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Prima Guerra Mondiale - l'ingresso nel conflitto

L’Italia non entra in guerra subito ma a partire dall’assassino dell’arciduca Francesco Ferdinando il 28 luglio 1914 a Sarajevo; il giorno dopo arriva l’ultimatum dell’Austria alla Serbia con la conseguente difesa della Russia all’esercito serbo e le minacce della Russia alla Germania nel caso in cui fosse entrata in guerra con l’Austria. I francesi cercavano di recuperare i territori persi per riprendere il proprio dominio sull’Europa occidentale. Il sistema di alleanze trascinerà nel giro di pochi mesi nel conflitto gran parte delle potenze internazionali. Anche La Turchia entrerà in guerra con i gli imperi centrali (Austria e Germania) per vendicarsi con la Russia e recuperare i territori persi con la prima e la seconda guerra balcanica.

La Prima fase del conflitto nasce nell’ottimismo infatti i tedeschi credevano nella guerra-lampo, cioè che nel giro di pochi mesi il conflitto finisse.
I tedeschi, visto che i francesi si aspettavano un attacco nella zona centrale del loro territorio (Alsazia e Lorena), aggirarono le difese francesi e invasero il Belgio (che si era dichiarato neutrale) per avvicinarsi a Parigi, ma l’azione tedesca non rispettava la neutralità del Belgio e questo portò in guerra anche l’Inghilterra. L’attacco tedesco viene dunque bloccato con la Battaglia della Marna dagli inglesi. Successivamente, solo nel 1917, gli americani entreranno in guerra contro i tedeschi per la guerra sottomarina portata avanti da questi ultimi che affondavano con i sottomarini anche navi mercantili americane.
Sul fronte orientale i russi avanzano, ma vengono sconfitti nella Battaglia di Tanemberg e dei laghi Masuri tra l’agosto e il settembre del 1914 dai tedeschi .
Dopo i primi mesi la guerra diventa guerra di trincea, quindi una guerra in cui è predominante l’aspetto organizzativo e che causa il cambiamento radicale del modo di vivere della società. In altre parole ci saranno delle vere e proprie battaglie di dissanguamento per cui gente più o meno preparata veniva lanciata fuori dalle trincee; un gioco al massacro abbastanza triste che porterà la morte di molte persone. Infatti la Prima guerra mondiale viene ricordata per la crescita esponenziale delle armi e il numero delle vittime che furono in totale 8.536.000.
Gli effetti collaterali della guerra, oltre le numerose vittime, furono la distruzione delle terre coltivate e degli apparati produttivi, anche se si verificò un accrescimento dei ritmi produttivi; le industrie vengono spinte al massimo per produrre armi e viveri in maniera sempre più difficoltosa per la carenza delle materie prime.
Un’altra trasformazione sociale riguarda il fronte femminile, infatti le donne iniziano a lavorare nelle fabbriche, cosa che fino a quel momento era compito strettamente maschile; iniziano a svolgere incarichi di rilievo nel mondo lavorativo e contemporaneamente devono tenere in piedi la famiglia quindi lavorare anche nei campi.
A colpire sull’opinione pubblica del tempo, al di là del nazionalismo, fu la reazione del più grande movimento socialista del mondo, l’SPD (“espedè”, il Partito Social Democratico tedesco), che quando si trattò di votare nel 1913, votò a favore dei crediti di guerra per consolidare la tripartizione finanziaria al conflitto. La decisione dell’SPD scatenò la reazione di molti partiti socialisti che tra l’ideologia internazionalista e l’ideologia della patria scelsero la seconda, non rispettando quindi le idee professate.
In Francia ci fu un acceso dibattito tra i rappresentanti di Guesde, che con un’azione meno drastica volevano il conflitto, e i socialisti con a capo Joureè, che nel nome di un socialismo umanitario non volevano il conflitto. Anche l’Italia era divisa tra riformisti, che ripudiavano il conflitto perché volevano rispettare la Triplice Alleanza e socialisti rivoluzionari, che volevano la guerra; questi ultimi capeggiati da Benito Mussolini. L’Italia doveva prendere una decisione importante, infatti doveva decidere se non entrare in guerra o se partecipare al conflitto e se si con quale schieramento se con l’intesa o se con gli imperi centrali.
Il 24 maggio del 1915 l’Italia entra in guerra con gli ex alleati della Triplice Alleanza con la speranza di ottenere Trieste la Dalmazia, il Trentino e parte del Tirolo meridionale a cui bisognava aggiungere il protettorato dell’Albania e maggiori margini di colonizzazione in Africa. Gli austriaci organizzarono allora una spedizione punitiva nei confronti dell’Italia, cercano di sfondare l’altopiano di Asiago portando anche sul versante italiano la sanguinosa guerra di trincea che si concluderà solo nel 1917.
Si erano formati due fronti per discutere sul possibile intervento italiano gli interventisti e i neutralisti.

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