Ominide 476 punti
Questo appunto contiene un allegato
Nazionalismo di fine secolo scaricato 4 volte

Lo scontro fra le grandi potenze

Il nazionalismo di fine secolo
Nel 1870, con la Francia e l’Austria indebolite e l’Inghilterra interessata soprattutto alla tutela del proprio impero coloniale, la Germania si pone come perno degli equilibri Europei. Tali equilibri vengono ostacolati dal crescente nazionalismo, fondato sulle idee romantiche di nazione e popolo, che nel fine ‘800 si spinse verso posizioni più aggressive riguardo ai popoli stranieri per una politica di potenza e di espansione. Tutto ciò è dovuto ad una concorrenza economica tra i Paesi Europei. Movimenti nazionalistici sorgono in tutti i Paesi Europei: in Francia, particolarmente forte era il sentimento di revanche (rivincita) contro la Germania, nasce quindi la Lega Pangermanica che nel ‘900 entrerà nel partito nazista. In Italia nasce l’Associazione Nazionalistica Italiana nel 1910.

La Germania bismarckiana
Dopo l’unificazione tedesca la sua economia crebbe a tal punto da poter superare, in alcuni settori, l’Inghilterra. In Germania, il forte sentimento nazionalista da vita ad uno Stato Federale formato da 25 Stati, i quali godevano di autonomie amministrative e convivevano con n solido governo centrale.

Nonostante l’autoritarismo non mancava una buona partecipazione politica tra i diversi partiti in Parlamento:
1. Destra: rappresentava l’aristocrazia degli junker.
• partito conservatore
• partito conservatore moderato
2. Partito nazional-liberale: rappresentava la borghesia industriale e commerciale.
3. Partito di centro (Zentrum): rappresentava il cattolicesimo moderato del Sud ostile all’egemonia culturale e politica della Prussica.
4. Partito socialdemocratico: rappresentava i ceti operai.
Nel 1871 inizia una campagna politica contro i cattolici del Partito di centro per consolidare la forza dell’esecutivo (Bismarck rivendicò il controllo statale sulle attività della chiesa cattolica in Germania); l’iniziativa non ottenne i risultati sperati, anzi il partito di centro conseguì un notevole successo alle elezioni del 1878.
Cresce il partito socialdemocratico acquisendo un forte potere politico, per fermare la loro ascesa il Parlamento varò una legislazione anti-socialista che venne però abrogata successivamente. Intanto Bismarck cercò di erodere i consensi elettorali dei socialdemocratici varando riforme a favore delle classi lavoratrici, il cancelliere usò il termine socialismo di stato. Quindi in Germania si trovarono a convivere l’autoritarismo politico ed una legislazione sociale fra le più progredite del tempo.

Bismarck ed il “concerto” europeo delle potenze

Fra il 1870 ed il 1890 Bismarck divenne mediatore ed arbitro delle relazioni internazionali in Europa. La Germania oltre ad adoperarsi ad essere perno degli equilibri Europei (come detto nel primo riassunto) individua scenari strategici:
1. Isolamento della Francia (poiché era l’unica che poteva competere con la Germania): nel 1873 la Germania stipulò con Austria e Russia il patto dei 3 imperatori in funzione antifrancese; fu un alleanza debole a causa dei continui scontri fra Austria e Russia nei Balcani.
2. La questione coloniale: alla conferenza di Berlino del 1884-1885 Bismarck ottiene Togo e Camerun ma mantiene la sua attenzione principale sugli equilibri europei per garantire l’egemonia geopolitica della Germania.
3. La questione balcanica: nel 1877-1878 la Russia, assieme a Serbia, Bulgaria e Bosnia, sconfisse l’impero ottomano. Il trattato di Santo Stefano sconvolse gli equilibri della regione costituendo un grande stato bulgaro controllato dai Russi. Bismarck per riequilibrare la situazione ha concesso la Bosnia-Erzegovina in amministrazione temporanea all’Austria. Di li a poco veniva firmata la Triplice Alleanza (Italia, Austria, Germania) e Bismarck cercò di equilibrare lo sbilanciamento dell’accordo firmando con la Russia un patto diplomatico segreto.


Il disegno politico Bismarckiano.
Politica interna. Politica estera.
Rafforzamento dell’esecutivo e del potere centrale. Nazionalismo e rafforzamento del ruolo tedesco nella politica continentale.
“Prussificazione” della Germania. Isolamento della Francia.
Azione repressiva anticattolica e antisocialista. Organizzazione di un sistema di trattati per garantire la pax Germanica.
“Socialismo” di Stato e protezionismo industriale.

La germania di Neuer Kurs
Nel 1888 sale al trono il nuovo imperatore Guglielmo II, che, favorevole all’espansione coloniale della Germania, costringe Bismarck alle dimissioni. La Germania inaugura così un Neuer Kurs (Nuovo corso) in politica estera, caratterizzato dall’aggressività (che consentì un accordo fra liberali e conservatori assicurando stabilità alla Germania) e dal potenziamento dell’esercito (governi di indirizzo conservatore si indirizzarono verso una politica nazionalista). Tale aggressività scaturì una azione antitedesca da parte di Francia ed Inghilterra, la cui egemonia sull’Africa era ora in pericolo.

La Terza repubblica francese
La Terza Repubblica Francese fu sin dall’inizio debole a causa del fallimento della Comune di Parigi. Le prime elezioni videro l’affermazione dei monarchici, con a capo il presidente della Repubblica Mac-Mahon. La Nuova Costituzione del 1875 eliminò gli elementi di “bonapartismo” dalle istituzioni ma mantenne un assetto presidenzialista. Nel 1879 i repubblicani conquistarono la maggioranza e con il nuovo presidente Jules Grevì si accantonò l’ipotesi di una restaurazione monarchica.
Il processo di democratizzazione delle istituzioni e la laicizzazione dello Stato fecero significativi progressi:
• Ridotti i poteri del presidente.
• Ridotto il ruolo della Chiesa nell’Istruzione.
• Obbligatoria la frequenza alla scuola elementare.
• Istituiti il matrimonio civile ed il divorzio.
• Libertà di associazione, di stampa e di parola furono rafforzate.
• Sindacati ottennero il riconoscimento.
• Nel 1882 nacque il primo partito d’ispirazione socialista.
Nel 1889 il generale Georges Boulanger fu accusato di preparare un colpo di Stato contro la Repubblica e dovette fuggire all’estero.

Nel 1894 il cosiddetto AFFAIRE DREYFUS scatenò forti tensioni nella società francese; lui era un ufficiale ebreo ingiustamente accusato di alto tradimento in favore dei tedeschi. La sinistra difese l’imputato in una battaglia che assunse il carattere di lotta contro l’antisemitismo e di salvaguardia dei diritti processuali e politici, fino alla piena riabilitazione di Dreyfur nella 1906.

L’Inghilterra di fine secolo
Dal 1874 l’Inghilterra è guidata dai governi conservatori presieduti da Disraeli, ai quali nel 1880 subentrano i liberali di Gladstone. Entrambi i partiti perseguono il rafforzamento dell’Impero. Dai possedimenti coloniali dipende la prosperità ed il primato mondiale dell’Inghilterra. Nel 1906 il partito Laburista raccoglie le istanze operaie e sindacali e va a erodere i consensi del partito liberale fino a sostituirsi ad esso come controparte dei conservatori.
La questione irlandese: Gladstone avanzò un progetto di Home Rule (casa regola) di governo autonomo per l’Irlanda con la concessione di un Parlamento sovrano sulle principali questioni interne ma incontrò la forte opposizione Parlamentare, i liberali unionisti non solo fecero cadere Gladstone, ma scissero dal partito liberale dando vita ad un’alleanza di governo coi conservatori.

L’impero austro-ungarico e l’impero russo
L’Impero austro-ungarico continua ad essere minato delle rivendicazioni di autonomia o indipendenza avanzate dalle popolazioni soggette, a queste si aggiungono le differenze sempre più profonde tra le aree industrializzate e quelle legate a un’economia agricola e arretrata.
L’Impero russo, avente come zar Alessandro III, fautore di una restaurazione reazionaria obbligo ad una “russificazione” tutte le nazionalità minori dell’Impero. Essa comportava imposizioni religiose e linguistiche e violente persecuzioni contro gli ebrei; questa politica repressiva fu continuata da Nicolo II. La Russia avvia in questo periodo il processo di industrializzazione che però rimane confinato a pochi grandi centri urbani.

La sinistra al governo dell’Italia

La legislatura guidata da Depretis
La destra storica in Italia portò un malcontento nei ceti subalterni; contemporaneamente si era rafforzato in Parlamento la sinistra storica, la quale guidata da Depretis ebbe molti consensi al sud. Si era così andato a costituire una forza politica dalla base elettorale ampia e variegata costituita dalla borghesia meridionale e dai piccoli e medi industriali del nord, danneggiati dalla strategia economica liberista, chiamata la sinistra giovane. Nel 1876 la destra perse la maggioranza in Parlamento e Depretis fu nominato primo ministro, inaugurò una politica nota “trasformismo” il cui scopo era garantire alle proposte di legge del governo i voti necessari per essere approvate; da ciò ne derivò una serie di alleanze politiche, spesso viziate da un peso eccessivo di interessi particolaristici, con un grande scadimento della vita pubblica italiana. Depretis illustrò a Stradella il suo programma politico:
• Riforma elettorale di estensione del diritto di voto (suffragio maschile allargato fino a comprendere le frange superiori alle classi operaie).
• Riforma istituzionale che rendeva l’istruzione elementare obbligatoria almeno 3 anni ( legge Coppino del 1877) per garantire la piena alfabetizzazione del paese.
• Riforma fiscale più attenta al meridione (abolizione della tassa sul macinato ed una riforma fiscale con tassazione proporzionale sul reddito).
• Politica sociale a difesa dei lavoratori (andarono a buon fine solo per infortuni del lavoro ed una legge per la difesa del lavoro minorile).
• Difesa della laicità dello Stato.
Depretis quindi attuò solo in parte il suo programma; i suoi governi furono accompagnati da proteste del ceto operaio che maturava una vera e propria coscienza di classe: Andrea Costa fondò nel 1881 il Partito Socialista rivoluzionario di Romagna. Nel 1882 si costituì a Milano il Partito Operaio Italiano, sciolto da Depretis nel 1886.
Tra il 1873 ed il 1896 l’Italia risentì degli effetti della Grande Depressione , l’agricoltura rimaneva molto arretrata rispetto agli altri paesi Europei e ciò fece nascere molte rivolte soprattutto nella bassa padana. La produzione industriale era essenzialmente concentrata nel triangolo Milano-Torino-Genova e prevaleva il settore tessile; si provò a potenziare il settore siderurgico ed ad incentivare lo sviluppo dell’industria delle armi. L’intreccio di interessi fra Stato e banche portò ad un aumento della corruzione.
Depretis attuò una svolta protezionistica: una legislazione doganale che tutelava la borghesia imprenditoriale dalla concorrenza straniera e gli agrari meridionali dalla minaccia del grano russo e americano; nacque una vera e propria guerra doganale contro le esportazioni di prodotti italiani. La nostra economia rimase gravemente danneggiata a causa della Francia che rappresentava il mercato estero più importante per l’Italia.
La politica estera della sinistra ricalcò le orme lasciate dai dicasteri precedenti: i rapporti con la Francia si fecero sempre più freddi e si intensificarono invece quelli con la Germania. Venne stipulata la Triplice Alleanza tra Italia-Austria-Germania di carattere difensivo. Intanto l’Italia tentava la via della espansione coloniale in Africa aiutata dall’Inghilterra; si focalizzò specialmente sul corno d’Africa ed iniziò l’avanzata verso l’Eritrea ma venne bloccato a Dogali nel 1886.

Il primo governo di Crispi
Alla morte di Depretis salì al governo Crispi, nazionalista convinto profondamente anticlericale e ostile al socialismo. Fu autore di una politica accentratrice ed autoritaria. Tra il 1887 ed il 1892 si attuò una riforma istituzionale che rafforzò il centralismo e aumentò i poteri dell’esecutivo; successivamente venne effettuata una riforma degli enti locali.
La promulgazione di un nuovo codice penale (1889) aveva abolito la pena di morte e riconobbe un limitato diritto di sciopero. L’anticlericalismo crispino produsse forti attriti con la Chiesa, che provocarono la totale rottura dei rapporti con il Vaticano (ne fu un esempio il sottrarre al monopolio ecclesiastico il sistema sanitario e gli istituti di beneficenza).
Crispi operò in modo repressivo nei confronti dell’opposizione di sinistra:
• Conferì alle forze dell’ordine ampi poteri e indipendenza
• Vietò la propaganda anarchica e socialista
• Introdusse il reato di incitamento all’odio di classe
L’ultimo governo di Crispi vide lo scioglimento del Partita Socialista . Crispi riprese la politica coloniale che incontrò un primo successo con la firma del negus del trattato di Uccialli che riconosceva possedimenti Italiani in Eritrea (che presto divenne una colonia Italiana); successivamente si avviò la conquista alla Somalia che sarebbe divenuta un’altra colonia nel 1905.

Il breve governo Giolitti
Divenne presidente Giolitti, il cui governo si caratterizzò per la ricerca dell’equilibrio e del compromesso tra le diverse forze politiche. Nacque nell’agosto 1892 a Genova il partito dei lavoratori italiani (che divenne successivamente il partito socialista italiano) che si ispirava alle lezioni marxiste ma in senso riformistico: dovevano giungere gradualmente alla socializzazione dei mezzi e rifiutare l’insurrezionalismo anarchico. Giolitti manifestò una parziale e cauta aperta abbandonando l’autoritarismo di Crispi.
Nacquero in Sicilia i Fasci siciliani, movimenti di operai, artigiani, baccianti e contadini soggetti alla politica protezionistica della sinistra, essi combattevano specialmente contro i privilegi dei “galantuomini” e il latifondismo. Giolitti coinvolto in uno scandalo fiscale dovette lasciare la presidenza del consiglio nuovamente a Crispi.

Il ritorno di Crispi
Proclamò subito lo stato di assedio in Sicilia, la repressione fu brutale e spietata ma l’azione del governo ebbe come risultato il rafforzamento dell’estrema sinistra.
Crispi riprese la politica coloniale con l’avanzata verso l’Etiopia ma il trattato di Uccialli era ricco di incomprensioni poiché il negus credeva fosse un trattato di amicizia e non di conquista; alla rottura diplomatica dei rapporti tra i due paesi si susseguirono disastrosi fallimenti da parte dell’Italia che portarono Crispi a doversi dimettere a causa del clima di protesta che si sollevò nel paese.

Il disegno politico crispino
Politica interna 1. Nazionalismo.
2. Rafforzamento del potere esecutivo ed un forte accentramento amministrativo.
3. Concezione laica dello Stato e Anticlericalismo.
4. Politica repressiva delle opposizioni.
Economia 1. Protezionismo.
2. Incremento del rapporto Stato-banche-impresa.
Politica estera 1. Posizioni diplomatiche antifrancesi.
2. vicinanza asse Austro-tedesco.
3. Iniziativa coloniale (Eritrea).

La crisi di fine secolo
Salì al potere Rudinì che cercò di dare una risposta moderata alle tensioni che si erano formate nel Paese e concesse l’amnistia ai leader dei Fasci. Alle elezioni del 1897 ebbero successo i radicali e dei socialisti, al chè gli industriali e gli agrari chiesero una stato autoritario. Ci furono svariati scioperi nel 1898, a Milano, per esempio, il generale Bava Beccarsi aprì il fuoco sulla folla provocando morti: venne decorato dal re come Grand’Ufficiale dell’ordine militare di Savoia, ciò suscitò l’indignazione di gran parte dell’opinione pubblica. Crispi chiese di sciogliere le camere e le nuove elezioni ma il re rifiutò e assegnò al generale Pelloux l’incarico di formare un nuovo governo. Quest’ultimo presentò una serie di progetti di legge che ledevano le più elementari libertà civili, trovarono l’opposizione Parlamentare da parte dei socialisti e delle forze liberali moderate. Alle elezioni ebbero successo i Repubblicani, Socialisti ed i Liberali moderati; venne eletto Saracco al governo; all’assassinio di Umberto I successe Vittorio Emanuele III e Saracco diede le dimissioni e venne sostituito da Zanardelli (agli interni vi era Giolitti)..

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email