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Prima guerra mondiale - riassunto 2° parte

Nell’estate del 1914, in tutti gli stati dell’Europa lo scoppio delle ostilità venne accolto con euforia e con un eccezionale trasporto emotivo. Alla base di tali atteggiamenti vi era la convinzione che la guerra sarebbe finita in breve tempo con la vittoria. Possiamo poi incontrare atteggiamenti più profondi che anticiperanno molti degli orientamenti assunti a guerra finita da movimenti totalitari di massa come il fascismo italiano ed il nazionalsocialismo tedesco.
Inoltre, i partiti socialisti dei vari paesi appoggiarono la scelta dei rispettivi governi quando questi presero la drammatica decisione di entrare in conflitto. Negli anni precedenti il 1914, a più riprese, la seconda Internazionale aveva solennemente proclamato che i lavoratori avrebbero osteggiato con ogni mezzo lo scoppio di una grande guerra europea. I governi avevano preso sul serio le minacce dei socialisti ed in alcuni casi avevano preparato misure per imprigionare, in caos di conflitto, dirigenti politici e sindacali ostili alla guerra.

Però, nell’agosto 1914, in nessun paese fu necessario ricorrere a misure poliziesche, perché i socialisti appoggiarono le misure messe in atto dal proprio Stato per entrare in guerra. Solo piccoli gruppi minoritari, in Germania ed in Russia, si opposero al conflitto. Il principio marxista secondo cui la solidarietà dei proletari era internazionale fu abbandonato e la grande maggioranza dei socialisti accettò di identificarsi con la difesa della patria.
Nei fatti i soldati, alcuni dei quali dotati di buoni studi e ritenendo perciò che la morte per la patria fosse qualcosa di glorioso e di eroico, si trovarono di fronte ad una morte industriale, di massa cha arrivava in modo anonimo da lontano. Morire a causa di una granata o avvelenati dal gas non aveva nulla di eroico o di dignitoso: i soldati furono sottoposti ad una prova formidabile che modificò profondamente la loro personalità e la loro mentalità.
La realtà sociale riapparve in tutte le laceranti divisioni non appena la guerra si rivelò non una rapida ed eroica campagna ma un micidiale meccanismo capace di schiacciare in modo industriale milioni di individui e di vite.

Nel 1914 tra le due idee-forza che avevano caratterizzato l’Ottocento, la Nazione e la classe, la prima prese di gran lunga il sopravvento sulla seconda.
Sebbene la società moderna fosse sempre più complessa, diversificata e lacerata in gruppi sociali differenti, con il progredire dell’industrializzazione, per un momento, per una sorta di miracolo emotivo, sembrarono irrilevanti le distinzioni politiche valide fino al conflitto e divenne fondamentale il senso della comunità nazionale e del “comune destino”. Le differenze reali non furono affatto abolite ma solo trascese dall’entusiasmo patriottico e da una sorta di spiritualità nazionale.

Dietro il principio della “fine dei partiti” fa capolino il principio del Fuhrer.
Le battaglie di Verdun e della Somme (1916) sono le più lunghe e sanguinose dell’intero conflitto. Consistono nell’offensiva tedesca contro le fortificazioni intorno alla città di Verdun e nell’attacco condotto dagli inglesi nella valle del fiume Somme contro gli alleati franco-inglesi. In tutto ciò si coglie la dimensione gigantesca assunta dal conflitto.
1. 21 febbraio 1916 presso Verdun: 850 cannoni pesanti tedeschi per nove ore sparano sulle fortificazioni nemiche e preparano l’assalto di 140.000 soldati. Nonostante ciò le difese francesi con difficoltà riuscirono a respingere l’attacco ed i tedeschi subirono, nel corso di tutta l’operazione, pesanti perdite.
2. Tra il 24 giugno ed 1 luglio 1916 le truppe inglesi prepararono l’offensiva sulla Somme, che sarebbe durata 4 mesi. L’offensiva inglese si risolse in un disastro già dall’inizio.
Le due grandi battaglie del 1916 videro, inoltre, la comparsa di nuovi ulteriori strumenti di combattimento: a Verdun i tedeschi utilizzarono il lanciafiamme; nella valle della Somme comparvero i primi 49 carri armati, inventati dagli inglesi, ma ancora non decisivi perche fragili e non numerosi. In queste due grandi battaglie morirono quasi 1 milione di soldati senza che alcun mutamento strategico complessivo si verificasse.

La guerra di logoramento
All’inizio nessuno dei contendenti aveva previsto che la guerra sarebbe stata così esigente e così costosa. In particolare, nel 1914 nessuna economia era a tal punto organizzata da sostenere un conflitto di lunga durata.

Già dopo i primi mesi di guerra era caduta la prospettiva di una rapida soluzione del conflitto. Divenne sempre più chiaro che solo chi fosse stato in grado di reggere per maggiore tempo le sofferenze ed i costi materiali del conflitto avrebbe vinto.
La guerra divenne ben presto guerra di logoramento che si caratterizzò per vedere contrapposti non solo due eserciti ma soprattutto due apparati produttivi e due sistemi sociali impegnati a garantire risorse umane e materiali per continuare a combattere.
La 1^ guerra mondiale fu uno spaventoso conflitto di massa, una “grande guerra”, che portò al fronte una quantità di soldati impensabile nelle epoche del passato.
In particolare, poi, Inghilterra e Francia fecero un abbondante ricorso a truppe provenienti dai propri territori coloniali: africani, marocchini, indiani, canadesi australiani, neozelandesi furono inviati sul fronte occidentale.

Piano economico.
Il protrarsi della guerra provocò una rivoluzione nella gestione delle risorse e nella produzione.
Estate 1914, la marina militare britannica istituì un blocco navale per bloccare il commercio di importazione tedesco: si voleva impedire l’arrivo nei porti tedeschi sul mare del nord e sul mar Baltico della materie prime per la produzione bellica.
Il primo a rendersi conto della necessità di procedere alla totale riorganizzazione dell’economia tedesca, al fine di renderla efficiente ed in grado di sostenere lo sforzo bellico, fu Walther Rathenau. Questi, già nell’agosto 1914 sollecitò l’istituzione di un ministero per le materie prime finalizzato a requisire e a distribuire in modo programmato dall’alto le scorte di materie disponibili in Germania.

L’esperimento condotto da Rathenau è fondamentale: egli introdusse una rigorosa pianificazione in tutti i settori ed ambiti vitali dell’economia nazionale decretando la fine del modello liberista e ponendo lo Stato ad arbitro supremo della dinamica economica (non più dunque regolato dal mercato e dalle leggi della domanda e dell’offerta) ed anticipando numerosi sviluppi sociali del ‘900.

Battaglia dello Jutland e guerra sottomarina
Nel giugno 1916, la grande flotta da guerra tedesca si scontrò con quella britannica al largo delle coste dello Jutland. Pur avendo perso gli inglesi tre corazzate e tre incrociatori, i tedeschi non riuscirono a forzare il blocco e le loro navi da battaglia rientrarono nei porti. Contro la marina inglese, rimasta padrona dei mari, e contro i rifornimenti marittimi all’Inghilterra, la Germania mise in atto, allora, la più efficace risposta tedesca al blocco navale britannico: la guerra sottomarina. Infatti, i sommergibili tedeschi procedettero al siluramento di tutte le navi che si dirigevano in Inghilterra, cariche di derrate alimentari e di materie prime. A causa di tali attacchi ai rifornimenti, l’Inghilterra, nella primavera del 1917, passò il momento più critico di tutta la guerra: la mancanza di materie prime, in particolare, mise quasi in ghinocchio la produzione bellica insulare.
La situazione migliorò quando venne adottato il sistema dei convogli permettendo, perciò, alle navi mercantili di attraversare l’Atlantico in gruppo e protette dalla marina da guerra: tali accorgimenti portarono a quel fallimento dell’offensiva sottomarina che può esser considerato una delle cause principali della sconfitta tedesca. Mentre gli inglesi, nel volger della guerra, riuscirono a render sempre più oneroso per i tedeschi continuare le ostilità, quest’ultimi non riuscirono a colpire in modo altrettanto pesante i britannici.

La 1^ guerra mondiale fu una guerra totale in cui non si diede più differenza tra civili e militari: la distruzione dell’apparato produttivo del nemico diventò importante come e anche di più di una vittoria sul campo militare.

Il crollo della russia e l’intervento degli Stati Uniti.
Nell’Europa dell’est la guerra assunse fisionomia diversa da quella che caratterizzava il fronte occidentale. L’esercito russo era stato per un certo tempo in grado di tener testa a quello austriaco ma si era dimostrato debole nello scontro con i tedeschi. Dopo iniziali sconfitte, l’avanzata germanica sul fronte orientale era risultata inarrestabile.
Agosto 1915- Varsavia venne occupata.
Inizio del 1917: l’esercito zarista cominciò a sgretolarsi: la Germania, nell’Europa dell’est, aveva di fatto vinto la guerra.
15 marzo 1917: la drammatica situazione provocò la caduta dello zar.
6 novembre 1917: presa del potere dei rivoltosi e dei comunisti guidati da Vladimir Lenin (1870-1924).
3 marzo 1918: il nuovo governo comunista firmò con i tedeschi la pace di Brest-Litovsk, trattato oneroso per la Russia con, in particolare, pesantissime amputazioni al suo territorio prebellico.
Lenin accettò le umilianti condizioni poste dai tedeschi poiché era consapevole che i russi erano stanchi di combattere e volevano uscire dal conflitto ed aveva come problema principale di giungere alla pace per rafforzare il proprio potere all’interno del paese.
Germania – per la Germania la sconfitta della Russia significò la fine della guerra su due fronti e quindi la possibilità di rovesciare tutta la propria forza bellica ad occidente.
6 aprile 1917 – le ipotesi precedentemente esposte vennero vanificate dall’entrata in guerra degli Stati Uniti contro l’impero tedesco.

1918
L’ultimo anno di guerra ebbe i connotati di una corsa contro il tempo: la Germania avrebbe vinto la guerra solo se fosse riuscita a sconfiggere Francia ed Inghilterra prima dell’arrivo in massa delle truppe americane.
Sui mari la guerra era già stata perduta dai tedeschi: i sommergibili, infatti, non erano in grado di bloccare il flusso ed il trasferimenti di mezzi e dell’esercito americano in Gran Bretagna a causa sia della messa in atto, da parte delle autorità marittime inglesi, del sistema dei convogli sia della elevatissima produttività dei cantieri americani. Le navi varate con procedure straordinarie dai sedici cantieri d’oltreoceano erano molto superiori alla capacità distruttiva dei sommergibili.

L’intervento americano
Il presidente Thomas Woodrow Wilson(1856-1924) fece uscire gli USA dal loro isolazionismo. L’8 gennaio 1918, in un messaggio al Congresso pronunciò in 14 punti gli obiettivi che avrebbero dovuto essere perseguiti a seguito della vittoria.
1. Wilson presentava gli USA come i garanti della libera navigazione sui mari; la guerra sottomarina tedesca all’opposto aveva colpito indiscriminatamente sia le imbarcazioni inglesi sia i mercantili ed i piroscafi dei paesi neutrali.
2. Wilson poneva, poi, il principio di nazionalità come criterio per risolvere i principali problemi politici europei: questo avrebbe comportato la restituzione dell’Alsazia-Lorena alla Francia, la nascita di uno Stato polacco indipendente, la dissoluzione dell’impero Austro-Ungarico.
3. Wilson era, poi, consapevole che i lavoratori di tutto il mondo guardavano con simpatia al nuovo regime comunista russo e, dunque, si mostrò nei 14 punti estremamente conciliante affermando che alla Russia dovesse essere lasciata “l’occasione opportuna di fissare, senza ostacoli, in piena indipendenza, il suo sviluppo politico e nazionale”.
4. inoltre, Wilson proponeva l’istituzione di una società delle nazioni, un organismo internazionale finalizzato a garantire in futuro l’indipendenza politica e territoriale di tutti gli stati.
I 14 punti di Wilson segnarono una svolta nel comportamento degli USA infatti, fino al 1917, non erano mai intervenuti attivamente nelle vicende politiche e militari europee ed avevano assunto un atteggiamento definito “isolazionismo”.

La 1° guerra mondiale fu vinta da francesi ed inglesi solo con l’aiuto americano anche se questo intervento non significò ancora il declino della centralità politica dell’Europa e tanto meno una sua dipendenza militare post-bellica dagli USA. Solo dopo il 1945 gli USA avrebbero assunto in Europa un peso preponderante in contrapposizione alla Russia sovietica, l’altro grande Stato che, alla fine del conflitto, si ritirò dalla scena internazionale a causa dei colossali problemi economici e sociali che dovette affrontare dopo la rivoluzione comunista.

Gli ultimi anni di guerra
15 marzo 1917 – abdicazione dello zar;
06 aprile 1917 – intervento degli Stati Uniti;
02 gennaio 1918 – esposizione dei 14 punti di Wilson;
03 marzo 1918 – trattato di pace di Brest-Litovsk tra impero tedesco e governo comunista riusso;
03 novembre 1918 – resa dell’Austria-Ungheria;
11 novembre 1918 – resa della Germania.

La fine del conflitto
21 marzo 1918 – l’esercito tedesco iniziò una grande offensiva che avrebbe dovuto sfondare il fronte occidentale.
L’attacco ebbe una tale virulenza che i tedeschi arrivarono, una seconda volta, sulla Marna e a minacciare Parigi, come nel 1914. L’offensiva proseguì per 4 mesi ma non ebbe successo. Inglesi, francesi ed americani fecero largo uso di aeroplani e carri armati, utilizzati a centinai sui diversi fronti. I tedeschi furono respinti.
Nel settembre 1918 il comando tedesco era consapevole che la Germania non era più in grado di resistere all’attacco nemico, però non voleva accettare una resa senza condizioni.
Novembre 1918: la situazione precipitò. I primi sintomi si ebbero nella base navale di Kiel, sul mar baltico dove 3.000 marinai della flotta da guerra si ammutinarono il 3 novembre, il giorno stesso in cui l’impero austro-ungarico si era arreso. Ai rivoltosi, nei giorni seguenti, si unirono i soldati della guarnigione di Kiel ed i marinai di Lubecca ed Amburgo. Le rivolte popolari di Monaco (7 novembre) e di Berlino (9 novembre) provocarono l’abdicazione e la fuga in Olanda del kaiser Guglielmo II e la proclamazione della Repubblica.
11 novembre 1918: i delegati tedeschi firmano l’armistizio.

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