maryP di maryP
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Crisi dell'equilibrio nella Prima Guerra Mondiale

L’assassinio di Sarajevo e il crollo degli equilibri internazionali
Il 28 giugno 1914, Garvilo Princip, assassinò l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono asburgico, e la moglie a Sarajevo (capitale della Bosnia-Erzigovina). Questa può essere un casus belli, che creò una reazione a catena di atti e decisioni che portarono al conflitto. Le cause effettive riguardano le scelte politiche ed economiche dei vari stati europei nei 30 anni precedenti. C’erano tre blocchi principali:
1. Germania insieme a Russia, Italia e Austria
2. la Francia isolata
3. la Gran Bretagna neutrale
Questa stabilità, chiamata concerto delle potenze, stabilita tra gli stati iniziò a dissolversi con la caduta di Bismarck, nel 1890, che fu costretto a dimettersi dal nuovo kaiser Guglielmo II.
Nazionalismo tedesco, programma pangermanista e “guerra rigeneratrice”.
La Germania entrò in collisione con l’Inghilterra, a causa della nuova politica espansionistica dettata da Guglielmo II, che prevedeva una corsa alle colonie. Nel continente africano i tedeschi estesero i loro possedimenti al Camerun, Togo e Tanganica, ostacolando il progetto inglese di collegare le colonie dal Capo al Cairo, cioè dal Sudafrica all’Egitto. Il contrasto aumentò quando l’imperatore volle assecondare le spinte nazionalistiche dell’opinione pubblica, promuovendo il “progetto della grande Germania”: voleva includere tutti i territori europei abitati dai tedeschi sotto un'unica grande nazione. I vari consensi portarono alla promozione di una politica pargemarnista, che voleva l’unificazione di tutti i popoli tedeschi grazie a una guerra rigeneratrice, che avrebbe stabilito un nuovo ordine europeo. Fu accettata da forze sia conservatrici sia liberali, ma anche fuori dalla Germania. La guerra era vista come un’occasione per sfogare i conflitti sociali e si crearono condizioni per una politica autoritaria e repressiva.
Europa delle nazioni e imperi multinazionali:la lunga crisi Balcanica
L’equilibrio europeo era messo in pericolo anche dalla fragilità dell’assetto Balcanico, dove c’era una lotta per l’indipendenza dei croati e degli sloveni, insieme alle spinte indipendentiste dei cechi e ungheresi, che creavano problemi all’Austria. Infatti la Serbia nel 1882, diede vita alla lega formata da Bulgaria, Grecia e Montenegro, e dichiarò guerra alla Turchia (1°guerra Balcanica). Vinse la lega, che con la pace di Londra del 1913, ricevette la Macedonia, riducendo l’impero ottomano alla sola Tracia orientale. Dietro i paesi Balcani c’erano interessi di varie potenze:
* l’Austria, che temeva il rafforzamento della Serbia
* Russia e Italia volevano ostacolare l’egemonia austriaca
Nel 1913 la Bulgaria attacca la Serbia per il controllo delle terre macedoni, ma vinse la Serbia appoggiata dalla Turchia e dalla Romania (2°guerra Balcanica).
Declino dell’egemonia inglese, competizione sui mercati internazionali, economia di guerra
Motivi di instabilità furono creati anche dal declino dell’egemonia inglese, causato da un aumento della competizione economica soprattutto con Germania e Stati Uniti. Inoltre agli inizi del ‘900 era terminata la spartizione del mondo, perciò gli imperi coloniali potevano allargarsi solo a discapito degli altri. Conseguenza di ciò fu una politica aggressiva ed una corsa agli armamenti che comportò lo sviluppo delle industrie meccaniche. Quindi le guerre e gli eserciti divennero anche una questione economica.
La crisi dell’ordine europeo
La Gran Bretagna dopo il 1904 si alleò con la Francia per ridimensionale e fermare la Russia. Prima ci fu un’intesa cordiale, poi un’alleanza politica e militare tra le due, che coinvolse successivamente anche la Russia. Si formarono così due alleanze contrapposte:
* Germania, Austria con l’appoggio dell’Italia
* Francia, Gran Bretagna e Russia.
Il casus belli, l’assassinio a Sarajevo, portò l’Europa verso una guerra generale.

Cultura e politica del razionalismo
Una nuova idea di nazione lontana dalla tradizione liberale ottocentesca
Le cause possono essere anche ricondotte a fenomeni ideologici e culturali. Le masse costituirono movimenti nazionalisti, che si misero in competizione con le organizzazioni operaie e sindacali. Le idee di patria e di nazione si trasformarono in un insieme di idee antidemocratiche. L’aggressività imperialistica, la volontà di potenza, il razzismo, portarono ad una competizione nazionale. Vari intellettuali si espongono: per Oriani il dovere della nazione è quello di essere forti per espandersi, ed è impossibile ritirarsi da una guerra fra nazioni. Il nazionalismo italiano si concentrò nell’Associazione nazionalistica italiana nel 1910, e afferma che la borghesia può risorgere, affermandosi economicamente e combattendo l’aristocrazia dirigente.

La saldatura tra nazionalisti e liberali
Il nazionalismo si opponeva sia all’individualismo borghese liberale sia al collettivismo socialista, e fu importante per il processo di integrazione del popolo nella patria. L’alleanza tra nazionalisti e liberali conservatori aveva delle contraddizioni: la Germania era contro la pace, contro l’eguaglianza a favore di una politica forte e che avrebbe selezionato solo i migliori. Questo portò nello stato italiano alla creazione del fascismo, processo che i paesi più potenti ebbero la forza di arginare. Ciò creo nei paesi l’idea di una guerra come occasione di sviluppo e affermazione internazionale, di rigenerazione morale. Nel 1907 nella 2° internazionale emerse l’idea di una politica di potenza.

Gli intellettuali di fronte alla guerra
Prima della guerra c’era stato un grande periodo di pace, grazie al quale il popolo credeva che il futuro sarebbe stato un’inarrestabile progresso. Questa idea però fu confutata dalla guerra. Ora gli intellettuali doveva affrontare nella realtà un problema che prima era stato affrontato solo teoricamente: dovevano restare lontano dagli eventi o no? Il francese Rolland e Benedetto Croce sostenevano che l’uomo di cultura dovesse restare al di fuori della mischia, mentre gli intellettuali tedeschi affermavano che anche loro dovessero partecipare agli eventi: un esempio fu Mann, che diceva che oltre alle armi, si poteva combattere anche con la cultura del popolo contro la civiltà superficiale degli altri paesi, come la Francia. Questo dipendeva dal fatto che la Germania pensava che la sua cultura era superiore alle altre. Da questo nacque “l’appello dei 93”, ossia nel quale molti intellettuali tedeschi affermavano idee molto patriottiche.

Inizio delle operazioni militari
L’ultimatum dell’Austria alla Serbia e l’inizio della Grande guerra
L’attentato di Sarajevo fu un’occasione per Austria e Germania di scatenare una guerra. L’Austria in questo modo voleva pacare le rivendicazioni nazionalistiche nei Balcani, la Germania invece, convinta che l’Inghilterra fosse rimasta neutrale, voleva attaccare la Francia con l’idea di una “guerra-lampo”. L’Austria il 23 luglio 1914 mandò un ultimatum alla Serbia, che annientava la sovranità dello stato affermando che:
- tutte le propagande antiaustriache dovevano essere represse.
- gli intellettuali, che avevano partecipato alle campagne dovevano essere allontanati dall’opinione pubblica
- erano i funzionari austriaci a doversi occuparsi dell’indagine sull’attentato.
La Serbia rifiutò quest’ultima richiesta. La Germania dichiarò guerra alla Russia e alla Francia e gli inglesi si schierarono a fianco di quest’ultime venendo a costituire la Triplice intesa. La Germania invase il Belgio e il Lussemburgo, per colpire la Francia. Il Giappone si schierò con l’Intesa, impero ottomano diede appoggio agli Imperi centrali. L’Italia dichiarò la sua neutralità: potè farlo grazie al fatto che l’alleanza del 1882 era solo difensiva.

Guerra di posizione: fronte occidentale e fronte orientale
La resistenza del Belgio fece guadagnare qualche giorno all’esercito francese, per preparare la difesa. Non bastò perché la Germania riuscì comunque ad arrivare a poche decine di km da Parigi. Il governo francese fuggi a Bordeaux, e le truppe furono spostate dal confine alla Lorena. L’esercito francese, rafforzato da quello inglese, riuscì ad allontanare i tedeschi con la batttaglia lungo il fiume Marma. I tedeschi arretrarono, e i due eserciti si fronteggiarono su i due fiumi Aisne e Somma, trasformando cosi la guerra in una guerra di trincea, di posizione. Cause sconfitta tedesca:
- avanzata rapida, che aveva disperso l’esercito e reso difficili i collegamenti
- apertura nuovo fronte di guerra: i russi invasro la Prussia, che li sconfisse a Tanneberg e presso i laghi Masuri, dopo però fu sconfitta a Leopoli.
Un nuovo fronte: guerra sui mari e guerra sottomarina
Si aggiunse un nuovo fonte di guerra sul mare del Nord, dove la Gran Bretagna aveva iniziato una guerra sottomarina, cercando di ostacolare rifornimenti di qualsiasi genere agli imperi centrali. Questo provocò una denutrizione e migliaia morti. La Germania risposte alla guerra sottomarina cercando di ostacolare a sua volta i rifornimenti, soprattutto americani, alla Gran Bretagna. Conseguenza di questo fu il coinvolgimento di navi passeggere neutrali: ne fu un esempio l’affondamento della Lusitania, dove morirono 1000 passeggeri (tra i quali 198 americani). Gli Stati Uniti minacciarono l’entrata in guerra se si fosse ripetuto questo avvenimento, così la guerra sottomarina fu messa da parte.

Intervento Italiano
L’iniziale neutralità dell’Italia. La Germania riuscì ad evitare l’intervento degli americani; nel 1915 la Bulgaria scese in campo con gli imperi centrali, e il Portogallo, la Germania e l’Italia con l’Intesa. L’entrata in guerra dell’Italia provocò l’apertura di un nuovo fronte, che si estendeva lungo il confine con l’Austria, dal Carso all’Ortles. L’Italia era già scossa dalla “settimana rossa”, dove gli scioperi avevano cuasato una grande repressione da parte del governo. Il ministro degli esteri Antonio si San Giuliano, giustificò la neutralità del paese con tre motivi :
- il patto era di tipo difensivo
- avrebbe causato il crollo dello stato liberale
- l’Italia non aveva sufficienti capitali e avrebbe avuto molti morti.

Tra neutralismo e interventismo
Le posizioni di Salandra e Sonnino, liberali di destra, erano di entrare in guerra a fianco di Inghilterra e Francia, e sostenevano che la guerra poteva sottolineare il carattere autoritario ed eliminare i problemi e le tensioni sociali. La grande industria era sia neutrale, per rifornire entrambi gli stati, sia interventista, per limitare i capitali tedeschi all’interno del paese e nelle industrie, e vedevano l’intervento come sviluppo economico e crescita del prestigio. Gli interventisti, che erano contro l’Austria, si dividevano in:
- interventismo “rivoluzionario”, sindacalismo e socialismo rivoluzionario, che miravano ad una propaganda per intervenire. La guerra secondo loro avrebbe portato alla caduta dell’ordine capitalista, e avrebbe diminuito i contrasti.
- irredentisti, democratici, che vedevano la guerra come mezzo per combattere contro l’Austria rivendicando l’italianità del Trentino e della Venezia Giulia
- Nazionalisti, come d’Annunzio: avevano sentimenti antiparlamentari e antidemocratici uniti al culto estetizzante della guerra e della violenza. Avevano una volontà imperialistica di potenza al fine di riprendere Trieste, Istria e Dalmazia.
I neutralisti si dividevano in:
- Cattolici, che non volevano una guerra ad un paese cattolico come l’Austria.
- Socialisti, che ritenevano la guerra estranea agli interessi dei lavoratori.
Il patto di Londra e l’inizio delle operazioni dell’esercito Italiano
Nell’aprile del 1915 Sonnino stipulò un accordo segreto al parlamento, il patto di Londra: entro un mese l’Italia doveva entrare in guerra a fianco dell’Inghilterra, in cambio di Trentino, Tirolo, Istria, Dalmazia, Valona. Visto che era segreto, Giolitti ribadì la neutralità dell’Italia, chiedendo al parlamento le dimissioni di Calandra: la corte rifiutò e gli conferì dei poteri eccezionali per gestire la guerra, e furono incoraggiate le manifestazioni di piazza. Il 23 maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria e varcò il Piave il 24 maggio con le truppe. Si credeva che la guerra avrebbe portato più autorità e avrebbe dato più ordine al paese, rafforzando il mondo industriale e finanziario, e avrebbe limitato le trasformazioni sociali e politiche. La causa principale della guerra era la politica interna, per risolvere le tensioni del paese.

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