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Meucci, Antonio

Antonio Meucci (Firenze 1808 - New York 1889) ha legato il suo nome all'invenzione del telefono, essendo stato sicuramente il primo ad averne ideato il principio di funzionamento, che tuttavia non poté realizzare concretamente in forma ufficiale, e quindi sfruttare economicamente, per una serie di sfortunate vicende alle quali seguirono contestazioni e numerosi procedimenti giudiziari, che gli fruttarono solo un riconoscimento morale.
Meucci, di origini modeste, non poté compiere studi regolari; tuttavia si dedicò fino dalla giovinezza a studi che, sulla traccia di quelli di Galvani, avevano per oggetto i fenomeni elettrici di origine animale. Lasciato il granducato di Toscana a causa delle sue idee politiche, dopo varie peregrinazioni si stabilì negli Stati Uniti dove esercitò vari mestieri fino a che, nel 1845, impiantò a Long Island una fabbrica di candele dove lavorò anche Garibaldi, che aveva stretto amicizia con lui. Nel frattempo prese a studiare la possibilità della trasmissione a distanza della parola, costruendo il primo apparecchio telefonico nel 1856, il cui principio di funzionamento descrisse nel 1857 in questi termini: "L'invenzione consiste in un diaframma vibrante e in un magnete elettrizzato da un filo a spirale che lo avvolge. Il diaframma vibrando... altera la corrente del magnete. Queste alterazioni di corrente, trasmettendosi all'altro capo del filo, imprimono analoghe vibrazioni al diaframma ricevente, riproducendo la parola". E' quindi evidente che Meucci aveva ideato il telefono elettrico esattamente nel modo in cui venne poi realizzato commercialmente e diffuso.

L'inventore italiano era però caduto in condizioni di gravissima difficoltà finanziaria, che non solo non gli permisero di utilizzare l'invenzione in proprio, ma neppure gli permisero di tutelarla adeguatamente. Solo nel 1871, infatti, dopo avere inutilmente cercato dei finanziatori, Meucci fece un primo passo per coprire i propri diritti, versando la quota per una sorta di brevetto, da rinnovare ogni anno, cosa che fu in condizione di fare solo nei primi due. Intanto, si era rivolto a E. Gray, un importante funzionario della Western Telegraph Company, fornendolo di schemi e disegni relativi all'invenzione, per poter effettuare delle prove utilizzando le linee della società. Questi gli fece molte promesse, che peraltro non mantenne minimamente, e quando Meucci, spazientito, chiese la restituzione della documentazione gli fu risposto che era stata smarrita.
Nel febbraio del 1876 Alexander Graham Bell presentò domanda di brevetto per un apparecchio telefonico in tutto simile a quello di Meucci, e nello stesso giorno anche E. Gray presentò analoga domanda. L'insieme di queste circostanze dette il via a una serie di procedimenti giudiziari, che videro i tre protagonisti l'uno contro l'altro, con il sostegno di gruppi finanziari che ne avevano preso le parti, dato l'altissimo interesse in gioco. Nel corso delle indagini fu possibile accertare due fatti di notevole importanza: la scomparsa dei disegni di Meucci dall'Ufficio brevetti e che la Bell Company (la società fondata da Bell) aveva preso fin dall'inizio l'impegno con la Western Telegraph di versare a questa ditta il 20% degli utili annui (che già per i primi anni di sfruttamento dell'invenzione ammontavano a diversi miliardi di dollari). Tuttavia, in sostanza, Bell risolse ogni vertenza a proprio vantaggio e la sentenza conclusiva, del 1887, riconobbe a Meucci solo dei meriti di priorità scientifica, come ideatore del telefono, ma non come realizzatore. Questa sentenza venne appellata presso la Corte suprema degli Stati Uniti, ma la morte di Meucci, avvenuta nel 1889 in condizioni di grave miseria, indusse l'organo di giustizia ad archiviare il caso.

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