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La prima guerra d'indipendenza italiana

In Italia la rivolta del 1848 rappresentò la prima guerra d’indipendenza e fu importante perché intervenne anche il popolo. Il 17 marzo, a Venezia, giunse la notizia delle rivolte di Vienna e scoppiò la rivolta. Gli austriaci fuggirono e dalle carceri vennero liberati i prigionieri politici tra cui il rappresentante veneziano della Giovine Italia, Daniele Manin, che divenne capo della rivolta di Venezia. Il 18 marzo arrivò a Milano la notizia della ribellione di Venezia e c’era già un clima di tensioni. Spontaneamente scoppiò la rivolta per tutta la città contro gli austriaci a partire da un ennesimo episodio di perquisizione di donne milanesi da parte di alcune guardie austriache. Lo stesso giorno anche a Como e in altre città lombarde scoppiarono le rivolte. Importanti furono le cinque giornate di Milano perché vi parteciparono donne, sacerdoti, popolani, nobili e borghesi. Gli austriaci erano molto in difficoltà e si ritirarono. Venne creato un comitato di guerra contro l’Austria guidato da Carlo Cattaneo ed Enrico Cernuschi. A Milano il podestà Gabrio Casati era moderato e rappresentava l’alta aristocrazia milanese: come Cattaneo e Cernuschi era favorevole alla rivolta contro gli austriaci, ma aveva delle idee differenti su come comportarsi dopo la cacciata degli stranieri. Casati infatti avrebbe voluto l’annessione alla Sardegna, mentre Cattaneo e Cernuschi sognavano la proclamazione di una repubblica lombarda. I combattimenti continuarono fino al 22 marzo, giorno della resa degli austriaci. Il generale delle truppe imperiali Josef Radetzky ritirò il proprio esercito nel cosiddetto Quadrilatero, territorio strategico racchiuso tra le quattro città di Mantova, Peschiera, Verona e Legnago, che permetteva agli austriaci di controllare la pianura padana e di mantenere i contatti con la Germania. Il re del Regno di Sardegna, detto anche “re tentenna”, non sapeva cosa fare perché temeva l’intervento in guerra contro l’Austria, ma temeva anche che scoppiassero delle rivolte anche nel suo regno. Il 23 marzo Carlo Alberto si decise ad intervenire contro l’Austria, ma era già troppo tardi perché si era già ritirata. Nelle città lombarde avvenne un referendum e si decise l’annessione al Regno di Sardegna. Era iniziata la cosiddetta Prima guerra d’indipendenza. Tutti gli stati italiani inviarono soldati a fianco dei piemontesi per combattere contro l’Austria perché i vari sovrani non volevano deludere i propri sudditi. Dopo circa un mese però molti sovrani decisero di ritirare i propri soldati. Nel frattempo l’esercito italiano, a cui si aggiunsero migliaia di volontari, compì molte vittorie contro gli austriaci, tra cui si possono ricordare le battaglie di Goito, di Pastrengo e di Mantova. Gli austriaci però ricevettero rinforzi, mentre l’esercito italiano si stava indebolendo. Nel corso della seconda metà del 1848 Radetzky compì una controffensiva; inizialmente avvenne un pareggio nella battaglia di Curtatone e Montanara grazie al sacrificio di giovani volontari italiani che avevano abbandonato la scuola per combattere. Nella battaglia di Custoza, pochi giorni dopo, l’esercito italiano venne duramente sconfitto. Carlo Alberto allora decise di chiedere l’armistizio e di cedere la Lombardia all’Austria. Alla fine del 1848 i democratici, che avevano sempre evidenziato l’inaffidabilità di Carlo Alberto, presero il sopravvento e guidarono un’altra serie di rivolte negli stati dell’Italia centrale. A Roma il Papa fuggì a Gaeta e venne istituita la Repubblica romana retta dal triumvirato democratico di Mazzini, Saffi e Armellini. Anche in Toscana si era insediato un altro triumvirato. Praga venne riconquistata dall’Austria, mentre Budapest era ancora nelle mani dei rivoltosi. Carlo Alberto nel marzo del 1849 dichiarò nuovamente guerra all’Austria pensando di poter approfittare delle rivolte che erano scoppiate nell’Italia centrale. Questa volta andò proprio malissimo perché l’esercito sabaudo non fece in tempo a oltrepassare il Ticino che gli austriaci lo sconfisse duramente a Novara anche perché il generale italiano era molto capace e valoroso, ma era polacco e non conosceva l’italiano. Venne quindi firmato nuovamente l’armistizio. Nel frattempo la città di Brescia, dopo dieci giorni di sanguinosi combattimenti, venne riconquistata dagli austriaci. Carlo Alberto allora abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II che riuscì a ottenere una pace onorevole con gli austriaci. A Roma nel frattempo era arrivato dal Sudamerica Giuseppe Garibaldi, che si aggiunse a Carlo Pisacane per difendere la città dall’esercito austriaco. Contro i rivoltosi assediati a Roma si unirono all’esercito austriaco anche gli eserciti del Regno delle due Sicilie, del Granducato di Toscana e della Francia, la quale intendeva fare un favore al pontefice poiché il re Luigi Napoleone voleva garantirsi la stima della parte cattolica della popolazione francese che era stata responsabile della sua vittoria alle elezioni. Per tre mesi Roma resistette efficacemente a tutti questi attacchi. Il 3 luglio 1849 i francesi riuscirono a sfondare le linee e difensive e, prima di fuggire, Mazzini proclamò la Costituzione della Repubblica romana che entrò in vigore per poche ore e rappresentava una costituzione assolutamente democratica e avanzata. I patrioti cercarono di fuggire da Roma e tra questi Garibaldi decise di puntare rapidamente a Venezia assieme alla moglie e a un gruppo di fedelissimi. Intanto però anche Venezia dovette cedere all’Austria. Si parla di Seconda restaurazione in riferimento ai provvedimenti intrapresi dopo le rivoluzioni del 1848. Sembrava che tutto fosse tornato come prima, ma in realtà il 1848 aveva lasciato dei segni importanti e determinanti per gli anni immediatamente successivi. Il Regno di Sardegna fu l’unico stato italiano che mantenne la propria costituzione anche dopo la Seconda restaurazione.

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