Dalla metà del 2008, il quadro dell'economia globale sembra prendere altri contorni. Il primo elemento che sta mutando le dinamiche della globalizzazione è la recessione economico-finanziaria che dalla metà del 2008 ha colpito l'economia occidentale e di conseguenza anche altre economie, come quelle asiatiche, in ragione dell'alto grado di integrazione dei sistemi economici che è uno dei principali caratteri dell'economia globalizzata. Alle origini della recessione attuale c'è l'andamento del prezzo del petrolio, essenziale come fonte energetica e come materia prima. In termini reali (cioè rapportando il prezzo nominale al prezzo d'acquisto della moneta) il prezzo del petrolio è rimasto piuttosto stabile e a dei livelli ragionevolmente bassi, per un lungo periodo di tempo, grosso modo dalla metà degli anni 80 fino al 1999. Da allora e in particolare dal 2003 il prezzo è aumentato rapidissimamente fino a raggiungere e superare nettamente il livello già toccato nel corso degli anni 70 del XX secolo. La crescita della domanda di paesi entrati nella rete della globalizzazione (Cina, Asia orientale, India), la crisi internazionale che si è aperta nel 2001 e il crollo della produzione di petrolio iracheno, conseguenza dell'occupazione militare americana hanno contribuito in modo decisivo alla nuova crisi petrolifera, che potrebbe avere effetti strutturalmente simili a quelli registrati nel corso dello shock petrolifero degli anni 70: il prezzo delle materie prime e dei prodotti al consumo cresce, a causa dell'aumento dei prezzi dei carburanti del trasporto delle merci mentre diminuiscono sia il consumo che la produzione di merci.

Comunque rispetto alla crisi economica degli anni 70 quella che si è aperta nel 2008 ha un grave elemento in più, ovvero le serissime difficoltà sofferte da importanti banche e agenzie di investimento americane alcune delle quali sono state travolte dalla bancarotta prima che le autorità politiche riuscissero a intervenire per offrire un sostegno adeguato. La crisi finanziaria americana deriva dalle scelte compiute da numerosi istituti creditizi che hanno attuato politiche di credito particolarmente disinvolte, specie nel settore immobiliare, molti clienti privati hanno ricevuto mutui di importo più o meno significativo anche in assenza di adeguate garanzie ipotecarie, scelta giustificata da una valutazione ottimistica delle tendenze globali dell'economia, che si è poi rivelata drammaticamente sbagliata.
Quando la nuova recessione ha cominciato a colpire un numero consistente di creditori che avevano ricevuto crediti facili dalle banche, costoro si sono ritrovati nella condizione di non poter restituire i mutui alle banche e alle istituzioni finanziarie che gli avevano concessi. Per questo motivo gli istituti coinvolti hanno attraversato una crisi di liquidità estremamente grave: in qualche caso le banche più esposte hanno dovuto dichiarare bancarotta come accaduta per la banca americana Lehman Brothers. Poiché l'interconnessione mondiale dei sistemi finanziari è molto alta, la crisi dei colossi finanziari americani si è fatta sentire subito tanto in Europa che in Asia, dove i privati risparmiatori e banche dei diversi paesi possedevano nel loro portafoglio titoli o azioni di istituti colpiti dalla 'crisi dei mutui'.

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