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Origini e Storia della Mafia

La mafia ha purtroppo nel nostro Paese una storia molto antica. Nasce in Sicilia nei primi decenni dell’Ottocento, favorita dalla povertà che nasceva nelle campagne e dalla lontananza delle istituzioni. I grandi latifondisti, che non risiedono stabilente nelle campagne, affidano ai “campieri” e ai “gavellotti” (che controllano i campi e che riscuotono le gavelle per conto del padrone) il compito di vigilare le proprietà. All’indomani dell’unità d’Italia i grandi proprietari terrieri, nel timore di perdere i terreni, ricorrono all’intermediazione degli amministratori i quali diventano sempre più potenti: impongono ai contadini, sotto minaccia, il pagamento di una “tangente” (pizzo) per scongiurare la distruzione dei raccolti e l’uccisione del bestiame. Le squadre “mafiose” giungono a controllare tutte le campagne, poi le zone urbane e, infine, diventano le vere e proprie protagoniste del gioco politico. Negli anni Sessanta la mafia diventa di tipo industriale e negli anni Ottanta finanziaria. Ha saputo riconvertire i suoi traffici criminosi in nuove attività e in nuovi ambiti d’interesse, mantenendo nei secoli la mentalità del privilegio, della violenza e del ricatto. Gli uomini di mafia hanno avuto sempre una sola legge: quella del più forte e dell’interesse privato che domina su tutto. Per questo motivo spesso la mafia è stata definita uno Stato nello Stato, una piovra tentacolare che è capace di penetrare in qualsiasi attività economica, anche illegale, per corromperla e inquinarla. La mentalità mafiosa, in Italia, è il vero nemico da combattere: è quella che predica la legge dell’omertà al posto della solidarietà, del privilegio al posto dell’uguaglianza, della violenza al posto della pace. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta il giro d’affari mafiosi aumenterà vertiginosamente, specialmente attraverso il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Proprio a partire dagli anni Settanta il potere mafioso pianifica una serie di delitti per contrastare il lavoro delle persone impegnate a smascherarne gli ingranaggi. Molti magistrati verranno uccisi per bloccare le indagini o per punirli di aver firmato ordini di cattura nei confronti di mafiosi. Tra questi ricordiamo il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo assassinato insieme alla seconda moglie. Tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta si assiste in Italia alla fine della prima repubblica e all’inizio di una nuova epoca chiamata Seconda Repubblica. Tale trasformazione fu determinata soprattutto da tre fattori:

- La fine del comunismo a livello internazionale;
- L’inchiesta giudiziaria “Mani Pulite”;
- Il sistema elettorale diventa maggioritario.
Per quanto riguarda il primo punto c’è da considerare che la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda costrinsero molti partiti politici tradizionali a modificare i loro programmi: decadde il PCI di Achille Ochetto e nacque nel 1991 il Partito Democratico della Sinistra (PDS). La fedeltà alla tradizione comunista è rappresentata dal Partito della Rifondazione Comunista.
Il secondo punto è caratterizzato dall’inchiesta giudiziaria iniziata nel 1992 che va sotto il nome di “Mani Pulite” che vide il giudice Di Pietro denunciare vicende di corruzione ad opera di alcuni esponenti dei partiti tradizionali del momento: Partito Socialista Italiano (PSI) e Democrazia Cristiana (DC). Ovviamente, tali inchieste determinarono un forte calo di consensi nei confronti dei partiti coinvolti. Fu così che alle elezioni del 1992 si affermarono nuovi partiti tra cui la Lega Nord, mentre i partiti fino ad allora al governo vennero pesantemente ridimensionati. Il PSI si sciolse dando vita a due diverse formazioni: Nuovo Partito Socialista e Socialisti Italiani. In seguito la DC si trasformò in Partito Popolare Italiano (PPI), creando altri due partiti politici alternativi: il Centro Cristiano Democratico (CCD) e l’Unione Cristiana Democratica (UCD). Il Movimento Sociale Italiano (MSI) che aveva rappresentato la Destra in Italia si trasformò in Alleanza Nazionale e nel 1994 nascerà un nuovo partito di centro-destra (Forza Italia), per iniziativa di Silvio Berlusconi, un imprenditore proprietario, tra le altre cose, di tre grandi reti televisive private, di case editrici e di numerose imprese pubblicitarie, immobiliari, finanziarie e assicurative.
Il terzo fattore di cambiamento è relativo alla trasformazione del sistema elettorale, da proporzionale a maggioritario (referendum 1993). Fino ad allora i rappresentanti in Parlamento venivano eletti in proporzione ai voti ottenuti; con il sistema maggioritario invece viene eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti, tutti gli altri sono esclusi. I partiti per scongiurare tale rischio hanno un solo metodo: allearsi con altre formazioni. Così alle elezioni politiche che si terranno nel 1994 si contrapporranno due coalizioni:
• Centro-destra (Polo della Libertà) con Alleanza Nazionale, Lega Nord, Forza Italia e CCD;
• Centro-sinistra con PDS, Partito di Rifondazione Comunista, i Verdi e i Cristiano-sociali;
• Fuori dalle coalizioni rimase il PPI.
La vittoria andrà alla coalizione di centro-destra. “Mani Pulite” era iniziata da qualche mese; alle elezioni del 1992 i partiti tradizionali avevano subìto una pesante sconfitta. Di questo clima approfittò la mafia per mettere a segno due attentati in cui morirono due magistrati, simbolo della lotta a “Cosa Nostra”: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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