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Le premesse alla rivoluzione russa

In campo politico l’impero russo era fermo al XVII secolo in quanto governato da un monarca assoluto (zar) che riteneva di aver ottenuto il potere da Dio (autarchia). Nel 1905 dopo la sconfitta contro il Giappone era stata instituita una Camera dei deputati, la Duma, dotata di poteri di controllo sull’operato del sovrano: la Duma veniva però scavalcata dall’imperatore che concentrava su di sé ogni potere e autorità. Anche economicamente la Russia era arretrata: la coltivazione dei campi era di gran lunga l’attività prevalente, e si trattava di un’agricoltura arretrata per tecniche e attrezzature: vi era solo un nucleo di agricoltori benestanti. L’industria si era sviluppata solo negli ultimi anni dell’ottocento grazie a capitali francesi, inglesi, belgi e tedeschi ma anche grazie all’intervento statale. Le industrie erano però concentrate in poche zone particolari (San Pietroburgo). All’inizio del 1917 dopo innumerevoli sconfitte, i disertori dell’esercito zarista erano quasi 1 milione: nelle città russe il costo della vita era aumentato del 700%, e mancavano i generi di prima necessità. A Pietrogrado (nome di S. Pietroburgo cambiato poiché troppo “tedesco”), il 23 febbraio 1917 si ebbero le prime manifestazioni, col pretesto di celebrare la festa della donna, molte operaie, seguite da numerosi operai, scioperarono e, nonostante le fabbriche minacciassero la serrata, lo sciopero si propagò a tutta la città, toccando anche l’esercito intervenuto per riportare l’ordine. Lo Zar Nicola II che si trovava al fronte cercò di inviare in città truppe fedeli ma i ferrovieri non collaborarono: il 28 febbraio nacque a Pietrogrado un governo provvisorio che ottenne l’abdicazione dello Zar il 2 marzo. Il governo provvisorio era stato espresso dalla Duma comandato dai liberali moderati (cadetti), ma fuori dalla Duma fra gli operai e i soldati, erano sorti degli organi di autogoverno detti soviet, istituzioni nate già dopo la rivoluzione del 1905. Per ogni fabbrica e reggimento erano eletti un numero di delegati che formavano il soviet cittadino. Nella primavera del 1917 esisteva così un dualismo di poteri: all’autorità ufficiale del governo provvisorio si contrapponeva quella dei soviet.


Questione del socialismo: a favore del governo provvisorio, dell’abolizione dell’assolutismo e della concessione dei diritti fondamentali dell’uomo, stavano i marxisti che, coerentemente al Capitale di Marx, ritenevano impossibile instaurare il socialismo in una situazione dove l’80% della popolazione era contadina: non era possibile cioè saltare la fase borghese (sviluppo della democrazia politica e dell’industrializzazione), passando direttamente all’assolutismo socialista. Il partito social democratico era tuttavia diviso in due correnti: quella dapprima minoritaria (menscevichi, marxismo ortodosso) e quella maggioritaria (bolscevichi, radicali disponibili a soluzioni rivoluzionarie). Questa spaccatura derivava dalla struttura da dare al partito: i menscevichi volevano un partito ramificato, di massa sul modello di una democrazia parlamentare occidentale mentre i bolscevichi era favorevoli a un partito elitario composto da pochi militanti, rivoluzionari di professione. A capo dei bolscevichi stava Vladimir Il’ic Ul’janov (Lenin) che, scoppiata la rivoluzione di febbraio, tornò in Russia dall’esilio a Zurigo favorito dai tedeschi che spingevano per l’uscita russa dal conflitto. Lenin tornò il 3 aprile e scandalizzò i marxisti ortodossi affermando di voler forzare i tempi della rivoluzione, passando il più rapidamente possibile dalla fase borghese a quella proletaria (tesi di Aprile). Lenin voleva la pace (al contrario del governo provvisorio di Lvov e poi di Kerenskij che si era impegnato con l’Intesa a rimanere in guerra per difendere le conquiste della rivoluzione – difensivismo rivoluzionario) in quanto sosteneva (soprattutto ne “L’imperialismo fase suprema del capitalismo”) che l’imperialismo fosse lo sbocco dei monopoli industriali europei (smaltimento produzione) sulle colonie e, una volta occupate queste, i paesi europei si sarebbero fatti guerra tra loro. Egli voleva risolvere il dualismo di potere incentrando il potere sui proletari e si oppose ai menscevichi con le frasi “Pace immediata” e “tutt il potere ai soviet). Nell’agosto del 1917 i bolscevichi sventarono un colpo di stato e la fama di Lenin crebbe, tanto da conquistare la maggioranza nei soviet di Pietrogrado e Mosca: i bolscevichi controllavano così il Congresso Panrusso dei soviet, ovvero la riunione generale dei soviet di tutto il paese. Lenin decise di agire e il 25 ottobre 1917 reparti armati bolscevichi assaltarono il palazzo d’inverno, sede del governo, arrestando numerosi ministri. Il congresso Panrusso dei soviet assunse il potere ed emanò i primi decreti: fu creato il consiglio dei commissari del popolo, guidato dallo stesso Lenin con funzioni sino alla convocazione di un’assemblea costituente; fu lanciato un appello ai popoli e alle nazioni belligeranti affinché stipulassero una pace “giusta e democratica” senza forzate annessioni. Lenin, preoccupato dell’appoggio dei contadini, emanò il decreto sulla terra, abolendo la proprietà privata: tutta la terra era suolo nazionale, erano vietati l’acquisto, la vendita, l’affitto e l’utilizzo di manodopera salariata. Vennero nazionalizzate anche le banche e fu decretato il controllo operaio su tutte le imprese che possedessero almeno 5 dipendenti. Vennero così gettate le basi per il socialismo: venne concesso diritto di voto alle donne, il diritto di aborto e divorzio,la parità tra figli legittimi e non, la giornata lavorativa di otto ore, la operazione della Chiesa dallo Stato e il diritto delle nazionalità non Russe di chiedere l’indipendenza, concessa alla Finlandia nel 1918.


Concezione dello stato: Lenin prese spunto per la sua concezione di Stato dalla dottrina dello stato di Marx ed Engels. Per instaurare il socialismo è necessario che il proletariato conquisti lo stato, impadronendosi dello strumento usato dalla borghesia per sottomettere il proletariato, il potere statale appunto. Lo stato proletario dovrà però fare ricorso alla violenza perché è impensabile che la borghesia ceda il potere pacificamente: questa violenza sarà però non a favore di una minoranza borghese, ma per tutelare i lavoratori, la maggioranza. Lenin era anche convinto come Marx ed Engles che una volta ottenuto il socialismo, lo stato si sarebbe stinto e il comandamento morale interiorizzato da ogni uomo, avrebbe mosso ogni coscienza, non pi spinta dalla paura di punizioni: questa tesi riprendeva quella tardo illuminista di Rousseau che concepiva l’uomo, naturalmente buono, traviato dallo sviluppo sociale, dalla proprietà in particolare; il comunismo prometteva una sorta di ritorno all’Eden, era dunque utopistico.

Diritti uomo e cittadino: Chi non apparteneva alla classe proletaria era un nemico dello stato, e perdeva ogni diritto e libertà. Nell’estate del 1918 nacquero così i primi campi di concentramento istituiti per impedire a tutti i nemici dei bolscevichi di ostacolare la rivoluzione. Venne anche istituita il 7 dicembre 1917 la Commissione straordinaria per la lotta contro la controrivoluzione e il sabotaggio (CEKA). Nel 1918 in seguito a un grave attentato si organizzò il “Terrore Rosso”: vennero uccisi gli esponenti del vecchio regime politico e i capitalisti incarcerati; i nemici del proletariato vennero ben presto identificati oltre i confini classisti, tanto che furono condannati i proletari o i lavoratori che in qualche modo dissentivano dalla linea bolscevica. La dittatura del proletariato era di fatto la dittatura del partito. Il governo provvisorio aveva organizzato per il 12 novembre del 1917 le prime elezioni a suffragio universali della storia russa in modo da poter eleggere un’assemblea liberale. I bolscevichi saliti al governo non si sentirono ancora sufficientemente forti per impedire le votazioni e queste furono per loro un insuccesso, mentre molti voti andarono al partito dei social rivoluzionari, schierato su posizioni moderate, difendendo la piccola proprietà. Lenin fece riunire l’assemblea ma dopo la prima riunione la fece disperdere con la giustificazione che il proletariato non aveva votato liberamente in quanto ancora condizionato dall’ideologia della classe dominante: ogni dissenso dalla linea dei bolscevichi, unica che rispondeva agli interessi del proletariato, era da condannare. Il consenso di Lenin aumentò in seguito alla pace di Brest-Litovsk del 3 marzo 1918: la Russia perdeva gli stati baltici, la Polonia, l’Ucraina. Lenin accettò comunque pur di godere di tranquillità che gli facesse instaurare il nuovo regime. In più territori però reparti dell’esercito legati allo zar rifiutarono il governo di Lenin e lottarono contro esso: alla fine del 1919 però l’armato rossa riorganizzata dal leader bolscevico Trockij sconfisse gli eserciti zaristi sostenuti da Francia, Inghilterra, USA, Giappone, Polonia, Serbia, Romania e Grecia. I nemici dei comunisti (i Bianchi) adottarono un feroce antisemitismo che, basandosi sui Protocolli dei Savi anziani di Sion (falso confezionato dalla polizia segreta zarista che accusava gli ebrei di voler conquistare il potere mondiale ) del 1905, compirono numerosi pogrom (massacri) di ebrei in tutte le zone controllate da armate controrivoluzionarie.

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