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Handicap e istruzione - Ottocento

L’Ottocento è il secolo in cui si dimostra grande interesse da parte dello Stato per i portatori di handicap. Le prime notizie sul metodo d’insegnamento a un sordomuto risalgono al 1620 da un trattato scritto da Gian Paolo Bonet in Spagna. In Germania Van Helmont pubblica nel 1657 un saggio sull’importanza della lettura delle labbra che i sordomuti dovrebbero apprendere per ritrovare le lettere dell’alfabeto sulle labbra degli interlocutori. Nel 1748 a Parigi Giovanni Pereira inserisce nel metodo d’insegnamento la dattilogia, cioè l’uso delle dita per la formazione di un alfabeto manuale. Dunque, i due metodi che si contrappongono sono il metodo dei segni e il metodo orale. In un congresso del 1880 viene scelto il metodo orale perché più efficace per l’insegnamento. Con la Riforma Gentile del 1923 l’istruzione per i sordomuti diviene obbligatoria, fissando l’obbligo scolastico ai sedici anni di età. Inoltre vengono istruiti docenti per insegnare sia a ciechi che a sordomuti.

Un primo istituto per ciechi nasce a Napoli nel 1818 ma non ha ancora finalità educative e d’istruzione. Dopo molti anni a Padova e Milano troviamo i primi istituti con scopi educativi. Per quanto riguarda i bambini anormali psichici, in Italia venivano ricoverati in manicomi senza nessun tentativo di recupero o di educazione.

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