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Paesi poveri o in via di sviluppo

Dopo la seconda guerra mondiale il mondo era diviso in due blocchi: da una parte i Paesi liberali a economia capitalista, che erano sotto la sfera d'influenza statunitense; dall'altra parte i Paesi comunisti, a economia pianificata, guidati dal'Unione Sovietica. Molti altri Paesi erano definiti Paesi in via di sviluppo, non schierati né con gli Stati Uniti né con l'Unione Sovietica, le cui società erano povere, l'economia arretrata, le popolazioni malnutrite, la speranza di vita bassa e in cui non si dava importanza all'istruzione, all'igiene e alle cure mediche della popolazione. Questi Paesi venivano definiti Paesi del Terzo mondo. Nei decenni successivi, alcuni di questi Paesi iniziarono un lento e faticoso sviluppo economico, utilizzando le risorse naturali, sia minerarie sia agricole, del loro territorio e avviando un processo di industrializzazione, per cui ricevettero la definizione di “Paesi in via di sviluppo”.

Tra questi, per esempio, i produttori di petrolio del Medio Oriente, i quali oggi ottengono enormi guadagni grazie all' esportazione del greggio; l'India e la Cina registrano una forte produzione agricola, la Corea del Sud, Taiwan, Singapore e ancora la Cina si contendono i mercati esteri con l'Occidente con i loro prodotti industriali. Anche in questi Paesi il popolo è ancora povero e spesso privo di piena libertà economica. In molte altre regioni del mondo le condizioni di vita sono rimaste quasi invariate rispetto a un secolo fa, la sopravvivenza degli uomini necessita costantemente degli aiuti economici internazionali. Le cifre dell'ONU stimano, infatti, che i Paesi poveri sono abitati da circa il 70% della popolazione mondiale, ma il loro reddito complessivo rappresenta solo il 19% del reddito globale.

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