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Armistizio e Italia divisa

Hitler diffidava di Vittorio Emanuele III w fece affluire truppe tedesche nella penisola. Il sovrano stava in effetti conducendo trattative segrete con gli anglo-americani e, l’8 settembre 1943, firmò l’armistizio con gli Alleati. Dopo questo fuggì a Brindisi insieme a Badoglio e la corte. L’Italia era nel caos più totale, l’esercito privo di ordini chiari e di un comandante in capo. Alcuni contingenti militari scelsero di resistere ai tedeschi: è il caso della divisione di Acqui stanziata nell’isola di Cefalonia. Era composta da diverse migliaia di uomini; quasi nessuno si loro si salvò dallo sterminio compiuto dalle truppe tedesche. Prima che il governo Badoglio dichiarasse ufficialmente guerra alla Germania dovette passare più di un mese. Intanto L’Italia si trovò spezzata in due: il Centro-nord era controllato dall’esercito tedesco, il Sud dalle truppe anglo-americane.


Nel sud un governo di Unità nazionale

Nel sud avevano trovato rifugio il re e il governo Badoglio. Nell’Aprile 1944 Vittorio Emanuele III si ritirò dalla vita politica, lasciando il posto al figlio Umberto. Qualche giorno dopo venne costituito a Salerno (Svolta di Salerno) un governo di unità nazionale – ancora presieduto da Badoglio – composto da tutti i partiti antifascisti: liberali, cattolici, repubblicani, socialisti e comunisti. Questa svolta politica era il frutto di una proposta del leader del Partito comunista, Palmiro Togliatti, rientrato dall’Unione Sovietica, dove si trovava in esilio. Programma del nuovo governo:
1.Defascistizzazione
2.Sostegno alla resistenza a Nord
3.Mantenere un’identità autonoma dagli alleati

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