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Metternich, Klemens Wenzel Lothar von

Ministro degli Esteri (1809-48) e cancelliere (1821-48) che guidò l'impero d'Austria alla vittoria nelle guerre napoleoniche e che dette all'Austria quella posizione di centralità che essa assunse all'interno dell'equilibrio delle potenze in Europa nel sec. XIX, Klemens Wenzel Lothar von Metternich-Winneburg (Coblenza 1773 - Vienna 1859) proveniva da una famiglia di nobili origini. Da studente, a Strasburgo, assistette ai primi moti della Rivoluzione francese che osteggiò duramente, facendo propria la prevalente linea europea che preferiva un ordine sociale razionale ed equilibrato e arrivò al convincimento che un governo illuminato, ma deciso, era necessario per prevenire la rivoluzione.
Nel 1794 la guerra respinse Metternich verso Vienna, dove egli sposò l'anno seguente Eleanore von Kaunitz, nipote dell'ultimo cancelliere austriaco Wenzel Anton von Kaunitz. Dopo questo vantaggioso matrimonio Metternich fece una rapida carriera diplomatica al servizio dell'Austria e fu ambasciatore in Sassonia (1801), in Prussia (1803) e infine in Francia (1806), dove a Parigi manifestò la sua ammirazione per Napoleone I, nonostante stesse preparando, in collaborazione col ministro degli Esteri austriaco Johann Philip von Stadion, una guerra contro di lui.
Anche se questa guerra non ebbe risultati brillanti (infatti l'Austria subì l'umiliazione della sconfitta nella battaglia di Wagram del 1809), Metternich, che ne era stato l'ideatore, succedette a Stadion come ministro degli Esteri, per divenire poi cancelliere di Stato (1810). Propose allora un'alleanza con la Francia, che culminò col matrimonio (1810) di Maria Luisa d'Asburgo, figlia dell'imperatore Francesco I (un tempo imperatore del Sacro romano impero con il nome di Francesco II), con Napoleone. Dopo la disastrosa campagna di Russia di Napoleone (1812), Metternich astutamente sganciò l'Austria dal suo impegno con la Francia e intraprese una mediazione armata, con l'intenzione di convincere Napoleone a ritirarsi dall'Europa centrale senza tirarsi dietro i russi. Napoleone rifiutò, e anche se l'Austria dichiarò guerra nel 1813, Metternich continuò i negoziati allo scopo di mantenere il favore della Francia e dei suoi alleati tedeschi contro Russia e Prussia. Con l'appoggio britannico Metternich mantenne l'iniziativa politica durante le guerre di liberazione della Germania, e col trattato di Parigi (30 maggio 1814) fece in modo che la Francia fosse abbastanza forte sotto la guida della restaurata monarchia dei Borbone.
Del congresso di Vienna (settembre 1814 giugno 1815; v. Vienna, congresso di), Metternich, che intanto era stato fatto principe (1813), fu il vero dominatore. Appoggiato da lord Castlereagh per la Gran Bretagna e da Charles Talleyrand-Perigord per la Francia, ridusse le espansioni territoriali di Prussia e Russia; fondò inoltre la confederazione germanica sotto la presidenza dell'Austria, togliendo così alla Prussia la sua posizione di predominio in Germania. In Italia il dominio austriaco fu ottenuto con l'annessione della Lombardia e del Veneto e con la restaurazione nelle province illiriche. Così l'Austria divenne il centro di una zona cuscinetto, liberamente organizzata, tra Francia e Russia.
La politica di Metternich, eminentemente conservatrice, si ispirava a una rigida interpretazione del concetto di legittimismo: la carta politica d'Europa risultò dunque modellata secondo un suo ideale equilibrio delle potenze, rendendo garanti del conservatorismo politico e sociale le quattro nazioni artefici della disfatta napoleonica: Austria, Inghilterra, Russia e Prussia. Da quel momento Metternich sembrò effettivamente diventare arbitro e padrone dell'Austria e dell'Europa sotto la stella dell'assolutismo. Ma nonostante l'ordine internazionale che il Sistema Metternich aveva prodotto (così veniva chiamato l'accordo), esso si scontrò con le aspirazioni liberali di larghi strati popolari sino a provocare inquietudine e rivolte. Da quel momento la linea di Metternich fu sempre più repressiva. Nei congressi di Troppau (1820), Lubiana (1821) e Verona (1822) fu favorevole all'intervento delle grandi potenze contro i rivoltosi, e allineò sempre più in l'Austria alla Prussia e alla Russia nella cosiddetta Santa Alleanza contro ogni tipo di cambiamento. Per quanto riguarda gli affari interni ebbe invece una posizione più progressista, ma esercitò una scarsa influenza sull'imperatore Francesco e sul suo successore Ferdinando I. Meritatamente o meno, Metternich divenne il simbolo della repressione e uno dei maggiori bersagli dei moti del Quarantotto, che lo obbligarono a dimettersi e a trovare riparo in Inghilterra fino al 1851. "Io sono stato una roccaforte dell'ordine", ebbe a dire poco prima della morte.

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