Ali Q di Ali Q
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Il movimento operaio di fine Ottocento

Nel XIX secolo, si assiste in Italia al fenomeno dell'emigrazione verso paesi più ricchi, da parte principalmente di contadini e di operai, al fine di trovare lavoro e fonti di guadagno maggiori.
L’emigrazione è sempre più tollerata anche dai politici, perché vista come una valvola di sfogo di una tensione sociale interna pericolosa.
Infatti il malessere sociale sfocerà presto, per le classi lavoratrici, nell’appoggio di idee socialiste ed anarchiche.
In virtù di questo, la seconda metà dell’800 sarà per l’Italia, ma anche per tutta l’Europa, un periodo di grandi innovazioni per la classe lavoratrice, sempre più cosciente del proprio potere e dei propri diritti.
Diventano dunque comuni all’interno del paese le proteste da parte di contadini e operai, desiderosi di migliorare salari, condizioni di lavoro e di vita.

Queste proteste, già verificatesi spesso anche in epoche precedenti, avevano tutte, in origine, un carattere spontaneo. Adesso si assiste però ad una presa di posizione ben precisa da parte dei lavoratori e l’interesse verso il proletariato presso politici e pensatori diventa sempre maggiore.
Nel corso degli anni si guarda sempre di più con vivo interesse alle nuove idee di sinstra provenienti dalla Russia.
Basti pensare che nella seconda metà dell’ottocento era molto forte presso le masse l’influenza di Mazzini, ma il giudizio negativo espresso da quest’ultimo nei confronti della Comune di Parigi a causa delle sue idee di collaborazione fra gli stati sociali, fa crollare il suo prestigio.
Le tesi del russo Bakunin, su di una federazione di comuni e di società di produttori si diffondono rapidamente in Italia e negli altri stati europei.
Ad esse aderisce anche il politico Andrea Costa, che sarà tra i fondatori del socialismo in Italia.
Tuttavia i tentativi insurrezionali anarchici in Italia non avranno grande fortuna.
Allo stesso tempo le corti d’assise non potranno condannare nessuno a causa dell’insufficienza di prove. Ma quando nel Matese, nel 1877, scoppia una rivolta, la repressione è durissima.
Nel frattempo sempre più ascolto hanno anche le tesi di Marx, sebbene lui e Bakunin siano in polemica tra loro poiché hanno diverse teorie riguardo al ruolo dello stato.
Viene fondata l’Internazionale anarchica, dopo il Congresso dell’Aia.
Filippo Turati, aiutato da Anna Kuliscioff, fonda la rivista Critica sociale.
Nel frattempo nel paese vi è sfruttamento della manodopera e del lavoro minorile (non essendo ancora maturate leggi contro di esso), è proibito lo sciopero e manca per i lavoratori qualunque forma di assistenza.
Per iniziativa di Osvaldo Rocchi Viani viene fondata la Federazione dell'alta Italia, di idee marxiste influenzate dal positivismo, la quale afferma che la rivoluzione è una tappa normale a cui ci porta la natura.
Antonio Labriola, dal canto suo, diffonde il marxismo in Italia.
Nel 1882, Andrea Costa, che aveva fondato il Partito Rivoluzionario in Romagna, svolge un’opera di raccordo delle diverse teorie socialiste in Italia.
Nasce dunque il Partito Socialista Italiano, dopo il congresso di Parma.
I socialisti si dividono in massimalisti (che vorrebbero avviare subito la rivoluzione e senza compromessi) e riformisti.
Nascono anche le camere del lavoro, organismi di rappresentanza dei lavoratori.
Queste assumeranno sempre maggiore peso politico.
La borghesia si avvicina intanto al proletariato grazie all’introduzione dello sciopero.
Le idee socialiste si diffondono maggiormente nelle campagne.

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