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Nazionalsocialismo in Germania

L’11 novembre del 1918 la Germania aveva firmato una resa senza condizioni in quanto era crollato il fronte interno, ovvero il morale della popolazione. Dopo l’ammutinamento della base navale di Kiel, ci furono rivoluzioni a Monaco e a Berlino che provocarono l’abdicazione dell’imperatore Guglielmo II. A firmare l’armistizio fu il socialdemocratico del nuovo governo Friedrich Ebert, bollato dall’estrema destra come criminale di Novembre che aveva pugnalato alla schiena la Germania, portata alla rivoluzione quando era in grado di vincere il conflitto. La repubblica di Weimar firmò un trattato pesantissimo, detto spesso pace cartaginese. Nella conferenza di Versalilles, dove la Germania non fu neanche ammessa si stabilirono amputazioni territoriali (territori ridotti del 13%: tolte le colonie, ceduta l’Alsazia Lorena alla Francia, cessione di una porzione di territorio allo stato polacco, separazione della Prussia orientale tramite il corridoio di Danzica), limitazioni militari (vietati carri armati, sottomarini, artiglieria, riduzione flotta e esercito, occupazione alleata nella Saar, regione ricca, smilitarizzazione Renania), e un’indennità di guerra (in quanto considerata unica responsabile del conflitto dovette pagare 269 miliardi di marchi ridotti a 132 rateizzati in 40 rate). Nel 1923 la Germania chiese di poter ritardare il pagamento della quota dell’indennità dell’anno, Francia e Belgio risposero invadendo il bacino carbonifero della Ruhr, prelevando la somma in materie prime. Il governo esortò la popolazione alla resistenza passiva, promettendo comunque la paga dei salari: ciò aumento notevolmente l’inflazione e la svalutazione del marco che perse quasi ogni valore. Solo pochi grandi possidenti e speculatori passarono indenni, o trassero vantaggio, da tale inflazione: tutti gli altri settori si trovarono in difficoltà e soprattutto i piccoli risparmiatori. L’economia si riprese solo grazie a capitali statunitensi che fecero però sentire la crisi usa del 1929 sulla Germania: nel 1932 vi erano 6 milioni di disoccupati. Ciò fece aumentare il consenso nel partito nazista che si opponeva alla repubblica di Weimar. Il leader di questa formazione era Adolf Hitler (1889), nato in Austria. Nel 1907 si trasferì a Vienna e non fu ammesso all’accademia delle arti figurative. Rimase comunque a Vienna ove maturò le sue idee antisemite e antisocialiste. Si arruolò come volontario nella prima guerra mondiale, fu ferito e decorato due volte. Rimase nella capitale tedesca, Monaco, dove aderì a un partito locale di cui divenne capo: dal 1920 il nome fu Partito nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP) che teorizzò i suoi obbiettivi in 25 punti nel 1920: l’abolizione del trattato di Versailles e dello stato liberale, a cui si aggiungevano richieste antisemite, nazionaliste e perfino socialiste, come la statalizzazione dei monopoli economici. Nel 1923 egli tentò con il putsch di Monaco un colpo di stato in Baviera in modo da conquistare la regione e proporre una sorta di Marcia su Berlino di tutte le forze di estrema destra. Il colpo fallì seppure fu una sorta di pubblicità per Hitler e il suo partito. Hitler fu condannato per alto tradimento a 5 anni di carcere nei quali nel 1924 iniziò a scrivere il Mein Kampf dove, in modo organico e coerente, egli strutturò le sue idee a cui rimase sempre coerente. Egli condivise l’idea di pugnalata alla schiena, causata dai marxisti ai quali vennero attribuite le responsabilità delle rivoluzioni del novembre 1918. Secondo Hitler quei marxisti erano manovrati dagli ebrei, i veri nemici della Germania. Questi starebbero, secondo Hitler, congiurando segretamente per la conquista del mondo, utilizzando l’arma del marxismo che gli permette di distruggere la coesione interna di una nazione, di cui diventano capi. La Germania corre il rischio di diventare un paese comunista dominato dagli ebrei. In alcuni passi egli elogia Mussolini, per la radicalità con cui è opposto al comunismo. Nel nazismo l’antisemitismo fu elemento centrale e decisivo, nel fascismo questo fu secondario e arrivò solo nel 1938 con la concezione che gli ebrei erano i capi del marxismo. Il legame tra antisocialismo e antimarxismo si avvicina ai protocolli dei savi anziani di sion, adottati dai bianchi (avversari dei bolscevichi) durante la guerra civile russa nel 1919-20. Se in Russia l’odio antiebraico era di carattere tradizionale e religioso, in Hitler esso si fuse con le teorie razziste ottocentesche. Secondo queste esiste una razza ariana, bianchi indeuropei, che ha caratteristiche superiori rispetto alle altre e ha perciò diritto di dominarle, in quanto fondatore della cultura umana. L’ebreo vuole distruggere ciò che l’ariano produce tramite il marxismo: ma dato che tale dottrina non penetra in una società ariana, l’ebreo deve prima imbastardirla, minandole la purezza. Gli ebrei sono presentati come esseri semi demoniaci che mirano alla conquista del mondo. Secondo lo psicanalista Erich Fromm l’adesione al nazismo era una sorta di rifugio di fronte al senso di impotenza dell’uomo moderno, travolto da forze gigantesche, desideroso di unirsi ad altri uomini, di sentirsi unito a loro tramite vincoli nazionalisti e razziali. Il nazionalsocialismo attenuò negli individui l’angoscia e spiegò le catastrofi tedesche: la sconfitta militare, l’inflazione, la crisi economica tutto imputato all’ebreo verso al quale si poteva incanalare concretamente rabbia e esasperazione. Situazioni simili si verificarono nell’età medievale e moderna in risposta alla peste (1348-49, 1530 Ginevra, 1630 Milano) attribuita agli ebrei. Secondo lo storico inglese Norman Cohn il nazismo ha numerose affinità con i movimenti millenaristici: successivi a un’instabilità economica, proponevano tramite un profeta una nuova speranza, una promessa che avrebbe portato a una nuova età dell’oro, il terzo Reich. Con nazismo secondo Mosse siamo di fronte a una fede più che a una proposta politica. La crisi del 1929 ebbe effetti dirompenti sull’economia tedesca: la produzione e le esportazioni diminuirono, chiusero molte fabbriche, ci furono 6 milioni di disoccupati e politicamente ciò rafforzò le opposizioni al governo democratico formato da cattolici (Zentrumspartei) e socialdemocratici (SPD). Si moltiplicarono le adesioni al partito comunista e quella al partito nazista. Si indebolirono i partiti di centro e il ruolo del parlamento, tanto che il governo rispose del suo operato solo al presidente Hindenbrug, data la crisi politica. Nel 1932 i partiti del governo rielessero il generale Hindenburg alla guida della Repubblica per bloccare Hitler. Le elezioni del 1932 videro radicalizzarsi i comunisti e i nazisti, che ottennero l’appoggio della piccola borghesia e delle classi popolari fiduciose nell’annullamento della disoccupazione. Nel 1933 Hitler fu nominato cancelliere dal presidente: egli presiedette un governo di coalizione, oltre a lui solo 2 ministri erano della NSDAP, gli altri erano conservatori. La borghesia nazista voleva sfruttare il nazismo per i propri interessi.

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