Gli antifascisti

Per gli antifascisti che volevano esser veramente tali, le alternative erano o l’esilio o la clandestinità. Dopo il 25 quando il dissenso venne abolito per legge molti preferirono tacere e magari approfittarono di quegli spazio di autonomia culturale che il regime lasciava sussistere purchè non degenerassero in campo politico (esempio Croce) che il fascismo non toccò anche per convenienza nazionale. Anche molti ex popolari scelsero questa strada.
Gli esponenti della sinistra scelsero la clandestinità. Solo il partito comunista riuscì a tenere in vita durante il ventennio gruppi clandestini in patria, perché il partito comunista era abituato a questa lotta clandestina e la pagò più di tutti gli altri. Infatti i condannati alla prigione o al confino erano soprattutto comunisti perché tentarono questa opposizione.
Molti altri leader dovettero andare in esilio soprattutto in Francia (Turati, Nenni, don Sturzo, Togliati) e cercarono di opporsi al fascismo organizzandosi in esilio.

In Francia si ricostituirono i nuclei dirigenti dei partiti antifascisti e saranno il fulcro della resistenza. I due tronconi socialisti si ricompose e si ripristinarono gli altri partiti come quello repubblicano..

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