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La guerra di Corea

L'intervento cinese
Dopo la sconfitta giapponese della Seconda guerra mondiale, il 38° parallelo segnava la linea divisoria dell’occupazione russo-americana in Corea (sotto il dominio giapponese dal 1910). Nel Nord industriale, dove con le elezioni del 1948 si era costituita la Repubblica Popolare di Corea sotto la presidenza di Kim Il Sung, erano nati i comitati comunisti del Fronte Nazionale; nel Sud agricolo, che dopo le elezioni, anch’esse del 1948, tenute sotto il controllo di una commissione delle Nazioni Unite, si era costituita la Repubblica Democratica di Corea, si insediò un governo militare appoggiato dagli Stati Uniti. Il confine tra i due stati era segnato dal 38° parallelo. Vari tentativi da parte dell’ONU di unire il paese fallirono. Il 25 giugno 1950, i nordcoreani attaccarono la Corea del Sud senza preavviso e le truppe internazionali, inviate dall’ONU al comando del generale statunitense Douglas MacArthur, vennero respinte fino a Pusan, all’estrema punta meridionale della penisola. Qui le forze delle Nazioni Unite attuarono una ferma resistenza e, in settembre, respinsero una violenta offensiva del Nord. Alla metà del mese, grazie ad uno sbarco americano di nuove forze a Inchon, nei pressi della capitale Seul, che permise di rompere la linea di rifornimento dell’esercito nordcoreano, l’offensiva del Nord si trasformò in ritirata disordinata. All’inizio di ottobre le truppe delle Nazioni Unite passarono il 38° parallelo e si diressero verso il fiume Yalu, al confine con la Cina. Il 26 novembre l’intervento di una grande armata della Cina comunista riequilibrò le forze in campo e i due eserciti rimasero a fronteggiarsi lungo la linea del 38° parallelo, con attacchi e contrattacchi dagli esiti alterni, sino alla fine della guerra (27 luglio 1953).

Gli accordi di pace
I tentativi di ripristinare la pace in Corea iniziarono già alla metà del 1951, a Kaesong, ma durarono più di due anni. Il 26 giugno si raggiunse un accordo sull’ordine dei lavori per la discussione dell’armistizio e, a partire dal 25 ottobre, mentre si continuava a combattere aspramente, la sede dei negoziati venne spostata a Pan Mun Jom. Le trattative procedettero con lentezza e con numerose interruzioni. Uno dei problemi riguardava la questione del rimpatrio dei prigionieri di guerra, che i comunisti volevano totale ed eventualmente forzato, mentre le forze ONU chiedevano che avvenisse in modo volontario. A rallentare il raggiungimento della pace c’era anche l’intransigenza del presidente sudcoreano, che insisteva perché la guerra continuasse fino alla conquista del Nord. Le trattative sembravano giunte ad un punto morto quando, nel clima di distensione seguito alla morte di Stalin, i negoziati ripresero in un’atmosfera più positiva. Eisenhower, nuovo presidente americano che intendeva porre fine alla guerra ad ogni costo, ottenne il 27 luglio 1953 la firma dell’armistizio: erano passati due anni e diciassette giorni dall’inizio delle discussioni che avevano richiesto oltre 500 riunioni. Il prezzo è di 34.000 morti tra gli americani, 50.000 nell’armata sudcoreana, più di 500.000 tra i nordcoreani e addirittura 900.000 tra i cinesi. E il problema della divisione della Corea rimaneva irrisolto. Successive riunioni a Pan Mun Jom nell’ottobre del 1953 e a Ginevra nell’aprile 1954 non portarono a nessun risultato.

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