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Le prime organizzazioni operaie e il pensiero socialista

Con la rivoluzione industriale emersero duri contrasti di classe. Il pesante sfruttamento, i bassi salari le dure condizioni di vita dovute anche alla divisione del lavoro provocavano tensione tra gli operai e li spingevano alla protesta, alla rivendicazione, alla rivolta. I rapporti di classe erano squilibrati a vantaggio degli imprenditori e i lavoratori, privi di una legislazione che li tutelasse, dovevano sottostare alle regole dettate dai datori di lavoro che decidevano in merito alle assunzioni, ai licenziamenti, ai livelli dei salari, agli orari.
Punti di forza del proletariato erano il loro numero crescente e il fatto di essere concentrati in grandi strutture (le fabbriche). Ciò permise la formazione di una coscienza di classe consapevole di avere in comune bisogni e obiettivi da raggiungere . Intanto le forze conservatrici percepivano la potenziale pericolosità delle classi lavoratrici e perciò concedere la libertà di associazione avrebbe significato mettere a repentaglio la stabilità delle istituzioni e gettare la società nel caos.

La questione sociale , cioè la questione del malcontento degli operai, nacque in Inghilterra. Nel 1824 il ministro degli interni Robert Peel riconobbe ai lavoratori il diritto di unirsi , sia pure a scopo assistenziale o morale in libere organizzazioni destinate a trasformarsi in seguito in veri e propri sindacati, le Trade Unions, (Unioni di mestieri). Nel 1833 venne varata una legge di riduzione dell’orario di lavoro (8 ore per i ragazzi tra i nove e i dodici anni, 10 ore per gli altri).L’anno successivo fu varata una legge che prevedeva l’assistenza per i poveri ma la classe operaia fu delusa dalla nuova legge elettorale inglese del 1832 che, rispecchiando gli interessi della borghesia, escludeva i poveri dalla vita politica.

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