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I neri negli Stati Uniti

In molti Stati facenti parte degli USA esisteva una segregazione razziale simile a quella del Sudafrica: scuole, ospedali, ristoranti, alberghi dei neri erano separati da quelli dei bianchi e erano di qualità inferiore. Molto spesso i neri non potevano esercitare neppure il diritto di voto a causa di una serie di complessi regolamenti che rendevano loro difficile iscriversi alle liste elettorali.

Negli anni Cinquanta i neri cominciarono a rivendicare i loro diritti. In particolare il pastore battista Martin Luther King si impegnò nella lotta contro la segregazione razziale ed era un forte sostenitore della parità di diritti tra bianchi e neri. Egli scelse la non violenza, ispirandosi a Gandhi e organizzò diverse proteste e manifestazioni com per esempio
il boicottaggio dei trasporti pubblici a Montgomery (Alabama, 1955), la marcia di Washington (1963) a cui parteciparono 250.000 persone. Per questo suo impegno gli venne assegnato il premio Nobel per la pace nel 1964.

Grazie all’opera di King e alle pressioni dell’opinione pubblica tra il 1963 ed il 1965 il Governo federale impose a tutti gli Stati l’abolizione della segregazione razziale e di ogni regolamento discriminatorio nei confronti dei neri.

La fine della segregazione razziale eliminò le profonde differenze nelle condizioni di vita e il razzismo rimase molto forte negli USA: questa situazione provocò negli anni successivi numerose rivolte, come per esempio quella di Los Angeles nel 1965 che causò 34 morti e 1000 feriti.

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Martin luther king

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