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La Seconda Guerra Mondiale

Dal 1° settembre 1939 al 1° settembre 1945, il mondo fu travolto da una nuova, annunciata e temuta guerra, che diede una svolta decisiva alla storia del mondo.
Le cause di questo conflitto furono:
1. Le condizioni imposte dai trattati di pace di Versailles alla Germania che perse l’Alsazia, la Lorena, il corridoio polacco (separava la Prussia dal resto della Germania); le fu inoltre proibito di armarsi: provvedimento, quest'ultimo, che mise nell’animo dei tedeschi sentimenti d’odio e rivincita.
2. Le divergenze tra Francia, Inghilterra e Russia per il dominio in Europa.
3. Le aggressioni tedesche. Hitler, divenuto dittatore della Germania, cominciò una politica aggressiva contro i paesi europei. Avviò il riarmo della Germania e iniziò la sua nuova politica. Fece un tentativo d’annessione dell’Austria, ma, poiché non era stata ancora realizzata l’alleanza con il fascismo di Mussolini, desistette. Nel 1938, dopo l’intervento di Hitler e Mussolini in Spagna a favore di Franco e la firma dell’Asse Roma-Berlino, l’Austria fu occupata divenendo una provincia tedesca.
Nel 1939 Hitler rivendicò Danzica e il corridoio polacco e chiese alla Polonia diritti speciali di passaggio sul suo territorio. La Polonia respinse la richiesta e si assicurò l’appoggio di Francia e Inghilterra le quali, a loro volta, tentarono di stipulare un accordo con la Russia. Mentre erano in corso le trattative, Stalin, capo dell’U.R.S.S., strinse un patto decennale di non aggressione con Hitler.
Hitler, dopo aver rinnovato il Patto d’Acciaio con l’Italia e il patto di non aggressione con la Russia, aggredì la Polonia invadendola con una guerra-lampo,alla fine della quale il territorio polacco fu diviso in zone d'influenza russa e tedesca.
Nel 1939, mentre l’Italia annunciava la sua neutralità, Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania, che intanto aveva già occupato Norvegia, Olanda, Belgio, ma soprattutto la Svezia, ricca di miniere di ferro che servivano ad Hitler per fabbricare le armi.
La Francia e l’Inghilterra però non attaccarono subito la Germania, così l'esercito tedesco, aggirando la Linea Maginot, riuscì a penetrare il territorio francese, arrivando fino a Parigi. Qui, Hitler e Pétain, conclusero l'armistizio che stabiliva la divisione della Francia in due parti: una controllata dai tedeschi, l’altra dal governo di Pétain, con capitale Vichy (perciò fu detta Repubblica di Vichy).
Il 10 giugno 1940 anche l’Italia entrò in guerra, perché Mussolini credeva che la vittoria tedesca fosse ormai vicina. Cercò prima di occupare la Savoia, senza avere buoni risultati, e poi con la Germania e il Giappone firmò il Patto Tripartito, secondo il quale la Germania avrebbe ottenuto l’egemonia in Europa, l’Italia quella nel Mediterraneo e il Giappone in Asia. Forte di quest’appoggio l’Italia cercò di invadere l’Africa settentrionale, ma solo grazie all'aiuto dell'esercito di Hitler gli italiani riuscirono a contrastare l'invasione inglese nell’impero etiopico, in Somalia, Eritrea e in Libia.
L’Inghilterra, dopo la caduta della Francia, era rimasta sola a combattere la guerra. Di questo approfittò Hitler, che decise di invadere l’Inghilterra con l’operazione de3nominata leone marino. Questa prevedeva la distruzione della flotta aerea inglese con pesanti bombardamenti sugli aeroporti. Alla fine, la lotta terminò con la vittoria inglese, grazie all’uso del radar, con il quale era possibile intercettare la posizione esatta degli aerei tedeschi.
Anche se l’Inghilterra a contrastare la Germania, si trovava, come del resto gli altri Paesi in lotta, in condizioni economiche difficili. Così intervennero gli Stati Uniti, che nel 1940, con il presidente Roosevelt, misero in pratica la legge degli affitti e prestiti, secondo la quale, senza che gli Stati Uniti entrassero in guerra, ogni paese in lotta contro la Germania avrebbe ricevuto il materiale bellico impegnandosi a restituirlo alla fine del conflitto.
Tra il giugno e il dicembre del 1941 ci furono due avvenimenti che determinarono l'espandersi del conflitto: l’invasione russa da parte dei tedeschi e l’attacco giapponese contro gli Stati Uniti.
Dopo l’occupazione tedesca dei Balcani (territori soggetti all’influenza sovietica), i rapporti tra Russia e Germania degenerarono. Hitler attaccò la Russia senza dichiarazione di guerra (Operazione barbarossa). I Russi risposero applicando la stessa tattica usata contro Napoleone: distruggere tutti i raccolti, per non concedere ai nemici di rifornirsi durante l'avanzata verso Mosca. Il gelido inverno russo, però, non fermò i tedeschi che arrivarono a Stalingrado. Le truppe russe contrattaccarono accerchiando i tedeschi, che furono fermati prima che entrassero in città.
Nel 1941 il Giapponese attaccò la flotta Statunitense nel porto di Pearl-Harbour, nelle isole Hawaii. L'aggressione era dovuta alle mire imperialistiche del Giappone, che considerava propria tutta l’area del Pacifico. L’attacco distrusse gran parte della flotta statunitense.
A questo punto sembrava che la vittoria fosse nelle mani delle potenze dell’Asse, ma nel 1942 le cose cambiarono. Nei paesi soggetti al regime nazi-fascista si erano formati movimenti di resistenza. I partigiani ingaggiarono una lotta strenua contro le barbarie compiute da nazisti e fascisti. purtroppo lo sterminio di migliaia di persone tra cui Ebrei, zingari, invalidi, malati di mente, omosessuali, nei lager non poterono essere evitati.
Ormai gli eserciti dell’Asse erano stati fermati su quasi tutti i fronti.
In Africa furono stretti in una morsa dagli Inglesi e dagli Americani.
In Russia, dopo la resa tedesca, era iniziata la ritirata.
Nel Pacifico la flotta Americana riprese gradualmente il dominio sul Giappone.
Nel Luglio del 1943 le truppe anglo-americane sbarcarono in Sicilia e cominciarono un’avanzata inarrestabile, anche se condotta con prudenza.
Nella notte del 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo decretò la sfiducia a Mussolini, e il Re affidò il Governo al generale Pietro Badoglio, il quale decise di continuare la guerra a fianco della Germania, iniziando però, in gran segreto, trattative con gli alleati per stipulare un armistizio. Gli alleati chiesero all’Italia la resa senza condizioni e l’8 Settembre 1943 il governo e il Re accettarono la resa incondizionata. I tedeschi incolparono gli Italiani di tradimento e, con l’operazione Alarico, cercarono di occuparne il territorio nazionale. In quest’operazione fu liberato Mussolini, che rifugiatosi a Salò fondò la Repubblica Sociale Italiana.
Le truppe italiane, colte alla sprovvista dalla notizia dell’armistizio, non furono in grado di fronteggiare l’invasione tedesca. Molti soldati furono deportati in Germania, altri cercarono di rientrare nei propri paesi lasciando la vita militare. Ma non tutto l’esercito seguì la stessa sorte. Vi furono anche episodi di resistenza come a Cefalonia, alle porte di Roma e l’insurrezione popolare di Napoli.
Il vero movimento di resistenza organizzata, però, nacque a Roma, dopo l’annuncio dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati, dove i partiti antifascisti formarono il Comitato di Liberazione Nazionale. Vi aderirono militari, ufficiali, politici e tutti coloro che erano antifascisti, tra cui molte donne.
Intanto gli alleati avanzavano verso il nord della penisola, permettendo ai tedeschi di arrivare nell’Italia centrale.
Gli alleati si muovevano con lentezza dal momento che consideravano il fronte italiano secondario, e aspettavano l’apertura del secondo fronte in Francia in modo da stringere in una morsa la Germania. Questo accadde con lo sbarco in Normandia.
Finalmente il 25 Aprile del 1945 fu liberata tutta l’Italia.
I tedeschi si arresero e Mussolini fu fucilato per ordine del Comitato di Liberazione.
Intanto in Germania gli alleati avanzavano da ovest e i Russi da est. Contemporaneamente Hitler giocava le sue ultime carte bombardando Londra, ma stretto dai Russi e dagli Americani si suicidò nel suo bunker. Il 7 Maggio veniva firmata dalla Germania la resa incondizionata. Restava in guerra solo il Giappone. Il 26 Luglio del 1945 gli alleati inviarono un ultimatum al Giappone, che rifiutò di arrendersi. Gli americani decisero, dunque, di porre fine al conflitto scaricando sulle città di Hiroshima e Nagasaki la bomba atomica, disintegrando le cittadine. A questo punto al Giappone non rimaneva che firmare la resa incondizionata il 1° settembre 1945.

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