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La fase legalitaria della strategia mussoliniana

Vinte le elezioni, Mussolini formò un governo di coalizione. Con soli 135 deputati non avrebbe potuto fare altrimenti. Grazie al supporto dei liberali, popolari e indipendenti, invece, conquistò in Parlamento 306 voti favorevoli, contro 116 contrari e 7 astenuti. Insediatosi al governo, riorganizzò la struttura prefettizia lasciando libere le squadre e il movimento operaio, ma smantellando allo stesso tempo la legislazione del primo dopoguerra organizzando un vero e proprio partito. Nel novembre del 1921, infatti, Mussolini riunì a Roma i fascisti per un congresso. Aveva deciso di trasformare in un partito quell’insieme di forze che costituivano il movimento fascista. Nacque così il partito nazionale fascista. Mussolini cercò di presentarlo come una forza politica nuova ma inserita nella tradizione costituzionale italiana. Nel nuovo partito confluì inizialmente, soprattutto la piccola borghesia, che aveva già appoggiato i fasci di combattimento. Molto presto cominciò a manifestarsi la natura autoritaria del nuovo partito e del suo capo. Creerà il Gran Consiglio del fascismo, cui diede carattere istituzionale, stabilendo che doveva essere interpellato su ogni questione costituzionale. Fu intanto costituita la Milizia Volontaria per la sicurezza nazionale, un corpo armato posto direttamente agli ordini del capo del governo: in lui riconoscevano il proprio duce. Fu fatto credere che quella milizia sarebbe servita ad assorbire lo squadrismo, e quindi neutralizzarlo; in realtà “le squadre” continuarono a essere uno strumento efficace della repressione fascista. Nel 1924 Mussolini godeva di poteri straordinari: presidente del consiglio e ministro degli Interni e degli Esteri. Ma la sua posizione non era ancora del tutto consolidata, perché non poteva disporre di una maggioranza parlamentare. Per ottenerla, fece approvare una nuova legge elettorale, detta legge Acerbo, dal nome del deputato fascista che ne stese il testo. In base alle nuove norme il partito di maggioranza relativa che avesse ottenuto almeno il 25% dei voti, avrebbe avuto il diritto al 65% dei seggi nella Camera dei Deputati. Ottenuta l’approvazione della legge, Mussolini sciolse le camere indisse nuove elezioni politiche. Il partito fascista, organizzò per questo evento un “listone” di partiti cui fece parte il partito liberale, guidato da Salandra e Orlando, che appariva come continuità. Contrari, invece, si mostrarono il partito popolare e i socialisti guidati da Matteotti e Turati, i massimalisti e i liberali di Giolitti.

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