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Nazismo

In Germania, dopo la guerra, si affermò il Partito Nazionalsocialista, guidato da Adolf Hitler, che era nato in Austria da una famiglia di impiegati. L’ideologia hitleriana mescolava ingredienti capaci di attirare gli strati più diversi della società.
Hitler:
• soffiava sul fuoco del risentimento per la sconfitta subita e proclamava la revisione dei trattati di pace;
• proponeva un’espansione della Germania come grande potenza;
• proponeva di eliminare i bolscevichi, cioè i comunisti, e di costruire una società unita e ordinata, basata sui valori della comunità del popolo.
Alla propaganda il nazismo affiancò la violenza, dando vita a squadre paramilitari, le SA e soprattutto nel 1926 le SS (le Squadre di protezione), che negli anni seguenti seminavano terrore in Germania e in Europa.
Hitler non predicava l’odio contro gli Ebrei, ma li quantificava come razza inferiore, mettendo di fronte i tedeschi ariani come razza eletta.

Nel 1932 Il Partito Nazista raggiunse il 37.3% L’anno dopo Hidenburg, presidente della Repubblica, decise di affidare a Hitler la caricare di cancelliere.
Nello stesso anno ci fu l’incendio del Reichstag, il parlamento, un pretesto per arrestare oltre 4000 militanti comunisti, liberali e socialisti.
Il 20 marzo 1933 a Dachau ci fu il primo campo di concentramento per i prigionieri politici.
Nel 1934 Hitler ordinò alle SS di eliminare i dirigenti della SA.
Ancora nel 1934, alla morte di Hidenburg, Hitler divenne capo dello Stato.
Possiamo identificare tre tipi di violenza nazista:
• la repressione politica;
• la repressione sociale: zingari, vagabondi, prostitute, alcolizzati e omosessuali;
• la repressione razziale: contro gli Ebrei.

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