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La nascita delle città industriali

La formazione del paesaggio urbano

Per le industrie ci fu un nuovo problema in quanto avevano difficoltà a trasportare minerali pesanti e voluminosi come il carbone e il ferro e quindi dovettero essere ubicate nelle città dove c'erano numerosi giacimenti minerali, quindi nel centro e nel nord dell' Inghilterra. Le città industriali apparvero diverse dalle altre, non solo per le attività che svolgevano ma anche per il loro aspetto. Le esigenze delle fabbriche cambiarono le strutture urbanistiche, ad esempio Manchester e Birmingham cambiarono rapidamente quando aumentò il numero di abitanti a causa dell'immigrazione che provocò il sovraffollamento.

Dalla vita dei campi a quella delle fabbriche

I contadini spinti dalla miseria e dal desiderio di una vita migliore lasciarono le campagne e cercarono un'occupazione in città che trovarono facilmente grazie al rapido sviluppo delle industrie. Il lavoro nelle fabbriche era molto duro e i contadini ostentavano ad abituarsi sia all'ambiente che alla disciplina visti i ritmi di lavoro che li portavano a lavorare fino a 14 ore al giorno per tutti i mesi dell'anno. In passato la rapida crescita demografica delle città aveva procurato un aumento del numero dei poveri e dei mendicati che grazie alle istituzione che si occupavano di loro li cedevano ai proprietari delle fabbriche per farli diventare operai. L'assunzione avveniva con salariali molto favoreli ai proprietari in quanto molto bassi vista l'abbondanza della manodopera. Le donne avevano una paga inferiore rispetto agli uomini mentre i ragazzi prendevano il minimo.

Smith, Ricardo e Marx

Adam Smith sostenne l'importanza della divisione del lavoro e dell'iniziativa individuale,stimolata dall'interesse personale. David Ricardo sottolineò che i protagonisti del progresso economico erano gli imprenditori e sostenne che ogni paese si specializza nella produzione da cui ricava i maggiori vantaggi. La tesi smithiana che i capitali nascono dal risparmio fu criticata da Karl Marx, il quale sostenne che la loro accumulazione era stata effettuata con la violenza nei confronti dei contadini, costretti ad abbandonare le terre e a trasformarsi in proletari. Inoltre, Marx rilevò che la divisione dei processi lavorativi era, per l'operaio, causa dell'alienazione dal lavoro e motivo di frustrazione personale.

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