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L'affermazione del fascismo in Italia e il programma politico

Mussolini era a capo dei fasci, ma già nel Marzo 1919 aveva espresso un proprio programma politico. Nel suo giornale, Il Popolo d’Italia aveva difeso la vittoria dell’Italia nella guerra, facendosi promotore dell’ordine contro le agitazioni di piazza di stampo socialista. Mussolini possedeva una non comune capacità oratoria e sapeva di poter contare su finanziamenti internazionali, raccogliendo oltretutto simpatizzanti nazionalisti, ex combattenti (ceto medio) e giovani della media borghesia che speranzosi della propria ascesa sociale intravidero una possibilità di realizzazione personale. In una stabile di Milano, si organizzarono quindi i Fasci di combattimento, prodromi del fascismo che nacque senza un vero programma politico e una base reale.

Programma: Politica estera: si affermava la lotta contro gli imperialismi soprattutto italiani rivendicando la Dalmazia, la non adesione alla società delle nazioni; contro, quindi, una forma di internazionalismo nata sulla gestione borghese.


Politica interna
: Mussolini auspica la formazione di una repubblica, il decentramento statale (contro lo stato burocratico giolittiano) e l’istituzione del referendum popolare oltre che il voto alle donne, l’Abolizione del senato quale espressione dell’aristocrazia poiché di nomina regia, l’eliminazione dei titoli nobiliari, l’abolizione della coscrizione obbligatoria e della polizia politica. Inoltre si fa promotore del risanamento dei debiti dello Stato, partendo dalle classi più abbienti e fautore della lotta contro le speculazioni bancarie e borsistiche. Garantisce la creazione del censimento delle ricchezze in vista di una tassa sul patrimonio e promette la terra ai contadini, la partecipazione agli utili delle aziende da parte degli operai e infine il raggiungimento delle 8 ore lavorative.

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