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Khmer Rossi

I Khmer Rossi sono un movimento attivo in Cambogia dall’inizio degli anni Sessanta; essi sonno guerriglieri comunisti e filomaoisti. Gli esponent principali di questo movimento si formarono in Francia negli anni Cinquanta e nel 1970 si allearono a formazioni nazionaliste oderate e a N: Sihanouk per opporsi all’intervento americano e sudvietnamita in Cambogia.
Diedero vita ad un regime sanguinario controllato dall’Angkar e guidato da Pol Pot. Questo regime eliminava fisicamente gli oppositori e anche gli stessi comunisti cambogiani filovietnamiti.
Il regime venne rovesciato nel 1978 grazie all’intervento militare del Vietnam. Gli appartenenti al movimento si rifugiarono in Tailandia e con l’aiuto della Cina popolare e degli Usa iniziarono un’incessante guerriglia contro il nuovo governo cambogiano. Questa guerriglia terminò solo nel 1990-1991 quando, dopo lunghissime trattative, accettarono la mediazione per un governo di unità nazionale.
Le vittime dei Khmer Rossi sono di 2 milioni di persone che corrispondono ad un terzo dell’intera popolazione. Questo genocidio è rimasto impunito e i carnefici sono rimasti liberi e hanno dichiarato di avere “la coscienza pulita”. Basti pensare al leader del movimento Pol Pot che, nonostante avesse dovuto abbandonare il potere nel 1979, visse da uomo libero fino al 1998 quando morì di malattia nel suo letta, nella sua casa al quartier generale nella foresta del nord-ovest della Cambogia. Nessun tribunale ha mai processato il movimento e i suoi esponenti e ancora oggi la Cambogia è costretta a vivere in uno stato ipocrita che no ha ancora avuto il coraggio di giudicare gli assassini di così tante persone, e, come se questo non bastasse, i cambogiani vivono anche nell’ingiustizia, poiché, alcuni degli esponenti di quel movimento che ha provocato tanto terrore partecipano attivamente alla vita politica del governo ed hanno anche delle cariche pubbliche alquanto rilevanti. Alcuni di questi guerriglieri si dichiarano addirittura meravigliati di quanto successo negli anni in cui regnava la loro dittatura e negano il loro coinvolgimento. Addirittura, alcuni di loro dichiarano che il passato va dimenticato "nel nome della pace e della riconciliazione nazionale".

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