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La guerra fredda

NATO e Patto di Varsavia
Fino allo scoppio della guerra di Corea (giugno 1950), l’Alleanza atlantica, costituita nel 1949 tra USA, Canada, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo, a cui si erano aggiunte Italia, Portogallo, Danimarca, Norvegia e Islanda, si configurava più come un patto di garanzia che come un sistema operativo integrato di difesa dell’Europa. Ma l’aggressione della Corea del Nord contro la Corea del Sud mise in moto un processo che trasformò l’Alleanza atlantica in una vera e propria struttura militare integrata: la NATO (Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico). Venne costituito di conseguenza il Consiglio atlantico, organo politico presieduto dal segretario generale della NATO, e attivati i comandi militari integrati, i principali dei quali erano i comandi supremi alleati in Europa e nell’Atlantico, retti rispettivamente dal generale americano Eisenhower e da un ammiraglio statunitense. Nel 1951 aderirono al patto anche la Grecia e la Turchia, e nel 1953 la Germania Federale. L’adesione tedesca provocò la reazione del blocco sovietico, che decise di dare vita ad una propria alleanza militare: il 14 maggio 1955 l’Unione Sovietica con la Polonia, la Cecoslovacchia, la Germania orientale, la Romania, la Bulgaria, l’Ungheria e l’Albania costituivano il Patto di Varsavia, basato anch’esso su un’organizzazione militare integrata.

La guerra delle spie
La guerra fredda venne combattuta principalmente dai servizi segreti delle due potenze nucleari, americana e sovietica, protagoniste soprattutto negli anni Cinquanta di operazioni clamorose. Tanto gli americani quanto i sovietici, attingevano alle informazioni a suo tempo raccolte dall’efficiente servizio segreto del Terzo Reich. Un colonnello delle SS, Reinard Gehlen, mise a disposizione della neonata CIA il suo poderoso archivio nascosto tra le montagne della Baviera, e attivò un’organizzazione di spionaggio finanziata dagli Stati Uniti. Un altro ex SS, Heinze Ferfe, collaborò invece con quello che nel 1954 diventò il KGB, il servizio segreto sovietico.
Molte spie smascherate erano insospettabili personaggi pubblici, impegnati in ruoli delicati. Tra i casi più eclatanti venne alla luce l’attività spionistica svolta a favore dell’Unione Sovietica da un gruppo di intellettuali dell’università di Cambridge, e cioè Guy Burgess, Donald McLean e Kim Philby, o la vicenda dell’americano Aldrich Ames, funzionario della CIA, che per otto anni passò informazioni riservate al KGB. A loro volta gli americani riuscirono ad infiltrare le loro talpe nelle maglie del Cremlino: Oleg Penkowsky, colonnello del GUR (il servizio segreto militare dell’URSS) passò informazioni all’Occidente fino al 1960, quando venne scoperto e poi fucilato; Oleg Gordiewsky, fu, invece, l’uomo del KGB a Londra che per dieci anni fa il doppio gioco con i servizi segreti inglesi.

La CIA in Europa
Già alla fine della guerra l’America si era preoccupata di organizzarsi per ottenere il controllo politico-militare dei paesi dell’Europa occidentale, probabili futuri alleati, anche per evitare il rischio che si allineassero ai regimi socialisti. Dalla fine degli anni quaranta venne attivato l’Office of Policy Coordination dalla CIA, con l’intento di intraprendere operazioni politiche, propagandistiche e paramilitari segrete nei paesi nei quali vi fossero partiti comunisti in grado di vincere le elezioni politiche o comunque di mettere in crisi l’equilibrio deciso alla conferenza di Yalta, con gravi rischi per la pace e la sicurezza degli Stati Uniti.
Vennero così create, in molti paesi europei, formazioni paramilitari segrete, col compito di affiancare le deboli strutture di difesa nazionali. Alcune di queste furono organizzate e dirette dagli stessi paesi europei, altre dai servizi segreti degli Stati Uniti. L’Inghilterra creò una rete di gruppi clandestini su tutto il territorio nazionale, estesa anche al Belgio e all’Olanda, mentre la Francia fece lo stesso nei territori tedeschi ed austriaci. La CIA assunse iniziative di carattere militare e intervenne segretamente in alcuni paesi (Italia, Austria, Belgio, Germania Federale) per alterare le regole del confronto democratico fra le forze politiche, senza tener in alcun conto il principio della sovranità nazionale. Vi erano, poi, alcune strutture create dalla CIA e dai servizi segreti nazionali pronte al sabotaggio o ad azioni di disarmo, sulle cui attività ancora non è stata gettata sufficiente luce. In Italia questa rete venne avviata, molto probabilmente, nel 1952 con il nome in codice “Gladio”, attraverso la collaborazione fra il SIFAR (il servizio segreto militare) e la CIA.

Il disgelo
Dopo la fine della presidenza Truman (novembre 1952) e la morte di Stalin (marzo 1953), si aprì una nuova fase nei rapporti internazionali. Nonostante il permanere di tensioni, venne maturando, all’interno delle due superpotenze, un nuovo atteggiamento di riconoscimento reciproco che costituì la premessa per l’avvio di un processo di distensione, definito “disgelo”. Negli ultimi anni della presidenza Eisenhower, l’America guardò con interesse al nuovo corso della politica sovietica inaugurato da Nikita Kruscev che teorizzava la possibilità di una coesistenza pacifica tra i due blocchi, basata sullo spostamento del confronto dal piano militare a quello della competizione economica, culturale, sociale, sportiva e scientifica. I progressi del processo di distensione tra le due superpotenze portarono alla definizione dei primi accordi, frutto di contrattazioni a livello internazionale, che resero più concreta la possibilità di una convivenza pacifica.
Primi passi in questa direzione vennero fatti già nel 1958. Nel marzo l’Unione Sovietica annunciò la sospensione unilaterale degli esperimenti atomici. In luglio e agosto venne convocata una riunione di esperti per concordare le modalità del controllo delle esplosioni nucleari. Il 31 ottobre fu la volta degli USA di annunciare la sospensione dei test atomici. Nel novembre 1958 fu convocata a Ginevra una conferenza sulla tregua atomica. Un importante sostegno alla politica di pace venne dato da Giovanni XXIII, divenuto papa nell’ottobre 1958.

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