a fianco della Gran Bretagna, Francia e Russia in guerra.
Il Parlamento però vuole mantenere l’Italia neutrale, allora Salandra, ancora prima della votazione del parlamento, da le dimissioni, per poi cercare di ottenere dal Re una delega di pieni poteri, in modo da poter far guerra senza il voto del parlamento.

Il 23 Maggio 1915 l’Italia dichiara ufficialmente guerra all’Austria-Ungheria ed il comando dell’esercito è affidato al generale Cadorna.

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