Nell'imminenza delle elezioni del 1913, il presidente dell'Unione elettorale cattolica Vincenzo Ottorino Gentiloni (1865-1916), invia alle sedi locali dell'Unione una circolare nella quale invita i cattolici a votare per i candidati propri quando siano sicuri di vincere; altrimenti li invita a far convergere i loro voti sui candidati liberali purché questi si impegnano a sostenere sette punti programmatici cari al movimento cattolico. Il "Patto Gentiloni" non è indolore per i liberali. A ogni modo grazie a questo accordo i risultati elettorali segnano un successo dei liberali che prendono il 60% dei seggi contro il 10% dei socialisti mentre il resto dei seggi si distribuisce tra vari altri raggruppamenti. All'apparenza i risultati sono del tutto favorevoli a Giolitti, che nell'immediato resta in carica come presidente del Consiglio. In realtà la situazione politica è piuttosto complessa. La maggioranza liberale scossa dalle polemiche contro gli oltre 200 deputati liberali che hanno accettato di sottoscrivere il patto Gentiloni; Giolitti stesso in parlamento li critica aspramente sostenendo che non sono dei veri liberali. Nonostante il presidente del consiglio prenda le distanze dai liberali del patto, i radicali, contrari alla convergenza tra liberali e cattolici, decidono di passare all'opposizione. A questo punto la situazione si fa quasi insostenibile: Giolitti non può fare a meno dei liberali del patto, altrimenti non ha più la maggioranza; ma non se ne vuole far condizionare, magari trovandosi costretto ad approvare una qualche legge che contempli uno dei punti del patto Gentiloni. E alla fine decide di uscire da questo stallo dando le dimissioni da presidente del Consiglio. Considera questa mossa come una soluzione temporanea, poiché ritiene altamente probabile che il nuovo governo, affidato a un esponente della Destra liberale, Antonio Salandra (1853-1931), naufraghi presto di fronte alle difficoltà del quadro politico, in quel caso lui potrebbe tornare alla presidenza del consiglio da una posizione di forza, imponendo le sue condizioni e le sue priorità. È una tattica che hai impiegato diverse altre volte negli anni precedenti ed è sempre andata bene. Ma questa volta il calcolo è sbagliato poiché il nuovo governo Salandra resterà in carica molto a lungo e in anni terribilmente importanti per l'Italia, per l'Europa e per il mondo.

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