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Le elezioni del 1919

Nel frattempo in quegli andava configurandosi il partito popolare italiano (PPI) e nel novembre 1919 si tennero le elezioni politiche. Per la prima volta si votava con il sistema proporzionale: ogni partito aveva cioè un numero di deputati proporzionali al numero dei suoi elettori. Per i socialisti fu un trionfo: in parlamento ottennero ben 156 seggi. Un marcato successo ebbe anche una formazione politica sorta poco dopo la guerra: il partito popolare, che guadagnò 100 seggi. Fondato da un sacerdote, Luigi Sturzo, il nuovo partito poteva contare anche sull’appoggio diretto della Chiesa. I vecchi gruppi, come i radicali o i liberali, videro notevolmente ridotta la propria influenza parlamentare. Pesante fu la sconfitta dei liberali, ormai non più in gradi di governare senza l’appoggio dei partiti di massa, cioè quelli che riuscivano a cogliere milioni di voti. I Fasci di Combattimento si presentarono alle elezioni, ma furono sonoramente battuti: Lo stesso Mussolini non fu eletto. Inoltre, all’interno del parlamento nessuno schieramento riesce a individuare figure autorevoli di leader e svanisce la possibilità di solidarizzare, generando una situazione politica abbastanza statica. Francesco Saverio Nitti, allora ministro del tesoro, richiamò Giolitti che rappresentava il compromesso tra la borghesia e la classe lavoratrice. Fu elaborata la legge tributaria, ma né i popolari né i socialisti appoggiarono l’ex presidente del consiglio. Nel frattempo imperversava la violenza fascista.

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