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La Germania nazionalsocialista

Dal 1930 al 1933 la Germania fu investita da una crisi economica le cui conseguenze (soprattutto un’estesa disoccupazione) provocarono la fine della repubblica di Weimar. In questo periodo governarono i cattolici Brüning e von Papen e il generale Schleicher, senza però riuscire a formare governi stabili. Vi furono perciò frequenti elezioni e in quelle del 1932 i nazionalsocialisti (NSDAP) divennero il più forte partito tedesco, mentre i comunisti guadagnarono voti a spese dei socialdemocratici. L’avanzata dei comunisti intimorì gli ambienti capitalistici, tanto che alla fine del 1932 industriali e banchieri decisero di dare il loro pieno sostegno a Hitler. Il 30 gennaio del 1933 Schleicher affidò il cancellierato a Hitler, che instaurò rapidamente la dittatura.
Il regime hitleriano, come quello fascista, sopprime tutti i sindacati che furono sostituiti da un’associazione chiamata “Il fronte del lavoro”, una sorta di organismo corporativo all’interno del quale si collocavano sia lavoratori che imprenditori.

Hitler era salito al potere mediante una normale competizione elettorale. In questi suoi successi elettorali ebbero un ‘importanza rilevante anche le violenze compiute dalle SA (squadre d’assalto) accanto le quali furono istituite, più tardi, le SS, una sorta di guardia personale di Hitler, che poi nel corso del tempo si accrebbero enormemente come numero. Inoltre Hitler creò la Gestapo, una polizia politica, una polizia segreta che doveva controllare i cittadini, la loro vita privata per allontanare tutti i possibili pericoli, primi fra tutti i comunisti. Inoltre Hitler, nella notte del 30 giugno del 1934, la cosiddetta notte dai lunghi coltelli, decide di sterminare i nemici interni e fra questi i capi delle SA (che avevano nel loro pensiero delle idee anticapitalistiche). Venne ucciso anche Gőring che rappresentava l’ala sinistra del partito.
Il partito si occupò anche di controllare e gestire il mondo operaio attraverso il riassorbimento dei disoccupati: la disoccupazione viene quasi completamente risolta. Inoltre in questi primi anni ci sarà un forte controllo dello Stato sull’industria attraverso un investimento soprattutto nell’ambito dell’industria automobilistica. Hitler introdusse il cosiddetto Neuer Plan, una sorta di controllo dall’alto del sistema economica (cosa che era comune in tutti i sistemi totalitari).
Per quanto riguarda il controllo sulla religione Hitler praticamente mise a tacere sia la chiesa cattolica sia la chiesa protestante attraverso una serie di concordati che garantivano, in cambio del silenzio, una certa libertà di culto (sempre però entro dei limiti). In realtà quella hitleriana fu una nuova religione perché l’ideologia hitleriana costituiva una sorta di neopaganesimo che vantava la superiorità della razza ariana su
Inoltre coloro che non si uniformavano al regime venivano perseguitati e internati nei lager: tra questi i testimoni di Geova, comunisti, omosessuali, delinquenti comuni e gli Ebrei.
Uno degli obiettivi di Hitler era quello di far uscire la Germania dalla Società delle nazioni: in questo modo la Germani si contrapponeva a quella che era la volontà delle potenze dominanti. Lo scopo di Hitler era quello di revisionare i trattati di Versailles e soprattutto di conquistare per la Germania lo spazio vitale (un’area in Europa dove il popolo di lingua, etnia, cultura tedesca doveva stabilirsi). Hitler voleva espandersi soprattutto dove c’erano già gruppi di Tedeschi che però non erano sotto il controllo della Germania, e quindi soprattutto nell’Europa orientale (Austria, Polonia, Cecoslovacchia). Quindi lo spazio vitale indica l’idea di ingrandire i confini della Germania, creare una grande Germani all’interno della quale fosse riunificato tutto il popolo tedesco. Gli altri popoli, secondo l’ideologia hitleriana, essendo di razza inferiore, dovevano essere sacrificati per la supremazia della razza tedesca. Proprio per realizzare questo progetto Hitler, andando contro quella che era una clausola imposta alla Germania, comincia il riarmo introducendo, nel 1935, la leva obbligatoria.
Un altro cardine dell’ideologia hitleriana era l’antisemitismo. Hitler riprende il filosofo Fichte, secondo il quale il popolo tedesco era caratterizzato da una lingua pura, una lingua che non si era contaminata con altri dialetti, come invece avevano fatto il francese e l’italiano che secondo lui erano delle lingue morte, lingue nate sul ceppo latino. Hitler riprende questa idea del popolo puro, della razza eletta, ma non parla di superiorità linguistica. Hitler credeva nell’esistenza di differenti razze e di una gerarchia fra le razze, alcune inferiori altre superiori. La razza ariana era una razza superiore che doveva sottomettere le razze inferiori ma in particolare doveva eliminare la razza ebrea, perché gli Ebrei, secondo Hitler, erano un popolo che aveva la tendenza a ibridarsi (mescolarsi con le altre popolazioni, con la altre razze). La politica dell’antisemitismo si fonda su quest’idea e diventa poi uno dei punti cardine del programma hitleriano. Questa politica si concretizza attraverso 3 fasi: la prima è quella che inizia nel 1935 con l’emanazione delle leggi di Norimberga, che erano delle leggi che legalizzavano questa discriminazione. Con questa legge gli Ebrei venivano esclusi dalle scuole, venivano vietati i matrimoni misti, venivano privati della libertà di lavoro. Quindi venne creato un apparato legislativo che rendeva molto difficile agli Ebrei vivere in Germania tant’è vero che dopo l’emanazione di queste leggi molti Ebrei cominciano a espatriare. La seconda fase è quella che si lega alla famosa notte dei cristalli dell’8 novembre del 1938: in questa notte vengono distrutte le vetrine di negozi, sinagoghe, di abitazioni appartenenti agli Ebrei e non solo decine di Ebrei persero la vita ma inizia anche la loro deportazione nei campi di concentramento. Il primo campo di concentramento fu creato nel 1933 ed era quello di Dachu vicino Monaco di Baviera. L’ultima fase è quella chiamata della cosiddetta soluzione finale, quando c’è la pianificazione vera e propria dello sterminio degli Ebrei.
Per quanto riguarda la politica economica, quella nazista riprese molto quella fascista: era quindi un’economia governata dall’alto. Inoltre questa politica economica consisteva nell’obiettivo della piena occupazione (che venne raggiunto). Il perno di questa politica economica fu l’adozione di un vasto piano di opere pubbliche e l’industria bellica per il riarmo che serviva a operare la ripresa industriale. I salari restano comunque molto bassi e le condizioni di vita non migliorano molto, però rispetto al 1932 dove i disoccupati erano arrivati a 13 milioni, questo periodo fu percepito dalla popolazione come un miglioramento generale anche se non ci fu un arricchimento della popolazione. Il simbolo di questa ripresa era la Wolfvagen, la macchina del popolo che veniva venduta a prezzi molto bassi.
Inoltre se in una prima fase la ripresa industriale era subordinata agli interessi dei grandi capitalisti e degli industriali che avevano permesso a Hitler di ascendere al potere, nella seconda fase lo Stato subordinava la produzione industriale: era l’economia che doveva mettersi al servizio dello Stato per l’autoaffermazione della nazione.

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