I più radicali fautori del cosiddetto "revival musulmano" considerano ciò che sta accadendo in Palestina come una prova in presa diretta dell'aggressività degli "infedeli" e dello scarso rispetto che essi hanno per le popolazioni islamiche. Sin dai primi del Novecento, su impulso dell'Organizzazione sionista mondiale, un numero crescente di ebrei provenienti sopratutto a Russia si trasferisce in Palestina e vi si insedia permanentemente. Molti di questi emigrati si stabiliscono in città, alcune di nuova fondazione, come Tel Aviv; molti altri si insediano nelle campagne dove acquistano la terra di prioritario arabi e, dopo averla dissodata, la coltivano. Alcuni di questi coloni ebrei, di convinzione socialiste, fondano i kibbutzim, comunità rurali nelle quali vige il principio della proprietà collettiva della terra, cioè l'intera comunità che possiede e gestisce la terra, sulla base di organismi propri di coordinamento. Dopo la dichiarazione Balfour nel 2 novembre 1917, che ha promesso al movimento sionista una patria ebraica in Palestina, e dopo che al termine della Grande Guerra la Gran Bretagna ha assunto il controllo dell'area su mandato della Società delle Nazioni, l'emigrazione ebraica riprende ancora più vigorosa, incoraggiata nei decenni seguenti dai tragici eventi che si abbattono sugli ebrei d'Europa. Nei primi anni Venti l'amministrazione britannica sembra aver l'intenzione di tener fede alla dichiarazione Balfour, proteggendo la costituzione delle colonie ebraiche e permettendo agli ebrei di dotarsi di formazioni paramilitari in grado di proteggere gli insediamenti ebraici dai tumulti o dalle aggressioni degli arabi (la principale di queste formazioni è l'Haganah, parola ebraica che significa difesa). Nel 1939 gli ebrei sono circa 500.000 distribuiti in 250 insediamenti e coordinati da organismi di autogoverno, all'epoca l'Haganah dispone di 10.000 uomini. La reazione palestinese non si fa attendere anche se la società arabo-palestinese sia economicamente molto arretrata e segmentata in clan spesso divisi da profonde rivalità intestine, per opera di intellettuali e di autorità religiose musulmane sin dagli anni Venti nasce un movimento di opposizione sia all'immaginazione e all colonizzazione ebraica sia all'amministrazione britannica. Anche in Palestina il movimento ha due anime (che inizialmente si esprimono attraverso organismi separati): una nazionalista, che tenta di dare alla popolazione arabo-palestinese il senso di appartenenza a un'unica comunità cui spetta di diritto la terra della Palestina; e l'altra religiosa, che fa del richiamo all'Islam contro i miscredenti cristiani ed ebrei uno dei suoi punti di forza.

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