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La nascita del nazionalismo aggressivo


Secondo la tradizione nazionalista del primo Ottocento, un popolo libero non attaccherà mai un altro popolo. In passato vi erano due tipi principali di guerra: quelle di religione, in nome di un determinato credo religioso e quelle volute dai sovrani (dunque di stampo temporale) per il potere, compiute con la forza delle milizie a sua disposizione.
Alla base del nazionalismo democratico, che si ispirava alle idee di Rousseau, vi era però l’identificazione del soldato con la figura del cittadino, per questo motivo gli eserciti erano uno strumento utile a perseguire la libertà, in modo tale da sconfiggere qualsiasi forma di dispotismo.
Una simile forma di libertà, non aveva dunque come obbiettivo l’oppressione di un altro popolo e della sua nazione, anche se l’esercito nazionale francese si era mosso in maniera aggressiva, nel 1972.
La vera svolta nella storia del nazionalismo fu data dalla guerra franco-prussiana del 1870; tale guerra, dopo aver condotto alla fine della tirannide di Napoleone terzo e al completamento dell’unificazione tedesca, prosegui come guerra contro la Francia e il suo popolo, concludendosi poi con l’annessione dell’Alsazia e della Lorena. Da questo momento in poi il nazionalismo fu un orientamento connesso alle guerre di espansione, a discapito di altre nazioni.
La forma più nota di nazionalismo aggressivo è il pangermanesimo, desiderio della Germania di unire sotto un'unica nazione i popoli di lingua tedesca, questa ideologia sarà una delle cause dello scoppio del secondo conflitto mondiale.
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