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La violenza del nazismo e il regime totalitario

In quegli anni la Germania aveva forze democratiche divise. In parlamento i partiti non riuscivano a dar vita a maggioranza stabili e di conseguenza i governi erano fragili. Dopo l’uscita dal carcere Hitler non aveva abbandonato la strada della violenza per affermare i propri ideali. Insieme con la propaganda politica, egli sfruttò l’aiuto di squadre paramilitari analoghe a quelle fasciste, ma meglio organizzate . Le SA (squadre d’assalto) e le SS ( squadre di protezione) operarono in tutto il paese, dando vita a vere azioni terroristiche contro gli oppositori ed esercitando forti pressioni su tutti coloro che mostravano diffidenza nei confronti del partito nazista. Dopo il successo dei nazisti delle elezioni del 1932, il conservatore Paul Ludwig von Hindenburg, presidente delle repubblica di Weimar, si trovò costretto a nominare Hitler cancelliere, cioè capo del governo: era il 30 gennaio 1933.

Come Mussolini in Italia, anche Hitler era giunto al governo in modo, formalmente legale. Ma il nuovo cancelliere non poteva tollerare di condividere il potere con altri e il governo di coalizione che guidava doveva rappresentare una veloce fase transitoria. Voleva essere il capo unico del popolo tedesco. Il 27 febbraio 1933 venne incendiato il palazzo del Reichstag. Il governo addossò la responsabilità ai comunisti e, il giorno seguente emanò un decreto d’emergenza con il quale la polizia assumeva straordinari, mentre venivano sospese le garanzie di libertà previste dalla costituzione. Hitler ebbe così il pretesto per scatenare in tutti il paese una tremenda ondata di repressione anticomunista. Nel mese di marzo, una seconda consultazione elettorale assicurò al partito nazionalsocialista il 43,9% dei voti. Ora Hitler era sufficientemente forte per attuare i suoi programmi. Il 23 Marzo vennero espulsi dal Parlamento gli 80 deputati comunisti appena eletti. Poi, con le eccezioni dei socialdemocratici, venne approvata una legge che concedeva a Hitler i “pieni poteri”. Era all’inizio della dittatura. In questo contesto di illegalità, autorità in campo scientifico e letterario (Freud, Mann, e Einstein), riconosciuta la follia nazista, fuggirono in esilio. Dal punto di vista politico e militare, invece, molti ufficiali contraddetti dal Hitler ed esautorati dalla nazificazione, tentarono alcune sommosse contro il Fuhrer (operation Walkure) ma, tutte con esiti fallimentari.

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