Ali Q di Ali Q
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La nascita del Nazismo

Nel 1929, la Germania viene colpita dalla crisi economica molto più delle altre nazioni d’Europa. Si tratta infatti di una grande depressione su una nazione già indebolita, tant’è vero che la crisi inizia in Germania assai prima del famoso “giovedì nero” (29 ottobre 1929).

Il crollo di Wall Street causa dunque il ritiro degli investimenti americani dall’economia tedesca, con conseguente ed ulteriore svalutazione monetaria.
Ne vengono così avvantaggiati tutti i partiti che promettono una rapida risoluzione della crisi: il Partito Comunista e quello Nazional-socialista di Adolfo Hitler.
Egli ottiene infatti successi premendo sulla rinascita del potere tedesco, aggiudicandosi anche l’appoggio del Partito Popolare Tedesco-nazionale capeggiato da Hugenberg.

Il partito di Hitler si impone presto all’opinione pubblica di quegli anni, anche con sfilate che ricordano quelle militari e bandiere colorate rosse con una croce nera uncinata: la svastica, che diventerà simbolo del partito.

Hitler ha capito infatti che, avendo la società industriale portato alla disgregazione dei valori familiari e religiosi, le masse hanno bisogno di fare parte di una comunità con riti e miti, e il nazional-socialismo soddisfa questo bisogno.
I nazional-socialisti dispongono anche di corpi para-militari, tra cui le Squadre d’assalto (S.A.) con la “camicia bruna”, e le Staffette di difesa (S.S.).

Nello stesso anno, la destra nazionalista organizza un referendum contro il Piano Young (che nel frattempo aveva sostituito il piano Dawes), ma si presenta solo il 10% vi aderisce.

All’inizio, Hitler si era accostato al ministero del cattolico Brüning, il quale aveva ridotto i salari e accresciuto le tasse onde far fronte alla crisi economica. Ma in un secondo periodo lo disconosce.
La crisi ha infatti indebolito moltissimo sia i social-democratici che i cattolici, i quali già devono fronteggiare Comunisti e Nazionalisti, ed ora anche il partito Nazional-socialista di Hitler.

Nel 1930, dunque, le elezioni premiano comunisti ed hitleriani, a scapito dei partiti moderati. Il nazional-socialismo è infatti sempre più popolare, specie presso quella piccola borghesia che la crisi rischia di gettare nel proletariato, e che è perciò ostile al socialismo e al capitalismo, e anche all’alta finanza ebraica.
Molto forte è anche l’appoggio tra i contadini, che svendono terre e bestiame a causa della miseria e che sono pertanto anch’essi ostili alla plutocrazia degli ebrei.

Altri consensi si registrano nelle città, presso le “aristocrazie” operaie e i quadri amministrativi, e presso i disoccupati, a cui Hitler promette invece “pane e lavoro”, dal momento che è suo fermo obiettivo, se gli riuscisse di salire al potere, non pagare i debiti di guerra.

Nel 1932, alle elezioni presidenziali si presenta lo stesso Hitler.
La classe dirigente, però, spera che saranno i conservatori a salvare la repubblica, e propone perciò quale suo candidato alla presidenza Hindenburg.
Le elezioni vengono vinte da Hindenburg, e questi nomina Hitler Cancelliere.

Hindenburg era già stato presidente dopo la morte di Ebert.
In quegli anni Stresemann era diventato ministro degli esteri, ed era poi morto nel 1929.

In questo secondo mandato Hindenburg vorrebbe servirsi della popolarità di Hitler per ricompattare lo stato, sperando che poi, lui o il suo, governo potessero contenerlo. Purtroppo si sbaglierà.
La verità è che la democrazia tedesca è ormai entrata in agonia. Oltretutto il nazionalismo ha fatto in quei pochi anni passi da gigante.
Era dunque nato il mito della germania tradita, secondo cui la sconfitta era stata causata dai partiti, e per questo si incolpavano comunisti e liberali di eccessivo “internazionalismo”.
Il nazionalismo tedesco vorrebbe riportare ordine nel paese grazie ad un governo accentrato e godendo della fiducia nello stato.
Sempre secondo il nazionalismo, grande nemico alla rinascita tedesca sarebbe l’ebraismo, visto come una “lebbra sociale” da cui la Germania è strangolata. Lo stesso comunismo, infatti era nato dalle idee dell’ebreo Marx e sicuramente era stata questa “congiura ebraica” –che abilmente aveva saputo manovrare i partiti- a causare la sconfitta del paese.

Obiettivo principale è dunque eliminare comunisti ed ebrei.

Hitler, che ha capito quali sono i piani di Hindenburg, decide allora di rompere gli indugi e di salire al potere.
Hitler fa incolpare i comunisti dell’incendio al palazzo del parlamento e cancella le garanzie della Costituzione di Weimar.
Quando poi Hindenburg, per costruire un regime autoritario e conservatore, costituisce un regime presidenziale all’infuori dei partiti, la crisi è profonda.
Nel 1933 Hitler sale dunque al potere e, dopo aver eliminato tutti i partiti tranne il suo, instaura una dittatura. In questo disegno è facilitato dalla successiva morte di Hindemburg nel 1934.
Il 30 giugno 1934 (la famosa “notte dei lunghi coltelli”) Hitler fa anche eliminare i leader dissidenti.

Ha inizio una svolta nella storia della Germania: Hitler è il Führer, il partito e la repubblica è caduta. Al suo posto c’è adesso il “terzo reich” (terzo dopo quello romano e quello di Guglielmo II).
Questo nuovo “reich” ha come miti la “potenza” e la “purezza di razza”.
Tanti sono i testi e gli intellettuali a servizio di questa ideologia, come i saggi antropologici di Gobineau e di Chamberlain, i testi filosofici di Hegel, Nietzsche, Fichte, Spengler e Feder, e naturalmente il libro “Mein Kampf” scritto da Hitler durante la detenzione a seguito del colpo di stato di Monaco, il quale riassume in sé tutti i punti chiave dell’emergente “Nazismo” (questo è il nome con cui sarà più comunemente denominato e ricordato nella storia il Nazional-socialismo).

La popolazione tedesca vuole inoltre che questo reich sia molto più esteso, con uno “spazio vitale” che consenta di riprendere il processo di espansione.
Ne conseguono dunque mire di espansione verso Austria, Polonia e Cecoslovacchia, territori slavi e balcani da sempre di influenza tedesca.
Tali rivendicazioni si spiegano anche con ragioni economiche.

Oltre a questo, Hitler e il suo collaboratore Göring hanno già organizzato anche il riarmo navale.

Hitler fa sì anche che la Germania si ritiri poi dalla Società delle Nazioni, strumento di predominio anglo-francese in Europa.

Successivamente stipula il Patto a quattro con Italia, Francia e Gran Bretagna, al fine di garantire la pace.
Buoni sono anche i rapporti della Germania con la Russia (diventata U.R.S.S.), la quale consente il riarmo tedesco anche se il Trattato di Versailles lo vieterebbe.

Presto comincia infatti una vera e propria sfida al trattato di Versailles.
La Germania reclama infatti il bacino del Saar e rimilitarizza la Renania.

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