All'inizio del Novecento, la struttura e la cultura politica giapponese non pongono reali barriere alle spinte espansionistiche poiché i principali partiti politici sono strettamente collegati ai grandi gruppi imprenditoriali e alle associazioni politiche emanazione dei generali e degli ufficiali dell'esercito, ed entrambi i gruppi (imprenditori e militari) vedono con favore l'idea di un'espansione territoriale del Giappone. Comunque bel corso degli anni Venti, i piani imperialistici restano in gran parte sulla carta, poiché sono i problemi interni che dominano il quadro politico. Nella prima parte degli anni Venti il sistema politico giapponese attraversa una fase di democratizzazione autoritaria, originariamente promossa dal partito Kenseito, di orientamento liberal-conservatore, il cui dirigente Kato Komei (1860-1926) Baal governo nel 1924. Nel 1925 viene così introdotto il suffragio universale maschile ma a compensare questa apertura viene pure introdotto una legge sull'ordine pubblico che prevede pene molto gravi per chi metta in discussione il Kokutai (sistema dell'identità nazionale) ovvero l'insieme dei princìpi che regolano la vita collettiva e che si basano sul dovere dell'assoluta obbedienza all'imperatore e alle autorità politiche, sociali e religiose. Nel 1926 muore l'imperatore Taisho (1912-26) e gli succede il figlio Hirohito (1926-89), aperto alla collaborazione con i vertici dell'esercito giapponese. Nel 1926 anche Kato Komei muore. Gli succede alla presidenza del Consiglio propri un militare, Tanaka Giichi (1864-1929), dirigente dell'Associazione dei riservisti, una delle principali organizzazione politiche promosse dai militari. La sua linea di governo lascia cadere le componenti democratizzanti dell'azione sviluppata da Kato Komei, per accentuare moltissimo gli elementi autoritari. Nel 1928 Tanaka Giichi fa approvare una norma che prevede la pena di morte per chi esprime o diffonde "pensieri pericolosi", cioè tali da mettere in discussione i valori propri del Kokutai. Sulla base di questa norma le opposizioni socialiste o democratiche sono rapidamente messe a tacere. Questo non è che l'inizio di un processo di completa subordinazione del sistema politico e dell'intera società giapponese alle élite militari.

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