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Mazzini, Giuseppe - Attività dopo il 1849

L’attività mazziniana non cessò dopo il 1849, ma anzi prese vigore dall’esempio delle eroiche difese di Roma e di Venezia.
Nel Lombardo-Veneto, nel 1851, nuovi martiri si aggiunsero ai precedenti (Don Grioli, Sciesa, Dottesio) e nel 1852, cinque cospiratori, fra cui Don Tazzoli, furono uccisi a Belfiore perché trovati in possesso di cartelle per un prestito nazionale promosso dal Mazzini; altri quattro, fra cui l’eroe di Brescia, Tito Speri, salirono sul patibolo poco dopo.
Nel 1853 falliva a Milano un moto rivoluzionario che provocò nuove repressioni.
Nel 1854 fu ucciso da un repubblicano il duca di Parma Carlo III di Borbone; nel 1855 Pier Fortunato Calvi pagava con la vita il suo tentativo di far insorgere il Cadore.
Ma il più notevole moto mazziniano di quegli anni fu la spedizione di Sapri, guidata dal napoletano Carlo Pisacane.

Il Pisacane, dopo essersi allontanato dal mazzinianesimo, per abbracciare idee socialiste, si riaccostò al Mazzini e volle organizzare una spedizione nell’Italia meridionale, dove i Francesi miravano a sostituire i Borbone con un figlio di Gioacchino Murat.
Sbarcato a Sapri, nel Cilento con pochi compagni e coi detenuti che aveva liberato dal carcere di Ponza, il Pisacane fu assalito dalle truppe borboniche e dai contadini che pensarono trattarsi briganti.
Presso Sansa egli cadde con alcuni compagni. Gli altri furono imprigionati. Le rivoluzioni scoppiate contemporaneamente a Livorno e a Genova furono subito represse.

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