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Prima Guerra Mondiale (Cause, Svolgimento, Conclusione)

CAUSE
Il 28 giugno 1914 l’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando, erede al trono asburgico, fu assassinato a Sarajevo da un gruppo di studenti, appartenenti ad un gruppo terroristico di matrice serba, che volevano denunciare l’oppressione asburgica e rivendicare l’indipendenza dei loro paesi.
L’assassinio fu un semplice pretesto per scatenare una guerra che era nell’aria già da tempo e che appariva come conseguenza quasi inevitabile delle scelte politiche ed economiche effettuate dalle grandi potenze industriali nel trentennio precedente.
Le cause politiche sono varie, una prima cause va ricercata nella divisione dell’Europa in due blocchi: da una parte gli stati nazionali, retti per lo più da monarchie liberali, dall'altra i tre grandi imperi tedesco, austroungarico e russo, aggregazioni multinazionali e plurietniche, tendenzialmente esposte a forme autoritarie di potere.
Poi, dopo la caduta di Bismarck, si erano riaccesi i contrasti tra Russia ed Austria e tra Francia e Germania, che mirava a riottenere le regione dell’Alsazia e della Lorena, perse con la guerra del 1870-71.
Inoltre alla fine dell'Ottocento si esasperò il nazionalismo ed aumentarono i moti di indipendenza da parte delle popolazioni dell’impero asburgico.
Infine ci furono le ripercussioni internazionali dei conflitti armati per il possesso dei territori balcanici.
A queste ragioni politiche se ne aggiunsero altre di tipo economico. Ogni potenza infatti desiderava accaparrarsi nuovi mercati per la vendita dei propri prodotti e nuove regioni da cui trarre materie prime.
Inghilterra, Francia, Germania e anche gli imperi russo a austriaco erano coinvolti in una spietata concorrenza per difendere e consolidare le loro posizioni economiche. Soprattutto la Germania, che era diventata il principale paese industriale d’ Europa, intendeva ridimensionare il dominio coloniale dell’Inghilterra ed estendere i propri domini in Africa e in Asia.
L’esplosione della guerra però, non dipese solo da cause politiche ed economiche. Dipese anche da una serie di fenomeni culturali che influenzarono l’opinione pubblica a la spinsero ad accettare questo conflitto. Questi fenomeni culturali sono legati alla diffusione del nazionalismo presso i ceti medi delle città e delle campagne. In essi l’amore per la propria patria si trasformò in aggressività imperialistica ed in spirito di potenza, in odio per lo straniero e in razzismo e soprattutto nell’esaltazione della guerra.

SVOLGIMENTO

Dopo l’assassinio dell’arciduca d’Austria in pochi mesi tutti gli stati europei entrarono in guerra in conseguenza del sistema delle alleanze. Infatti l’Europa era divisa in due blocchi contrapposti: la Triplice Intesa tra Francia, Inghilterra e Russia, e la Triplice Alleanza tra Austria, Germania e Italia.
L’Italia era protetta dalla Triplice Alleanza, che era nata come un’alleanza difensiva, cioè, se Italia, Germania e Austria fossero state attaccate da una potenza esterna, i paesi rimanenti sarebbero dovuti intervenire al fianco dei propri alleati. Ma quando l’Austria dichiarò guerra alla Serbia e non viceversa, si ritennero sciolti i propri impegni, così il Parlamento Italiano dichiarò la propria neutralità.
Nel Paese si agitavano comunque anche delle minoranze interventiste e nazionaliste che volevano l’Italia in guerra al fianco dell’Intesa.
L’entrata in guerra dell’Italia avvenne però contro la volontà del paese e del Parlamento: fu qualcosa di molto simile ad un colpo di Stato da parte del governo il 24 maggio 1915.
Il piano tedesco prevedeva che questa sarebbe stata una guerra lampo e che si sarebbe conclusa nel giro di poche settimane con la vittoria del fronte austriaco tedesco. Ma così non fu perchè il conflitto si era trasformato in una guerra di posizione, che comportato un estenuante logoramento di uomini, mezzi e risorse.
L’Inghilterra, sfruttando la potenza della sua flotta, si adoperò per impedire che agli imperi centrali arrivassero rifornimenti di materiali bellici e di merci di ogni altro genere. A questo blocco economico tentò di opporsi la Germania, scatenando una guerra sottomarina che colpì anche navi di paesi neutrali.
I due schieramenti si equivalevano perchè tra le potenze coinvolte nel conflitto non vi erano notevoli differenza dal punto di vista tecnologico ed industriale.
Francia, Inghilterra e Germania erano i paesi più industrializzati del mondo ed avevano un apparato produttivo simile, capace di garantire rifornimenti di armi e munizioni pressoché illimitati. Inoltre i progressi scientifici le innovazioni tecnologiche permisero a tutte le forze belligeranti di utilizzare nuove armi, come i carri armati, i sommergibili e gli aerei da guerra
La guerra dunque era destinata a durare molto tempo ed a trasformarsi in un tremendo massacro che costò la vita ad oltre dieci milioni di soldati.
La guerra coinvolse anche tutta la popolazione civile, comprese le donne ed i bambini, nella produzione bellica.
La prima guerra mondiale si rivelò così una guerra totale dove milioni di soldati si fronteggiarono per cinque anni in lunghe trincee. Il logoramento fisico e psicologico della trincea segnò per sempre l'esistenza di milioni di europei.
Di fronte ad una guerra che aveva assunto questi caratteri e queste proporzioni sociali, il movimento socialista riprese ad opporsi al conflitto e a sostenere i principi pacifisti.
Nel quarto anno di guerra, il 1917, si verificarono tre eventi di importanza cruciale che determinarono la fine del conflitto.
In Russia l’esercito aveva pagato duramente l’impreparazione tecnica e strategica degli alti comandi militari, ed il popolo aveva già espresso il proprio malcontento attraverso scioperi ed agitazioni. L'insurrezione popolare contro il governo imperiale portò all'abdicazione dello zar Nicola II.
Appena insediato, il governo provvisorio si impegnò a proseguire la guerra, lanciando alcune offensive che si conclusero però con un totale fallimento. I soldati russi infatti tornarono alle loro case. Era il segno decisivo dell’uscita della Russia dal conflitto.
Le forze dell’Intesa perdettero quindi l’apporto della Russia, ma quasi a bilanciare gli effetti , si trovarono ben presto a fianco un nuovo potente alleato, gli Stati Uniti. Alla base dell’intervento statunitense c’era l’intenzione di tutelare i capitali prestati ai paesi dell’Intesa e di salvaguardare le proprie esportazioni in Europa.
Le condizioni di vita dei soldati diventarono insostenibili e su tutti i fronti si verificarono ammutinamenti e diserzioni di massa.

CONCLUSIONE

Nel 1917 gli imperi centrali si prepararono all’ultimo sforzo: un nuovo massiccio attacco sul fronte italiano.
Gli italiani indietreggiarono in una caotica ritirata fino al Piave.
In questa operazione persero gran parte dell’artiglieria e 400 000 uomini, tra morti, feriti e dispersi.
Tutto sembrava perduto, ma il paese diede prova di una insospettata capacità di reazione. Si formò un nuovo governo di solidarietà nazionale presieduto da Vittorio Emanuele Orlando e l’esercito fu riorganizzato sotto la guida del generale Armando Diaz.
Nel 1918 la Russia firmò un trattato di pace. Gli austriaci furono sconfitti sul Piave e definitivamente sbaragliati a Vittorio Veneto.
Nel giro di pochi mesi, tra la fine di settembre ed i primi di novembre, gli imperi centrali firmarono l’armistizio.

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