IL NUOVO ORDINE MONDIALE

Alla fine dell' immane conflitto le vittime risultavano decine di milioni, tra militari e civili, i sistemi economici dei paesi entrati in guerra erano rovinati e dissestati. Gli Stati Uniti invece escono dal conflitto con un’economia rinvigorita, mentre tutte le altre popolazioni sono tormentate dall’inflazione poiché vi è una scarsità dell’offerta, dei prodotti alimentari, e un eccesso di cartamoneta. Già quando gli Stati Uniti decisero solo di inviare prestiti e armi alla Gran Bretagna misero in moto l’economia, grazie alla produzione bellica, poi quando entrarono nel conflitto questa produzione si moltiplicò ancora di più, e inoltre, gli Stati Uniti non subirono invasioni nemiche, danni sul proprio territorio, per cui la loro economia era più che stabile. Era negli interessi degli USA ricostruire un economia di libero mercato internazionale, poiché data l’elevata produttività rischiava la sovrapproduzione che avrebbe nuovamente portato alla crisi, e anche perché se i paesi si chiudevano in barriere protezionistiche dando vita alla competizione si sarebbe ricreata un’atmosfera simile a quella che portò alla seconda guerra mondiale. Allora gli USA stabiliscono insieme ad altri paesi un sistema di pagamento stabile, nella conferenza di Bretton Woods, venne scelto il dollaro come mezzo di pagamento internazionale, 34 dollari equivalevano a un’oncia di oro fino, un’oncia sarebbero 28,35 grammi di oro fino. Quindi i forzieri di Woshington, Fort Knox, convertivano la moneta in oro ogni qualvolta gli venisse richiesto da una banca centrale. Così gli USA divennero garanti della stabilità monetaria internazionale, la moneta americana si rafforzò e i sistemi economici capitalistici vennero integrati, anche se sottomessi all’economia statunitense. Così gli USA fondarono il Fmi, Fondo monetario internazionale, per controllare le dinamiche finanziarie degli altri paesi e orientare le loro politiche economiche tramite anche prestiti in momenti di difficoltà. Fu creata anche una Banca mondiale per favorire la cooperazione internazionale.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale i fascismi crollarono, e un nuovo ordine mondiale venne ricostruito, però la questione non era solo territoriale, bensì era necessario anche porre le basi di nuovi ordinamenti politici. Già prima della fine del conflitto le forze alleate si erano incontrate a Jalta e poi a Potsdam per delineare gli scenari politici, dopo la fine del conflitto l’Europa era impoverita, indebitata, non svolgeva più il ruolo di continente-guida, bensì era divisa tra USA e URSS, perciò si parla di un bipolarismo, però comunque queste due grandi potenze hanno obiettivi diversi, gli USA vogliono un commercio aperto, internazionale, l’URSS invece vuole un mercato chiuso. Allora venne fondata l’ONU (Organizzazione delle nazioni unite, le cui basi già vennero delineate nella Carta atlantica firmata tra Roosevelt e Churchill, fondata sui 14 punti di Wilson, autodeterminazione dei popoli), che doveva garantire equilibrio tra le due superpotenze. Nella conferenza di San Francisco fu sottoscritta la Carta delle nazioni unite da 50 paesi, i poteri effettivi furono concentrati nell’organo esecutivo, il Consiglio di sicurezza, dove i membri permanenti erano le quattro potenze vincitrici (Usa, Urrs, Gran Bretagna e Francia) più la Cina, e avevano il diritto di veto. Le differenze di pensiero tra USA e URSS si facevano sentire sempre di più soprattutto nella conferenza di Parigi, l’URSS mirava a non far riprendere la Germania mentre gli USA che prevedevano un mercato internazionale volevano ricostruire le maggiori aree industriali, tra cui Germania e Giappone. Dalla conferenza solo l’URSS ottenne vantaggi territoriali, già riconquistò Giappone, penisola di Sakhalin a oriente, alcuni paesi baltici, Bessarabia, alcune regioni polacche e parte della Finlandia, anche la Polonia ottenne vantaggi a scapito della Germania, infatti le sottrasse Prussia orientale, Slesia e Pomerania. L’Italia invece perde parte dei suoi territori perché il Dodecaneso fu dato alla Grecia, parte della Venezia-Giulia alla Iugoslavia. Nella conferenza di Mosca i contrasti si fecero sentire ancora di più a causa del problema della Germania, che venne divisa in quattro parti dominate da URRS, Usa, Gran Bretagna e Francia, ma poi si vide divisa in due blocchi a causa dell’accorpamento delle zone occidentali Usa, Gran Bretagna e Francia. Così la Germania era divisa in Repubblica federale con capitale Bonn (Urss), Repubblica democratica con capitale Pankow (le altre tre), anche Berlino si trovò divisa in una parte orientale e occidentale. Inoltre gli Usa stavano estendendo il loro controllo nel Pacifico perché alla Germania venne vietata la costruzione di un nuovo esercito. Così nacque uno scontro, chiamato “guerra fredda”, tra Usa e potenze occidentali, e Urss e potenze a essa legate. Ciascuna superpotenza impone la propria ideologia politica infatti l’Europa orientale si sovietizzò rapidamente, infatti Chuchill disse che una linea immaginaria dal Mar Baltico al mar Adriatico divideva l’Europa, la cortina di ferro. Il presidente americano Truman accolse l’idea di Kennan che fosse necessaria una politica di contenimento di quest’espansione sovietica, infatti sostenne i governi politici anticomunisti. Già in Grecia ci fu una guerra civile quindi tra comunisti e monarchici, aiutati dagli USA la monarchia vinse. (questa è la dottrina Truman del contenimento).

Oltre che alla Grecia Washington fornì aiuto anche alla Turchia e annunciò anche un piano di aiuti economici per ricostruire l’Europa occidentale, tutto in funzione della lotta anticomunista. Il piano Marshall appunto, o Erp, European recovery program, prevedeva l’erogazione di prestiti, capitali, per accrescere la produttività dei paesi, e fu anche firmato un accordo commerciale, il General agreement on tariffs and trade (Gatt), che impegnava i paesi aderenti ad abbassare i dazi commerciali per costituire un area di libero scambio. Furono così creati enti a cui i paesi si rivolgevano per richiedere macchinari, generi alimentari e altro (Oece, Ocse, Eca), in tal modo il piano Marshall favorì una collaborazione economica tra i paesi europei, così vi fu una rapida ricostruzione dell’economia tedesca, la Gran Bretagna venne coinvolta nelle questioni europee, Francia e Germania collaborarono diminuendo le rivalità, infatti venne anche fondata la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca) per favorire la circolazione di carbone e acciaio.
L’Urss dà il via alla sovietizzazione dell’Europa orientale, sostituisce ai paesi influenzati dal comunismo dei governi autoritari guidati appunto da partiti comunisti, nazionalizza le imprese, collettivizza la terra, sia in Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria e Romania. Con la formazione del Comecon (Consiglio di aiuto economico), fu creata un’area di scambio fra i paesi dell’Est europeo e l’Urss. Solo in Iugoslavia, dove furono i partigiani guidati da Tito a liberare il paese dai nazisti, si formò la Repubblica federativa iugoslava, conservando dunque una posizione autonoma nei confronti di Mosca. Tito cercò di costruire un modello di socialismo che rifiutava il centralismo sovietico, e si fondava sul principio dell’autogestione economica. Invece nell’Europa occidentale si afferma l’influenza statunitense, in Grecia, come anche in Italia in cui vinse la Democrazia cristiana. L’equilibrio tra le potenze andava rompendosi, a Berlino le truppe sovietiche chiusero le vie d’accesso alla città per costringere le forze anglo-americane ad abbandonare la città così gli USA promuovono il patto atlantico che impegnava i paesi firmatari alla difesa reciproca e ad accettare la protezione militare americana, escludendo così i social comunisti dai governi europei.

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