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LA RIVOLUZIONE RUSSA
L’Impero russo aveva continuato a espandersi per tutto l’Ottocento. Alla vigilia del primo conflitto mondiale aveva raggiunto una notevole espansione. Al suo interno convivevano decine di popoli, con lingue e culture diverse, molte delle quali chiedevano autonomia e indipendenza. La politica zarista non era disposta ad alcuna concessione. La Russia era governata da una monarchia assoluta che reprimeva qualunque forma di opposizione o di dissenso. Nell’Ottocento l’economia russa si fondava soprattutto sull’esportazione di cereali e di materie prime.
L’industria, invece era molto arretrata. Occorreva perciò sviluppare l’industria nazionale sfruttando le grandi risorse presenti nel Paese. A partire del 1870 grazie all’investimento di imprenditori europei, fu finanziata la costruzione di nuove fabbriche. Tuttavia gli insediamenti industriali, ancora scarsamente sviluppati rispetto a quelli delle altre potenze europee, erano concentrati solo in alcune zone, soprattutto in grandi città, negli Urali e in Ucraina. Gli operai vivevano in condizioni di miseria perché erano costretti a orari di lavoro massacranti ed erano privi di qualsiasi tutela sindacale. Lo Zar Nicola II, salito al trono nel 1894, era poco esperto nel gestire gli affari del governo e perciò poco adatto a guidare un Impero cosi vasto e afflitto da gravi problemi. Erano necessarie riforme politiche ed economiche che permettessero di superare le tensioni sociali.

A chiedere queste riforme erano i poveri, che speravano in condizioni migliori, Ma anche gli intellettuali che desideravano più libertà, un livello più alto d’istruzione per tutta la popolazione e leggi che non fossero solo a vantaggio della nobiltà e dell’alta borghesia. Il malcontento popolare aveva portato alla nascita di alcuni movimenti di ispirazione socialista. Nel 1898 i socialisti erano riusciti a fondare il Partito Operaio Socialdemocratico Russo, che nel 1903 si divise in due gruppi: I bolscevichi e i menscevichi:
I bolscevichi, capeggiati da Lenin, si proponevano l’obiettivo di creare un partito di operai e lavoratori che dovevano essere guidati verso la rivoluzione, l’unica via possibile, secondo Lenin, per liberare la Russia dal regime zarista. Invece i menscevichi, capeggiati da Martov, volevano creare un partito di massa (a grande adesione popolare) che, attraverso un programma di riforme, avrebbe gradatamente guidato il Paese verso la democrazia e verso il socialismo. Nel 1905, dopo la conclusione della guerra contro il Giappone, la Russia visse un periodo di crisi. La guerra peggiorò le già misere condizioni di vita del proletariato e dei contadini. Le proteste si diffusero in tutto il Paese.
Nel gennaio del 1905 migliaia di contadini e operai si diressero verso il Palazzo d’inverno, una delle residenze dello Zar. Si trattava di una manifestazione pacifica: i manifestanti volevano incontrare lo zar Nicola II per chiedergli la concessione di alcune riforme che migliorassero le loro condizioni di vita.
Tuttavia quando il corteo giunse nei pressi del Palazzo d’inverno, la manifestazione venne ripresa nel sangue. La “domenica di sangue” segnò l’inizio della Rivoluzione russa. Quando apprese la notizia, lo zar rimase sconvolto ma la sua immagine era compromessa agli occhi del popolo, che lo riteneva responsabile del massacro. Seguirono numerosi scioperi e rivolte nelle fabbriche e nelle campagne.
A Pietroburgo venne creato il primo Soviet: consiglio dei lavoratori, a cui seguirono altri soviet. Di fronte alle crescenti proposte, Nicola II concesse una Costituzione che prevedeva l’istituzione di unPparlamento, la Duma. Tuttavia le Dume elette dal 1906 al 1917 non ebbero mai un ruolo effettivo perché di fatto tutto il potere rimaneva in mano allo Zar. La situazione precipitò con la Prima guerra mondiale. Fin dai primi mesi dello scontro apparve chiaro che la fragile economia russa non sarebbe stata in grado di sopportare il peso di un conflitto mondiale.
Nicola II, tuttavia, tentò di rafforzare lo spirito patriottico del popolo russo e rilanciare la propria immagine come comandante supremo di un esercito vittorioso. Le gravi sconfitte militare subite nel 1915 e l’invasione del territorio russo da parte della Germania misero in evidenza l’inferiorità di un esercito male addestrato, superiore ai nemici per numero di soldati e l’impreparazione dei comandanti. La delusione della popolazione di fronte all’andamento della guerra andò crescendo e aumentò la protesta. Nel febbraio 1917 gli operai manifestarono in massa, chiedendo pane e pace. L’esercito si schierò dalla parte dei manifestanti: iniziava la Rivoluzione di febbraio. Lo Zar Nicola II nel marzo abdicò in favore del fratello Michele che rifiutò l’incarico. Dunque, finisce cosi la dinastia dei Romanov e la monarchia russa.

Lo Zar fu arrestato con tutta la famiglia. Dopo l’abdicazione venne formato un governo provvisorio di orientamento liberale, guidato dal principe L’vov, un aristocratico aperto alle riforme e appoggiato dai borghesi. Egli ritenne opportuno proseguire la guerra a fianco dell’Intesa. Tuttavia la sua posizione si indebolì di fronte alle continue sconfitte dell’esercito russo: la popolazione e i bolscevichi chiedevano la pace. Emerse cosi la figura di Lenin, leader dei bolscevichi dopo essere stato in esilio per anni in Svizzera.
Egli espresse la sua opinione sulla situazione politica, sociale e militare del paese nelle “Tesi d’aprile”, in cui negò la fiducia al governo provvisorio e sostenne la necessità di far uscire immediatamente la Russia dalla guerra. Per Lenin bisognava confiscare la terra e metterla a disposizione dei soviet locali. Inizialmente le sue posizioni suscitarono molte opposizioni nello stesso partito bolscevico perché sembravano troppo rischiose. Nel maggio 1917 il governo provvisorio passò nelle mani di Kerensky, che decise, nonostante i continui insuccessi militari, di proseguire la guerra. Nel corso dell’estate 1917, però la situazione in Russia divenne drammatica: molti soldati disertavano, nelle campagne i contadini assalivano le proprietà dei nobili e se ne impossessavano; nelle città aumentavano le proteste degli operai.

I bolscevichi, guidati da Lenin, decisero di organizzare una vera e propria Rivoluzione armata per impadronirsi del potere. Il partito socialdemocratico russo cambiò il nome in Partito comunista russo. Tra il 24 e il 25 ottobre 1917 i rivoluzionari si impadronirono di San Pietroburgo e occuparono il Palazzo d’Inverno, sede del governo. Kerensky fuggì e i suoi ministri furono arrestati. Venne subito creato un governo rivoluzionario: il Consiglio dei commissari del popolo. Esso era guidato da Lenin e composto solo dai bolscevichi. Il nuovo governo attuò una serie di provvedimenti:
1. La confisca delle grandi proprietà e la nazionalizzazione delle terre delle banche;
2. L’affidamento delle fabbriche agli operai;
3. Il riconoscimento del diritto dell’autodeterminazione dei popoli che avevano fatto parte dell’ex impero russo;
4. L’istituzione dei tribunali del popolo;
5. L’avvio di trattative di pace per uscire dalla guerra;
6. L’indizione di elezioni per formare l’Assemblea Costituente, che avrebbe dovuto elaborare la nuova Costituzione.


Tuttavia, le elezioni tenutesi nel novembre del 1917 a suffragio universale e con scrutinio segreto, videro la sconfitta dei comunisti per timore di cambiamenti troppo radicali nel Paese. Lenin reagì in modo autoritario: sciolse l’Assemblea Costituente e impose la dittatura del proletariato. Lenin decise inoltre che il Paese avrebbe dovuto uscire a ogni costo dalla guerra il 3 marzo 1918 e accettò le durissime condizioni imposte alla Russia dalla Germania con il trattato di Breest-Litovsk. La Rivoluzione scoppiata in Russia e la presa del potere da parte del nuovo governo comunista crearono allarme negli Stati europei, preoccupati che le idee bolsceviche potesse uscire dalla Russia. Per questo, molte potenze aiutarono con mezzi, truppe e denaro i gruppi controrivoluzionari, cioè i movimenti che si opponevano ai bolscevichi. Gruppi di ufficiali fedeli allo Zar e a Karnsky si erano messi alla guida delle cosiddette armate bianche con lo scopo di abbattere il governo comunista. Le armate bianche furono finanziate dalla Gran Bretagna, Giappone, Francia, Stati Uniti e Italia. Per bloccare ogni tentativo di opposizione alla Rivoluzione comunista, Lenin istituì l’Armata Rossa, l’esercito rivoluzionario, formato da operai e contadini, affidato a Trockij.

La dura lotta tra l’esercito rivoluzionario e le armate bianche fece piombare il Paese in una sanguinosa guerra civile, in cui il 17 luglio del 1918 venne uccisa l’intera famiglia reale. La guerra finì nel 1920 con la vittoria dell’Armata Rossa. A causa della guerra civile, le condizioni dell’economia russa erano disastrose. I contadini dovevano cedere ai commissari mandati dal governo tutto ciò che non servisse per il loro fabbisogno. A volte si opponevano a questo sistema, nascondendo i prodotti e macellando di nascosto gli animali.
La conseguenza fu la crisi della produzione agricola: Lenin decise di dare una svolta alla politica economica del governo, varando nel marzo del 1921 il piano della nuova Politica Economica: NEP. Con la NEP i contadini dovevano consegnare solo parte dei loro raccolto allo Stato, ma furono autorizzati a coltivare per se stessi e a nascondere quanto avanzava; alle aziende agricole venne concesso di assumere lavoratori salariati. Inoltre fu consentita la gestione privata delle piccole industrie, mentre lo Stato mantenne il controllo solo delle fabbriche che avevano più di venti dipendenti.
La NEP ebbe risultati positivi e l’economia nazionale riuscì a risollevarsi dalla profonda crisi in cui era precipitata. Il periodo della NEP fu caratterizzato da alcune importanti conquiste sociali, come la lotta contro l’analfabetismo e la creazione di una struttura sanitaria e assistenziale nazionale. Furono imposte forti limitazioni alla libertà di stampa ed ebbe inizio una violenta campagna antireligiosa, che causò l’uccisione di molti sacerdoti e il saccheggio di numerose chiese. Nel 1922 nacque l’URSS: l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, federazione composta oltre che dalla Russia, dall’Ucraina, dalla Bielorussia e dalla Repubblica Transcaucasica. Negli anni successivi altre repubbliche entrarono a far parte dell’URSS, fino alla massima espansione registrata alla fine della Seconda guerra mondiale. La guida del Paese fu assunta dal Partito Comunista Russo, che diede vita ad un governo fortemente centralizzato, esercitando un pressante controllo su ogni settore dell’amministrazione. Nel 1924 Lenin morì e all’interno del Partito Comunista si aprì un periodo di dura lotta per la secessione.

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