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Secondo Dopoguerra

I nuovi partiti poltici
Alla fine della guerra l’Italia si trovava in una situazione disastrosa dal punto di vista economico e sociale, e confusa, dal punto di vista politico.
1. Dal punto di vista economico e sociale la situazione era gravissima. La sola speranza era la ricostruzione con gli aiuti dei paesi amici.
2. Dal punto di vista politico la situazione era confusa, poiché l’Italia era praticamente divisa in due parti: una al Centro Sud monarchica e conservatrice, appoggiata dagli anglo-americani; una al Nord, ancora sotto la dominazione del governo fascista e delle truppe tedesche, dove si era sviluppata la lotta partigiana.
Dopo la scomparsa del fascismo e la cacciata dei tedeschi queste due parti si riunirono politicamente sotto la monarchia.
I partiti che durante il fascismo avevano operato clandestinamente, tornarono alla ribalta:
* a sinistra i comunisti (P.C.I.) guidati da Palmiro Togliatti, il quale parlava di una nuova via al comunismo basata su di un partito popolare di massa, separato dalla tradizione bolscevica, ma che non negava il suo legame con l’URSS, e proiettato verso la creazione di una democrazia progressiva che con incisive riforme economiche e sociali avrebbe dato il potere ai comunisti, senza, però, sconfessare le attese rivoluzionarie della classe operaia; e i Socialisti che presero il nome di Partito Socialista d’Unità Proletaria (PSIUP), guidato da Pietro Nenni: essi rinnegavano completamente il Leninismo, la Rivoluzione d’Ottobre e la società sovietica e sostenevano la tesi di un socialismo democratico, riformista e umanista.
* al centro la Democrazia Cristiana (D.C.), partito (che si rivolgeva a tutte le classi) d’ispirazione cristiana, che si richiamava al Partito Popolare di don Luigi Sturzo ed era favorevole a moderate e graduali riforme.
* a destra il Partito Liberale Italiano (P.L.I.), il Partito D’Azionee il Partito Repubblicano

Le coalizioni governative e la nuova Costituzione Repubblicana
Prima dello scoppio della guerra fredda fu possibile una collaborazione tra i partiti di sinistra e quelli di centro, per formare governi d’unità nazionale.
Due furono i governi di questo tipo:
1. il primo dal giugno al novembre 1945 presieduto da Ferruccio Parri, capo dei partigiani, proveniente dal Partito d’Azione. Parri cercò di attuare, ma invano, una riforma fiscale per far pagare più tasse ai più ricchi; poi cercò di allontanare dalle cariche dello Stato i funzionari che si erano compromessi con il fascismo: ma anche quest’impresa non fu realizzata. Dopo cinque mesi di governo, accusato da liberali e democratici di “incertezze” sui problemi economici e finanziari fu costretto a dimettersi.

2. il secondo dal 1945 al 1948, presieduto da Alcide de Gasperi, capo della Democrazia Cristiana. Questo governo raggruppò un’ampia coalizione composta da comunisti. democristiani e liberali.

Il 2 giugno 1946 ci furono due consultazioni popolari:
1. un referendumn per decidere se confermare la monarchia o istaurare la repubblica.
2. l’elezione dei deputati per l’Assemblea Costituente che aveva il compito di redigere la nuova Costituzione Italiana.
Il referendum si concluse con più del 52% a favore della repubblica e circa il 48% a favore della monarchia.
L’Assemblea Costituente cominciò i suoi lavori il 26 giugno ed elesse subito presidente provvisorio della Repubblica Enrico De Nicola, e dopo circa un anno e mezzo di lavori, approvò la nuova Costituzione Italiana, che fissava i principi di libertà e di democrazia, i diritti e i doveri dei cittadini.
Così la Costituzione entrò in vigore il 1° gennaio 1948.
Anche se una norma costituzionale vietava di ricostruire il disciolto partito fascista, già nel 1946 la destra si riorganizzò con la costituzione del Movimento Sociale Italiano che nello schieramento parlamentare si poneva all’estrema destra. Il 9 febbraio 1947 all’interno dello PSIUP Giuseppe Saragat e Matteo Matteotti si staccavano e fondavano il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (P.S.L.I.) che più tardi prese il nome di Partito Socialista Democratico Italiano (P.S.D.I.).
Nel maggio del 1947 De Gasperi estromise dal governo i comunisti e i socialisti perché in America egli aveva negoziato aiuti per la ricostruzione italiana (Piano Marshall) e gli Stati Uniti gli avevano imposto di escludere le sinistre dal potere.

Le elezioni del 1948
Le prime elezioni indette per eleggere il nuovo parlamento italiano si tennero il 18 aprile 1948. In lizza erano soprattutto la Democrazia Cristiana di De Gasperi e i partiti di sinistra.
Vinse con una schiacciante maggioranza la Democrazia Cristiana.
Ci furono momenti di tensione culminati da un attentato a Togliatti ad opera di uno studente anticomunista e uno sciopero generale che sembrò una vera e propria sommossa politica: si paventò una rivoluzione di tipo comunista da parte della sinistra, ma poi il pericolo fu allontanato e a poco a poco si ritornò alla normalità.
Subito dopo, poi, il sindacato CGIL si scisse e nacquero nell’agosto del 1948 la CISL e nel marzo del 1950 la UIL.
Intanto l’11 marzo era stato eletto primo presidente della repubblica Luigi Einaudi.

Il quadripartito
De Gasperi fu rieletto capo del governo di un quadripartito ( DC, PLI, PRI, e PSDI).
Le direttive più importanti della politica degasperiana erano:
1. fedeltà incondizionata agli Stati Uniti e sostegno alla Chiesa Cattolica;
2. decisa politica anticomunista;
3. realizzazioni di moderate riforme, per venire incontro alle esigenze delle classi popolari e favorire soprattutto i contadini del Sud oppressi dai grandi latifondisti.
De Gasperi varò una riforma Agraria, che dispose la confisca delle terre dei latifondisti e la loro distribuzione a piccoli proprietari.
Un’altra iniziativa del governo De Gasperi fu l’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno (1950), per favorire lo sviluppo dell’Italia meridionale e delle isole.

Erano previsti prestiti vantaggiosi agli imprenditori che impiantavano industrie al Sud e la costruzione d’opere pubbliche, come ponti strade, acquedotti e impianti d’irrigazione. Ma anche questa lodevole iniziativa non ottenne a lungo andare “i frutti sperati”, perché l’industrializzazione del mezzogiorno è sempre stata molto limitata ed influenzata da una serie di fattori negativi, quali mancanza d’infrastrutture, scarsa viabilità, corruzione. ecc.
“Favorì, invece, in modo particolare i grandi imprenditori delle industrie del Nord” provocando anche malumore fra i lavoratori.
In questo modo le industrie svilupparono una notevole produzione, che consentì negli anni successivi il verificarsi del cosiddetto “miracolo economico”.
De Gasperi adottò una politica estera legata agli Stati Uniti e al blocco occidentale: nel 1949 portò l’Italia nel Patto Atlantico; il 18. Aprile 1951 si concretizzò nell’istituzione della CECA (Comunità Economica Europea del Carbone e dell’Acciaio).
Dopo le elezioni amministrative del 1951-1952 , in cui si ebbe un calo della DC e del Quadripartito, De Gasperi riuscì a fare approvare, in vista delle successive elezioni, una legge maggioritaria (legge truffa), che prevedeva l’assegnazione di un premio di maggioranza al partito o al gruppo di partiti confederati che avesse ottenuto il 50% più uno dei voti.
Nel giugno del 1953, dopo che le forze di sinistra attaccarono il governo sui limiti della riforma agraria e sull’illegittimità democratica della legge, truffa, si tennero le nuove elezioni politiche: il quadripartito però, riuscì a raccogliere soltanto il 49,85% dei voti; quindi non scatto la legge maggioritaria, mentre i partiti di sinistra ottennero una buon’affermazione.
De Gasperi ebbe l’incarico di formare il nuovo governo, ma il tentativo fallì. Al suo posto fu chiamato Giovanni Pella che divenne Presidente del Consiglio dei Ministri di un governo monocolore. Nel Gennaio 1954 fu affidato l’incarico ad Amintore Fanfani che non ottenne la fiducia nelle camere; in seguito nel Febbraio fu formato un governo Tripartito guidato da Mario Scelba, il quale riuscì a risolvere la questione di Trieste rimasta divisa in due nella Conferenza di pace di Parigi del 1946: la zona A Trieste fu assegnata all’italia, mentre la zona B con Capodistria fu assegnata definitivamente alla Jugoslavia.
De Gasperi, abbandonata la presidenza del governo, fu eletto segretario della DC.
Intanto alla scadenza del settennato di Luigi Einauidi fu eletto presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.

La ricostruzione economica
Si tentò di recuperare la capacità produttiva dell’Italia, utilizzando le concessioni di crediti da parte degli alleati e si fece ricorso al Piano Marshall.
Fu sostenuta la partecipazione dell’Italia alla CECA e alla costruzione di una casa comune europea.
Furono ancora liberalizzati gli scambi commerciali e si tentò di risolvere il divario fra Nord e Sud, attraverso interventi statali.
Attraverso questi vari strumenti lentamente l’Italia uscì dal buio tunnel in cui l’aveva cacciata la guerra.

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