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Movimenti europei di fine 800

Nel terzo decennio dell’Ottocento la rivoluzione industriale, ormai affermatasi in Inghilterra, iniziava a svilupparsi anche in altre regioni. Il successo industriale inglese era favorito da vari fattori come la posizione marittima, la disponibilità di carbone e di una libertà di mercato dell’industria inglese che beneficiava delle nuove scoperte tecnologiche.
Industrializzazione e capitalismo modificarono profondamente il sociale e la politica. Il conflitto tra ricchi e poveri venne sostituito con quello tra operai e datori di lavoro con il susseguirsi di lotte organizzate (luddismo). Nasce il Trade Unions, cioè la prima organizzazione del lavoro. Intanto il sistema di fabbrica produceva sofferenze sociali: sobborghi, malattie infettive come la tubercolosi.
I primi teorici di questa industrializzazione, come Bentham e Smith, avevano considerato ottimistico questo sistema, dicendo che l’utile del singolo sarebbe diventato l’utile della società.
In contrapposizione, invece, c’erano Ricardo e Malthus che non vedevano questo sistema molto ottimistico.
Sorsero le prime teorie con i socialisti utopistici Owen e Fourier (propose i Falansteri).
Nel 1832 fu varata in Inghilterra una riforma sui sobborghi putridi: il risultato fu un’estensione del potere dei Tories e Whigs.

Dal 1838 si aprì, in Inghilterra, il decennio delle “agitazioni cartiste”, il primo movimento di lavoratori che elaborò richieste politiche (stipendio, suffragio universale) che, però, uscì sconfitto dallo scontro con le classi dirigenti.

Negli Usa invece si diffuse lo “spoil system”, cioè “sistema del saccheggio”.

La Francia della Restaurazione rimase preda delle lacerazioni interne. Con l’ascesa al trono di Carlo X vinse la destra clericale.

La svolta verso un paese democratico si ebbe in Italia con Mazzini e indicò un nuovo soggetto della rivoluzione: il popolo. Mazzini delineò una sorta di nazionalismo internazionalista. Pensava ad una vasta opera di propaganda, ma i moti fallirono.

Un’altra questione nazionale era quella tedesca. In Germania si costituisce una confederazione di stati, come in Italia, ma pian piano la Prussia prende il sopravvento sugli altri stati controllandoli. I protagonisti di queste sollevazioni liberali furono le classi medie: la borghesia, gli intellettuali, la classe operaia. Uscì nel 1848 il “Manifesto del partito comunista” che vede la nascita della classe operaia con Marx.

In Francia, intanto, nasce la seconda repubblica e, con Blanc, vennero aperti gli “opifici nazionali”, cioè un sistema di interventi statali per rimediare ai problemi.

In Italia la scintilla rivoluzionaria scoppiò a Palermo mentre a Roma, e a Milano vennero concesse costituzioni liberali.
L’obiettivo era l’indipendenza dall’Austria (1^ guerra d’indipendenza). L’Austria vinse facilmente e la stagione del 1848 si chiudeva con la sconfitta dei liberali e dei democratici.

Nel corso dell’Ottocento vi fu un aumento demografico. Il capitalismo portò un netto sviluppo industriale dei grandi paesi che ebbero il loro centro a Londra. Scomparvero le protezioni doganali e cominciò un periodo di libero scambio. Le monete di carta sostituirono quelle di metallo. Il mercato capitalistico trovò un parametro di scambio nel Gold Standard, ovvero “base aurea”, cioè il corrispettivo valore della carta moneta di uno Stato con la sua base di oro. Rimaneva comunque un punto di riferimento nella sterlina inglese.
Questo capitalismo, però, introduceva nuovi tipi di crisi, come la sovrapproduzione.

Il primo grande sistema di pensiero che tentò di interpretare le trasformazioni avvenute, fu il “materialismo storico” di Marx. Nella visione di Marx esiste una “struttura” e una “sovrastruttura”. Nasce la Prima Internazionale (1864).

Mentre in Francia si instaura la Seconda Repubblica con Luigi Napoleone, si formano lo stato italiano e quello tedesco.

Dopo il fallimento della prima guerra d’indipendenza, Cavour era consapevole che l’Italia non poteva fare da sé (come si era illuso Carlo Alberto). Seppe farsi ascoltare dalla Francia e dall’Inghilterra, partecipando alla guerra di Crimea.
La seconda guerra d’indipendenza (grazie all’accordo di Plombieres tra Italia e Francia) portò l’annessione della Lombardia, ma presto si concluse con il tradimento di Villafranca da parte di Napoleone III. Si verificarono una serie di rivolte in tutto il paese (spedizione dei mille) fino a che, nel Marzo 1861, nasce il Regno d’Italia, ma i problemi non finirono. Nel sud si verificò il fenomeno del Brigantaggio, seguì l’alleanza antiaustriaca con la Prussica che, con la vittoria della Prussia sull’Austria nel 1866 (terza guerra d’indipendenza), ottenne il Veneto. La conquista di Roma venne quattro anni dopo con la vittoria sulla Francia.

In Germania, la “Realpolitik” di Bismarck non concesse spazi e, sul fronte esterno, venne proclamato, nel 1871, il re di Prussia imperatore di Germania nella reggia di Versailles.
Si diffuse in tutta Europa il nazionalismo.

Negli Stati Uniti ci fu la Guerra di Secessione (1861-1865) adoperata da quelli del sud verso quelli del nord, che vinsero.

L’America Latina, liberata da Saint Saimon dal dominio coloniale, mostrò un’instabilità politica ed economica e cadde preda dei Caudillos.

Dai primi anni sessanta, con l’abolizione della servitù della gleba la Russia diede segnali di apertura. Venne sbloccato il mercato del lavoro, ma ciò che rimase immutato furono i caratteri dell’autocrazia zarista.

Negli stessi anni ci fu il rinnovamento del Giappone con i Mejii.

In Cina,invece, l’apertura verso l’occidente segnò il suo totale asservimento. Sorse un fronte antioccidentale, i Taiping, che venne sconfitto e la Cina divenne dipendente dell’occidente, con il consumo dell’oppio. La stessa sorte subì il movimento dei “boxer”.

In Italia, nel suo quindicennio di governo, la Destra storica pose le base dell’unificazione legislativa. Problema urgente era risanare il debito pubblico. La destra ricorse ad un inasprimento di tasse, che colpì i ceti poveri (imposta sul macinato), raggiungendo il pareggio. Ma altri problemi rimasero irrisolti: la questione cattolica e del mezzogiorno. Con l’avvento della Sinistra storica di Depretis, tramite il Trasformismo parlamentare, vennero varate nuove leggi. Ci fu un intervento dello stato nell’economia. A Depretis seguì Crispi che portò il baricentro istituzionale dal Parlamento all’Esecutivo. Agì in modo repressivo contro le rivolte, ma con la sconfitta di Adua dovette lasciare il posto a Giolitti che, con nuove riforme, tenne l’Italia fino alla prima guerra mondiale e occupò la Libia.

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