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1820: monarchie e società segrete
L’impero asburgico

Privo di una forte borghesia industriale e commerciale, l’impero asburgico era nelle mani dell’aristocrazia terriera, e la maggior parte della popolazione, soprattutto nella zona danubiana e balcanica, era costituita da contadini nella condizione di schiavitù.
Dopo il 1815 in Europa, si diffondevano le teorie liberali, che andavano contrapponendosi a quelle di stampo monarchico.
L’impero asburgico possiamo di certo affermare che fosse un impero multinazionale, vista la moltitudine di popoli che l’abitavano, undici minoranze oltre quella ebraica.
Figlio del sovrano riformatore Leopoldo II, Francesco I e il suo primo ministro Metternich abbandonarono l’idea di uno stato centralizzato, lasciando così il governo e l’amministrazione ai nobili locali.
Principale obbiettivo di Metternich era quello di stroncare sul nascere eventuali ribellioni da parte delle forze liberali e nazionalistiche, attraverso l’utilizzo di una nuova struttura: la polizia.

La Germania e la Prussia

La soluzione confederale dettata da Metternich alla Germania aveva lo scopo di celare il potenziale conflitto tra l’Austria e la Prussia.
Il re prussiano Federico Guglielmo III decise di abbandonare il riformismo per applicare, al contrario, i decreti liberticidi di Karlsbad che limitavano fortemente la libertà di stampa e d’insegnamento.
Negli anni successivi, la Prussia riuscì ad evitare sommosse grazie alla polizia, l’unica si ebbe nel 1832 ad Hambach, in Vestfalia, che fu repressa.
La Prussia, a differenza dell’Austria, in questo periodo conobbe un certo dinamismo economico. L’economista Friederich List, si fece assertore di un’unione doganale nella federazione, che favorisse gli scambi e impedisse, attraverso tariffe doganali molto alte, gli scambi con altri stati europei (specialmente l’Inghilterra).

Francia: tra assolutismo e liberismo

A differenza di quanto accadde negli altri paesi europei, la restaurazione dei Borbone in Francia, non avvenne attraverso forze armate, ma lo stesso senato napoleonico chiese a Luigi XVIII di divenire il sovrano del popolo di Parigi, dopo aver giurato sulla costituzione di osservarla e farla osservare.
Ma il sovrano francese, non voleva esser semplicemente sovrano del popolo di Parigi perché chiamato da esso, questo punto, infatti, verrà ribadito con forza da egli stesso nella carta che entrò in vigore perché concessa dal sovrano.
Nella carta egli scrisse che diventava re grazie alla provvidenza, e che la stessa carta doveva essere intesa come un rinnovamento a “antiche e venerande istituzioni”.
Ma, contrariamente a ciò che il sovrano scrisse, la camera elettiva che doveva rappresentare il terzo stato, appariva un compromesso tra l’èlite economica francese e la stessa monarchia.
Infatti il suffragio era solo di 100.000, e solo i primi 50 contribuenti potevano aspirare ad essere eletti alla camera.
Luigi XVIII non riuscì ad entusiasmare gli animi né dei nostalgici del periodo napoleonico, né dei liberisti, né dei monarchici.
Con il timore di un avvento di Napoleone, le elezioni del 1815 dettero la vittoria agli Ultras che erano detti “più realisti del re”.
Ma la camera così formatasi fu da lì a poco sciolta a causa del clima vendicativo ed estremamente sanguinoso. Luigi XVIII non ebbe figli, così il suo successore doveva essere Carlo, suo fratello, e dopo egli, suo nipote Carlo di Berry.
Carlo di Berry, nel febbraio 1820 fu assassinato da un estremista, al suo assassinio ascese al trono il padre: Carlo X
Carlo X votò al parlamento la pena di morte contro i sacrilegi nelle chiese, fece una serie di leggi in favore dei nobili emigrati, e diede privilegi, duramente tolti durante il periodo rivoluzionario, al clero.

L’opposizione liberale e le società segrete

Dopo il congresso di Vienna le organizzazioni conservatrici si sciolsero, mentre s’irrobustirono quelle liberali tra cui: La società dei Giovani in Germania, L’eteria in Grecia, L’unione per il pubblico bene in Russia, la società patriottica nazionale in Polonia, L’Adelfia, la Carboneria, la società dei sublimi maestri perfetti in Italia.
Benché tutte queste associazioni avessero programmi differenti, esse avevano in comune l’aspirazione alla trasformazione dello stato in senso parlamentare e costituzionale, a tale obbiettivo si aggiungeva per alcuni stati la liberazione dall’oppressione dello stato straniero nei propri confini.
Altre idee, più democratiche, avevano tratto ispirazione da Françoise Babeuf, e propugnavano un ideale di stampo comunista (non esiste proprietà privata, ma la proprietà è di tutti).
A causa del controllo poliziesco, le società segrete erano molto chiuse e avevano proprie norme di comportamento che ne assicuravano l’assoluta segretezza.
Solo i gradi gerarchici più alti sapevano della composizione dell’intera organizzazione e a seconda del grado conoscevano una certa quantità di componenti.

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