Sin dal 2008, sia a causa della crisi strutturale sia a causa della crisi finanziaria, ripetute ondate di sfiducia si sono abbattute sulle principali borse valori di tutto il mondo, che sono state investite da innumerevoli richieste di vendita di titoli e di azioni degli istituti finanziari e delle aziende produttive ritenute, a torto o a ragione, in difficoltà. La conseguenza è stata che dai primi mesi del 2008 l'andamento dei valori azionari è stato costantemente negativo e in qualche caso, specie Borsa di Wall Street per esempio, gravemente negativo. Le aziende in difficoltà stanno tentando di fronteggiare la crisi con una riduzione dei costi e molto spesso con una riduzione dei posti di lavoro, una mossa che può dare benefici nel breve periodo, ma che può essere letale per i sistemi economici nel loro complesso, specie se sarà la linea dominante di un numero significativo di aziende. Lo scenario possibile non è distante da quello della crisi del 1929: più disoccupati, minori redditi, diminuzione della domanda, ulteriore diminuzione della produzione, e così via in una spirale che potrebbe diventare senza uscita.

Di fronte a prospettive di questo tipo, i governi occidentali non sembrano volersi allontanare dall'ortodossia neoliberista che li ha guidati sin dagli anni 80: tagli di bilancio e bassa tassazione dei redditi più alti sembrano la regola, per i governi di destra come per quelli di sinistra. L'unica eccezione sembra essere costituita dai tentativi dell'amministrazione statunitense guidata da Barack Obama, presidente dal 2008. Nel febbraio del 2009 Obama ha annunciato le fondamentali linee guida che il suo governo intende seguire: l'obiettivo principale o primario sarebbe quello di giungere a un aumento delle entrate del bilancio federale, essenzialmente attraverso tre mosse principali ovvero un incremento della pressione fiscale sui redditi dei super-ricchi, l'introduzione di tassazione ad hoc applicate alle imprese più inquinanti, una significativa riduzione del bilancio militare. I risparmi così realizzati dovrebbero rendere più incisiva l'intervento del governo a sostegno dei settori economici in difficoltà e dovrebbero permettere anche una riorganizzazione del sistema sanitario, attualmente quasi del tutto a carico dei pazienti. Al momento la resistenza del Congresso si è rivelata efficace e Obama sembra in grande difficoltà nell'attuazione del suo piano economico. Tuttavia è opinione di un buon numero di commentatori e di economisti che la linea di politica economica e disegnata da Obama all'inizio del suo mandato possa essere molto più efficace delle politiche neoliberiste che continuano a dominare l'azione dei governi europei.

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