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Il 1915 fu un anno fortemente caratterizzato dall'andamento favorevole agli imperi centrali.
Il fronte occidentale rimase sostanzialmente immobilizzato in una estenuante guerra di logoramento in trincea lungo la linea tra le Fiandre, la Marna e la Lorena; i combattimenti più intensi si verificarono a Ypres (22 aprile-25 maggio) quando i tedeschi fecero uso per la prima volta di gas tossici (fosgene e iprite).Più particolare furono le operazioni sul fronte orientale (Prussia e Carpazi) e soprattutto nei Balcani, teatro della progressiva penetrazione austro-tedesca, facilitata anche dall'entrata nel conflitto della Bulgaria a fianco degli Imperi Centrali.
Nel corso di una seconda offensiva nella zona dei laghi Masuri (a febbraio) le armate tedesche sconfissero duramente l'esercito russo, facendo oltre 100.000 prigionieri e completando la conquista della Prussia Orientale. Nel maggio successivo gli austro-tedeschi intrapresero quindi una più vasta offensiva in Galizia, segnando con le battaglie di Gorlice e Tarnow (1-3 maggio) l'inizio della disfatta dell'esercito russo, che sottoposto in luglio alla pressione di un'altra offensiva su tutto il fronte, dal Baltico al fiume San (in Galizia), si vide costretto ad evacuare la Polonia (Varsavia cadde il 5 agosto) e la Lituania (Vilnius cadde il 18 agosto).

Tra ottobre e dicembre, attaccati contemporaneamente dalle truppe tedesche e dalla Bulgaria, Serbia e Montenegro furono occupati dagli Imperi Centrali.
Nel tentativo di alleggerire la pressione sul fronte francese e su quello russo, le forze dell'Intesa tentarono anche un attacco combinato per maree per terra alla Turchia per il controllo dei Dardanelli (gennaio-aprile) : l'operazione, tuttavia, si rivelò fallimentare e gli inglesi persero la quasi totalità del loro corpo di spedizione.
Un altro fatto di grande rilevanza fu l'inizio della guerra sottomarina da parte della Germania contro tutte le imbarcazioni incrociava nelle zone di guerra, comprese la barche di stati neutri, come misura di ritorsione contro il blocco imposto dalla flotta britannica alle coste tedesche ( 7 maggio: affondamento del transatlantico inglese Lusitania).
Il risultato di maggior rilievo ottenuto dalle forze dell'Intesa fu l'entrata in guerra dell'Italia che aprì un nuovo fronte tra il Trentino ed il fiume Isonzo. In Italia, infatti, la dichiarazione di neutralità del 3 agosto 1914 provocò accese proteste degli interventisti, che costituivano un gruppo composito e sostanzialmente minoritario dell'opinione pubblica; l'articolato campo interventista comprendeva innanzitutto i nazionalisti ma anche settori liberali, repubblicani e socialisti dissidenti come Leonida Bissolati, Ivanoe Bonomi e Gaetano Salvemini; vi era poi la tendenza estremista degli interventisti rivoluzionari (tra cui Filippo Corridoni e Benito Mussolini, espulso per questo dal PSI), i quali ritenevano che una partecipazione alla guerra al fianco dell'Intesa potesse accrescere la crisi del capitalismo e aprire la strada alla rivoluzione sociale. Favorevoli al mantenimento della neutralità erano invece i socialisti, i liberali di Giolitti e la maggior parte dei cattolici.
Intanto il governo di Antonio Salandra aveva aperto trattative con l'Intesa con la quale stipulò il 26 aprile 1915 il Patto di Londra (concluso dal ministro degli esteri Sidney Sonnino), che impegnava l'Italia ad entrare in guerra entro un mese a fianco di Inghilterra, Francia e Russia, in cambio dei territori austriaci del Trentino, Alto Adige, Istria, Dalmazia settentrionale, le città di Trieste, Gorizia e Gradisca, oltre ai compensi territoriali nelle colonie.
Per intimidire la Camera dei Deputati, chiamata a ratificare il Patto di Londra, gli interventisti inscenarono violente manifestazioni (il famoso " radioso maggio") così l'Italia, che il 3 maggio si era staccata dalla Triplice Alleanza, dichiarò guerra il 24 maggio all'Austria-Ungheria.
Il comando del fronte italiano fu affidato a Luigi Cadorna, che concentrò le operazioni militari sul Carso, dove tra il 23 giugno e il 10 novembre furono combattute le prime quattro battaglie dell'Isonzo. Numericamente superiori ma scarsamente dotate di artiglieria e mitragliatrici, le truppe italiane non riuscirono tuttavia a sfondare le difese austriache, e anche su questo fronte la guerra di movimento divenne presto una logorante guerra di posizione in trincea.

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