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La perdita del consenso e la caduta del fascismo

L’Italia era entrata in guerra nel 1940 senza un’adeguata preparazione militare. Mussolini sapeva bene che le risorse del paese non erano in grado di sostenere un conflitto lungo e costoso. La speranza di una guerra breve e vittoriosa l’aveva indotto a intervenire, ma le sue previsioni si rivelarono clamorosamente errate. Verso il 1943, quando le sorti della guerra iniziarono a volgere al peggio per i paesi dell’Asse, il malcontento dilagò in tutta la penisola. I viveri iniziarono a scarseggiare e il razionamento non consentiva quasi a nessuno si sfamarsi. i bombardamenti alleati avevano devastato le città e le vie di comunicazione; tra la popolazione civile i morti erano moltissimi, come sempre accade in una “guerra totale”. Il consenso, intorno a Mussolini, iniziò a sfaldarsi e la sua posizione politica divenne incerta. Fino a pochi anni prima una situazione del genere sarebbe sembrata almeno improbabile, se non impossibile. Ora invece gli italiani mostravano apertamente la loro insofferenza nei confronti di un regime che stava collassando.

Caduta del fascismo
Il 10 luglio 1943 gli italiani appresero che gli Alleati erano sbarcati in Sicilia e avrebbero risalito la penisola per respingere i tedeschi e liberare l’Italia dal nazifascismo. A quel punto, tutti capirono che la guerra era perduta. Il Gran Consiglio del Fascismo, nella riunione del 25 luglio, mise in minoranza Mussolini, che fu destituito e arrestato per ordine del re. Vittorio Emanuele III nel 1922 aveva chiamato Mussolini al governo, nel 1924 non aveva reagito in nessun modo all’uccisione di Matteotti, negli anni successivi aveva accettato che il fascismo annullasse le istituzioni parlamentari, nel 1938 aveva controfirmato i provvedimenti contro gli ebrei, nel 1940 aveva accettato di entrare in guerra a fianco di Hitler. Ora, però, voleva a tutti i costi salvare la corona e separare le responsabilità della monarchia da quelle del regime fascista. Il sovrano incaricò il generale, Pietro Badoglio, di formare un nuovo governo, il quale si affrettò a comunicare «la guerra continua». Il re voleva assicurare ai tedeschi che nulla sarebbe cambiato.

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