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Emancipazione femminile

In passato la donna era un accessorio del capofamiglia (padre o marito).
Nel Codice di Famiglia del 1865, le donne non avevano il diritto di esercitare la tutela sui figli legittimi, non potevano essere ammesse ai pubblici uffici e non gestivano i propri guadagni, perché questo spettava al marito.
Nei primi anni del Novecento c’è una donna che lavora per le donne: Anna Kuliscioff, d’origine russa. Nel 1888 ha fondato la prima lega femminista milanese e nel 1892, con la nascita a Genova del Partito dei Lavoratori, assumerà un ruolo determinante per il movimento delle donne.
Una semplice ragazza che vive nella palude pontina nel 1902 preferisce morire che subire la violenza di un uomo. Si chiama Maria Goretti. Proclamata Santa il 24 giugno 1950 da Papa Pio XII.
La donna urbanizzata dalla spinta industriale si sveglia alle sette. Se ha una casa in città è una donna molto fortunata. Trovarne una, nel triangolo industriale, era molto raro. Chi ha una casa e dei figli è una donna privilegiata. Secondo una statistica del 1911, ci si sposa più tardi perché avere dei figli vuol dire rinunciare a guadagnare in un’età in cui il lavoro femminile è molto richiesto. La donna può lavorare undici ore al giorno, sei giorni su sette, con una media di sessantacinque ore settimanali e guadagnare 1000 lire l’anno. Nei primi anni del secolo, la costa ligure si trasforma in un’avanguardia industriale. Durante la prima guerra mondiale, con gli uomini al fronte, la manodopera femminile aumenterà a dismisura.
Oggi, la pari opportunità sul luogo di lavoro rimane ancora un sogno per le donne italiane, che sono le più discriminate nel mondo.
La nostra nazione si colloca al quarantacinquesimo posto della classifica generale, all’ultimo posto tra i paesi più industrializzati, ed è superata anche da paesi come Zimbabwe e Thailandia. Il divario con i paesi scandinavi, primi in classifica, è abissale. Tra i paesi europei, peggio di noi, c’è solo la Grecia.
L’Italia si colloca al quarantottesimo posto per presenze femminili al potere e quarantunesimo per accesso all’educazione. L’unico punto di forza rimane la tutela della salute e della maternità: in questo caso, l’Italia si colloca all’undicesimo posto.
Spesso le donne in posizioni imprenditoriali devono fare una difficile scelta tra famiglia e carriera. Negli USA, ad esempio, il 49% delle donne con posizioni ai vertici non ha figli, contro il 19% dei loro colleghi maschi.
Le donne, tuttavia, sono quelle che tendono ad ottenere i migliori risultati nei percorsi di formazione, ma poi sono penalizzate e discriminate dal mercato.
Il mercato per le donne prevede quei lavori a tempo parziale che erroneamente sono considerati più adatti a quei soggetti che per natura svolgono un doppio ruolo, quello pubblico e quello privato.
Nella ricchissima Svizzera, le donne percepiscono uno stipendio inferiore del 30% rispetto a quello dei colleghi maschi.
La situazione e il ruolo della donna nel mondo del lavoro, nonostante le conquiste ottenute dai movimenti femministi del passato, in realtà rivelano tuttora un’oppressione, una segregazione, una discriminazione di genere ben radicata; contro questo stato di cose bisogna iniziare a lottare, sviscerando le contraddizioni del sistema capitalista e patriarcale, solidale a livello globale, e quelle delle donne che sorreggono tali sistemi attraverso la pratica della delega o con una più esplicita complicità.
In alcune zone dell’Africa, per esempio, si praticano forme di repressione sessuale che arrivano fino alla mutilazione dei genitali. Nei paesi arabi la fede musulmana consente che si perpetuino la poligamia maschile, forme di discriminazione sessuale verso la donna e l’assenza d’ogni autonomia giuridica. La povertà poi favorisce altre forme di soggezione della donna, che vanno dalla prostituzione all’emigrazione nei paesi ricchi come forza-lavoro. Lo sviluppo economico-sociale e il confronto fra le diverse culture sono sicuramente la strada da percorrere per il superamento della discriminazione fra i sessi; il problema non è più rinviabile, perché la crescente immigrazione in Europa pone a diretto contatto mentalità e tradizioni diverse.

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