La nuova fontiera di John Fitzgerald Kennedy e il sogno di Martin Luther King

Gli anni ’ 60 del ‘900 hanno visto negli Stati Uniti due importanti figure battersi per i diritti civili della gente di colore. Questi due grandi uomini sono John Fitzgerald Kennedy e Martin Luther King. In quel periodo, negli Stati Uniti, la lotta al razzismo era molto sentita. Infatti, in uno stato in cui vigeva una segregazione razziale di carattere istituzionalizzato, la separazione tra le razze avveniva innanzitutto nella vita di ogni giorno. Venivano tenuti distinti i bagni pubblici, i posti sull’autobus, le scuole, gli ospedali, i lavori, persino le istituzioni religiose e le chiese. Chi avesse voluto aspirare ad un livello di lotta politica superiore avrebbe dovuto prima combattere queste quotidiane ingiustizie che rendevano invivibile l’esistenza di più di venticinque milioni di uomini e donne nere che vivevano negli Stati del Sud.

Nel gennaio 1961 divenne 35° presidente degli Stati Uniti il democratico John Fitzgerald Kennedy. Di origine irlandese Kennedy fu il primo presidente della storia degli USA di religione cattolica. Non appena venne eletto, Kennedy si impegnò da subito a rinnovare la società americana e a favorire la distensione internazionale. La sua politica viene identificata come la politica della “Nuova Frontiera”; questa espressione venne utilizzata da Kennedy il 14 luglio 1960, durante il suo discorso di accettazione della nomination alla presidenza degli Stati Uniti alla convenzione democratica di Los Angeles. Il suo discorso recitava così:

“We stand today on the edge of a New Frontier--the frontier of the 1960's--a frontier of unknown opportunities and perils-- a frontier of unfulfilled hopes and threats.
Woodrow Wilson's New Freedom promised our nation a new political and economic framework. Franklin Roosevelt's New Deal promised security and succor to those in need. But the New Frontier of which I speak is not a set of promises--it is a set of challenges. It sums up not what I intend to offer the American people, but what I intend to ask of them. It appeals to their pride, not to their pocketbook--it holds out the promise of more sacrifice instead of more security.
But I tell you the New Frontier is here, whether we seek it or not. Beyond that frontier are the uncharted areas of science and space, unsolved problems of peace and war, unconquered pockets of ignorance and prejudice, unanswered questions of poverty and surplus. It would be easier to shrink back from that frontier, to look to the safe mediocrity of the past, to be lulled by good intentions and high rhetoric--and those who prefer that course should not cast their votes for me, regardless of party.”

“Ci troviamo oggi alle soglie di una nuova frontiera, la frontiera degli anni sessanta, una frontiera di sconosciute opportunità e pericoli, una frontiera di speranze inappagate e di minacce. La Nuova Libertà di Woodrow Wilson aveva promesso alla nostra nazione una nuova struttura politica ed economica. Il “New Deal” di Franklin Roosevelt aveva promesso sicurezza e assistenza ai bisognosi. Ma la Nuova Frontiera di cui parlo non é una serie di promesse, é una serie di sfide. Riassume non ciò che ho intenzione di offrire al popolo americano, ma ciò che ho intenzione di chiedere loro. Fa appello al loro orgoglio, non al loro portafogli; offre la promessa di un ulteriore sacrificio invece di un ulteriore sicurezza. Ma vi dico che la Nuova Frontiera é qui, sia che la cerchiamo o no. Oltre quella frontiera ci sono le inesplorate aree della scienza e dello spazio, problemi irrisolti di pace e guerra, ignoranza e pregiudizi, domande di povertà ed eccedenza a cui non si riesce a dare risposta. Sarebbe più facile ritirarsi da quella frontiera, guardare alla sicura mediocrità del passato, essere calmati dalle buone intenzioni e dall’alta retorica e quelli che preferiscono quella direzione, non dovrebbero votarmi.”
(Memorial Coliseum, Los Angeles, 15 luglio 1960)

L’amministrazione Kennedy, negli anni ’60, intraprese un’azione politica riformatrice, sia in materia di disarmo e di distensione internazionale, sia soprattutto in politica interna. Egli attuò infatti dei programmi di “guerra alla povertà” ed alla disoccupazione, prese dei provvedimenti a favore dell’istruzione e diede vita al progetto di legge contro la discriminazione razziale nei luoghi pubblici, nelle scuole e nelle imprese, a sostegno delle battaglie per i diritti civili intraprese dal movimento di protesta dei neri.

Per quanto riguarda la discriminazione razziale, la Corte Suprema statunitense si era pronunciata nel 1954 contro la segregazione razziale nelle scuole pubbliche, vietandola. Tuttavia, c’erano ancora molte scuole, soprattutto negli stati meridionali, che non rispettavano questa decisione. Inoltre rimanevano ancora in vigore le pratiche di segregazione sugli autobus, nei ristoranti, nei cinema e in molti altri luoghi pubblici. Migliaia di statunitensi di tutte le razze ed estrazione sociale si unirono per protestare contro questa discriminazione. Kennedy in quel periodo sostenne l’integrazione razziale ed i diritti civili e chiamò inoltre a sé, durante la campagna elettorale del 1960, la moglie dell’allora imprigionato reverendo Martin Luther King, guadagnandosi così il consenso della popolazione nera alla sua candidatura. Però, da presidente, temette che i movimenti dal basso avrebbero potuto irritare troppo i bianchi del Sud che infatti inizialmente tentarono di ostacolare il passaggio delle leggi sui diritti civili attraverso il Congresso, dominato dai Democratici del Sud, allontanandosi dalle posizioni dei movimenti. Il risultato fu quello di venire accusato da molti leader dei movimenti dei diritti civili di non dar loro il sostegno promesso, tanto che qualcuno lo accusò di aver strumentalizzato i movimenti per i diritti civili in chiave meramente elettorale. Cosa che però Kennedy non aveva intenzione di fare.
Il presidente Kennedy fu assassinato a Dallas, in Texas, il 22 novembre 1963 mentre era in visita locale della città. La notizia dell’assassinio scosse il mondo intero; lui era stato colui che più di ogni altro politico aveva rappresentato la grande speranza per i neri di riscattarsi dalla loro posizione di segregazione.

Martin Luther King Jr. é stato un politico, attivista e pastore protestante statunitense, leader dei diritti civili e icona mondiale della lotta nonviolenta contro il razzismo. Si fece portavoce di molte manifestazioni contro il razzismo e la segregazione razziale. L’episodio che diede il via all’ondata di proteste ed anche all’impegno politico vero e proprio di King fu l’arresto di Rosa Parks. Rosa Parks era una donna di colore che nel dicembre 1955 si rifiutò di abbandonare il proprio posto, destinato ai soli passeggeri bianchi ma l’unico rimasto libero, sull’autobus che la stava riportando a casa; il conducente dell’autobus, di fronte al rifiuto della donna si fermò e chiamò la polizia. Rosa fu arrestata ed incarcerata. In un primo momento la notizia scatenò una reazione violenta da parte della comunità nera di Montgomery e la polizia reagì agli incendi degli autobus e alle vetrine fracassate sparando. A quel punto King propose di affrontare la situazione in modo radicalmente diverso. Bisognava attuare un sistema di protesta non violento, basato sulla resistenza passiva e sul boicottaggio. La comunità nera infatti reagì boicottando tutti i mezzi di trasporto pubblico; essi si spostavano come potevano, a piedi o con l’aiuto di tassisti e liberi cittadini che si prestavano volentieri alla protesta. Martin Luther King cominciava ad essere conosciuto da tutta la comunità nera americana.

Il suo discorso più famoso é quello pronunciato davanti al Lincoln Memorial di Washington il 28 agosto 1963 al termine di una marcia di protesta per i diritti civili. In questa occasione, King e John Fitzgerald Kennedy si trovarono a collaborare. La marcia era stata infatti organizzata per dare ulteriore forza ad un’iniziativa del presidente che aveva presentato al Congresso un provvedimento che sanciva pari diritti per bianchi e neri d’America. L’idea del presidente, però, venne fortemente osteggiata dagli stati del Sud. L’idea originale della manifestazione era quella di una marcia che facesse risaltare tutte le ingiustizie e le disperate condizioni in cui erano costretti a vivere gli Afroamericani del Sud degli Stati Uniti. Kennedy e la Casa Bianca però temevano che la marcia potesse influire negativamente sul provvedimento sui diritti civili che sarebbe stato esaminato dal Congresso. King allora si trovò a dover mediare tra le idee di Kennedy, a cui in quel periodo si stava sempre più avvicinando, e le intenzioni degli altri leader afroamericani. Alla fine l’influenza di Kennedy ebbe ragione e l’evento acquisì un tono meno stridente e drammatico.

Ecco un estratto dal discorso di Martin Luther King:
“Let us not wallow in the valley of despair, I say to you today, my friends.And so even though we face the difficulties of today and tomorrow, I still have a dream.
It is a dream deeply rooted in the American dream.I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal."
I have a dream that one day on the red hills of Georgia, the sons of former slaves and the sons of former slave owners will be able to sit down together at the table of brotherhood.
I have a dream that one day even the state of Mississippi, a state sweltering with the heat of injustice, sweltering with the heat of oppression, will be transformed into an oasis of freedom and justice.
I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character.
I have a dream today!
I have a dream that one day, down in Alabama, with its vicious racists, with its governor having his lips dripping with the words of "interposition" and "nullification" -- one day right there in Alabama little black boys and black girls will be able to join hands with little white boys and white girls as sisters and brothers.
I have a dream today!I have a dream that one day every valley shall be exalted, and every hill and mountain shall be made low, the rough places will be made plain, and the crooked places will be made straight; "and the glory of the Lord shall be revealed and all flesh shall see it together."

“Non indugiamo nella valle della disperazione. Oggi, amici miei, vi dico: anche se dobbiamo affrontare le difficolta' di oggi e di domani, io continuo ad avere un sogno. E un sogno che ha radici profonde nel sogno americano.
Ho un sogno, che un giorno questa nazione sorgera' e vivra' il significato vero del suo credo: noi riteniamo queste verita' evidenti di per se', che tutti gli uomini sono creati uguali.
Ho un sogno, che un giorno sulle rosse montagne della Georgia i figli degli ex schiavi e i figli degli ex padroni di schiavi potranno sedersi insieme alla tavola della fraternita'.
Ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, dove si patisce il caldo afoso dell'ingiustizia, il caldo afoso dell'oppressione, si trasformera' in un'oasi di liberta' e di giustizia.
Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per l'essenza della loro personalita'.
Oggi ho un sogno.
Ho un sogno, che un giorno, laggiu' nell'Alabama, dove i razzisti sono piu' che mai accaniti, dove il governatore non parla d'altro che di potere di compromesso interlocutorio e di nullification delle leggi federali, un giorno, proprio la' nell'Alabama, i bambini neri e le bambine nere potranno prendere per mano bambini bianchi e bambine bianche, come fratelli e sorelle.
Oggi ho un sogno.
Ho un sogno, che un giorno ogni valle sara' innalzata, ogni monte e ogni collina saranno abbassati, i luoghi scoscesi diventeranno piani, e i luoghi tortuosi diventeranno diritti, e la gloria del Signore sara' rivelata, e tutte le creature la vedranno insieme.”

L’enorme folla che ascoltò questo discorso poté anche assistere alla stretta di mano tra Kennedy e King. La marcia ottenne un notevole successo.
Con questo famosissimo discorso, Martin Luther King con la ripetizione della frase “I have a dream” voleva sottointendere l’attesa che egli coltivava, assieme a molte altre persone, affinché ogni uomo venisse riconosciuto uguale ad ogni altro, con gli stessi diritti e le stesse prerogative. Egli, molte volte fu soggetto ad aggressioni e a offese molto gravi, finché il 3 aprile 1968 non venne assassinato. Quel giorno, King si era posto a capo di un corteo di spazzini a Memphis; corteo che però si trasformò in una battaglia urbana dove centinaia di neri fracassarono vetrine e tirarono pietre alla polizia. Dopo questo corteo, King rientrò al suo motel, dove tentò di organizzare un nuovo corteo per uno dei giorni successivi. Ma nel momento in cui King uscì sul balcone della sua camera per prendere un po’ di aria, venne colpito da un colpo di fucile di precisione alla testa. King quindi ebbe una fine simile a quella dell’amico John Fitzgerald Kennedy. La comunità afroamericana (e non solo) era completamente afflitta; essa aveva perso il suo leader, colui che aveva dato la vita per far sì che i diritti civili delle persone di colore venissero rispettati.
I risultati di King e della SCLC (la Southern Christian Leadership Conference, fondata da King ed altri attivisti della comunità afroamericana un decennio prima) furono significativi. Insieme infatti avevano organizzato decine e decine di marce e manifestazioni di protesta per assicurare alla comunità nera d’America il diritto di voto, la fine della segregazione, pari diritti sul lavoro e altri basilari diritti civili. Molte delle richieste furono in seguito accolte e si tradussero in leggi degli Stati Uniti, grazie all’approvazione di documenti come Il Civil Rights Act (1964) ed il Voting Rights Act (1965).

Registrati via email