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Prima guerra d'indipendenza (1848 - 1849)

Breve appunto sulla Prima Guerra di Indipendenza (1848 - 1849). Descrizione della prima e seconda fase della guerra.

E io lo dico a Skuola.net
La prima guerra di indipendenza

Prima fase

La dichiarazione di guerra avvenne 23 marzo 1848 quando Carlo Alberto dichiarò guerra all'Austria.
Carlo Alberto con un esercito di circa 50.000 uomini, male equipaggiati, varcò il Ticino a Pavia e si portò sulla riva destra del Mincio per cacciare gli austriaci dal Quadrilatero.
Il 30 aprile ottienne una grande vittoria a Pastrengo, che si trova ad est di Peschiera, per poter tagliare le comunicazioni tra la Val dell'Adige e Verona e pose un'assedio a Peschiera.
Il frattempo il generale Radetzky passò all'offensiva, e mentre Carlo Alberto attendeva l'assedio di Peschiera uscì da Mantova sulla riva destra del Mincio con intenzione di risalire il fiume e sorprendere alle spalle l'esercito piemontese.
Ma l'attacco fallì perché il 29 maggio a Curtatone e Montanara vi fu l'eroica resistenza di 5000 volontari , i quali, nonostante il numero superiore delle truppe avversarie, si fecero massacrare piuttosto che arrendersi.
In questo modo Carlo Alberto ebbe il tempo di preparare l'offensiva contro gli austriaci, che, quando il giorno successivo, 30 maggio, si lanciarono all'assalto del ponte di Goito, furono completamente battuti.
Inoltre la sera stessa venne conquistata anche Peschiera e i soldati acclamarono per la prima volta Carlo Alberto come re d'Italia.
Tuttavia, malgrado i successi iniziali, tra aprile e maggio si verificarono degli eventi che portarono all'indebolimento dell'esercito piemontese:
- Pio IX con la allocuzione del 29 aprile diede alle sue truppe l'ordine di ritirarsi dalla guerra;
- Ferdinando II di Napoli ritirò anch'egli le proprie truppe dalla guerra;
Il generale Radetzky approfittando di questo indebolimento dell'esercito piemontese riprese la sua offensiva e dopo aver conquistato Cadore e quasi tutto il Veneto, tranne Venezia, attaccò l'esercito piemontese e lo vinse a Custoza , il 23 e il 25 luglio, costringendolo alla ritirata.
Il 4 agosto Carlo Alberto è obbligato a lasciare Milano assediata e il 9 agosto il generale Salasco firmò l'armistizio (di Salasco) che imponeva ai piemontesi di ripassare il Ticino.

Seconda fase

Dopo sette mesi di tregua il Piemonte disdisse l' armistizio di Salasco e il comando dell'esercito venne dato al generale polacco Chrazanowski.
Chrazanowski pensava di passare il Ticino al Nord per marciare su Milano e prendere così le spalle esercito austriaco, mentre il generale Ramorino doveva difendere il passo del Ticino a Pavia e tenere a bada gli austriaci.
Ma mentre il generale Chrazanowski passava il Ticino (il 20 marzo), il generale Radetzky poteva passare il Ticino e Pavia e invadere il Piemonte a causa del tradimento del generale Ramorino, il quale venne poi fucilato.
L'esercito piemontese allora cercò di arrestare l'avanzata del nemico tra il Ticino e la Sesia, ma subì una grave sconfitta a Novara il 23 marzo.
Carlo Alberto allora abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II, il quale il giorno dopo incontrò presso Vignale il generale Radetzky con il quale firmò un trattato di pace, nel quale erano richieste condizioni molto gravose sia dal punto di vista territoriale che economico (vennero chiesti 75 milioni per l'indennità di guerra).
La guerra terminò quindi con la disfatta dell'esercito piemontese e con una dura repressione delle città lombarde che erano insorte all'inizio della guerra.
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